
Il secondo mandato dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato segnato da una forte inclinazione verso la lotta al narcotraffico in America Latina.
Al centro di questa strategia c’era il governo venezuelano di Nicolás Maduro, il cui ruolo di leader non solo del Paese, ma anche di un vasto impero narcotrafficante, ha attirato l’attenzione delle autorità statunitensi.
La narrazione sviluppata da Washington sosteneva che Maduro fosse, in effetti, il principale artefice di una rete estesa, nota come “Cartel de los Soles”, coinvolgendo generali e membri delle forze armate venezuelane nel traffico di cocaina e fentanyl.
Tuttavia, questa strategia ha sollevato interrogativi e paradossi che meritano un’attenta analisi.

La Dichiarazione di Guerra al Narcotraffico
La campagna contro Maduro ha preso piede nel 2020, quando il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha emesso accuse formalmente gravi contro il presidente venezuelano.
Le affermazioni si basavano su un’inchiesta federale che aveva portato alla concessione di un mandato di cattura, con una ricompensa impressionante di 50 milioni di dollari per chi avesse fornito informazioni utili per la sua cattura.
In questo contesto, la logica della Casa Bianca pareva chiara: liberare il Venezuela dalla morsa del narcotraffico era essenziale non solo per la sicurezza regionale, ma anche per quella nazionale americana.
Le accuse di collusione tra Maduro e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) suggerivano una complessa alleanza tra politici e criminali.
La differenza in Venezuela rispetto a Messico e Colombia è che all’interno del Venezuela una buona percentuale degli affari è gestita all’interno dello Stato.
I gruppi con cui sono legati hanno nomi e cognomi: oltre le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), al Clan del Golfo, passando per i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN).
Per i messicani, queste alleanze con il Venezuela, sono fondamentali e hanno consentito loro di mantenere la leadership nel traffico di droga e di continuare a inondare il mercato statunitense
La loro presenza e il progresso in Colombia, Ecuador e nella regione centroamericana sono notevoli, dove controllano il traffico di droga via terra, mare e aria, in alleanze con organizzazioni locali.
La cocaina, secondo Washington, era diventata un’arma utilizzata da Maduro per destabilizzare la regione e colpire gli interessi statunitensi.
Queste affermazioni si intrecciavano con una narrazione più ampia, in cui il narcotraffico veniva visto non solo come un problema di giustizia criminale, ma come una questione di sicurezza nazionale.

Un Paradosso Scomodo
Tuttavia, la strategia di Trump si è imbattuta in un paradosso fondamentale.
Proporre a Maduro di lasciare il potere significava sottintendere che avesse la capacità di farlo.
Un dittatore, come lo descriveva Washington, non poteva essere tanto potente da governare con mano ferrea e, allo stesso tempo, apparire disposto a fuggire o rinunciare al suo incarico a comando.
Questa dicotomia ha messo in luce le contraddizioni intrinseche della strategia americana: come incentivare un regime a cambiare se il cambiamento sembrava implicare la rinuncia a qualsiasi forma di autorità?
Questo dilemma è emblematico della complessità della lotta al narcotraffico in America Latina.
Sebbene i cartelli messicani e colombiani fossero attori chiave nel traffico di droga, la scelta di concentrarsi su Maduro indicava una volontà di affrontare un simbolo politico piuttosto che le radici economiche e sociali del narcotraffico nella regione.
La Colombia, ad esempio, evidentemente il principale produttore mondiale di cocaina, si trovava a pochi chilometri dal Venezuela, rendendo la questione ancora più complicata.
I Cartelli di Messico e Colombia: Un Ritorno ai Vettori Tradizionali
L’analisi della narrazione trumpiana sul narcotraffico mette in evidenza quanto i cartelli di Messico e Colombia, i più noti trafficanti di droga, sembrassero attrarre meno attenzione militare e diplomatica.
Sebbene questi cartelli avessero una ben consolidata rete di operazioni, la loro messa a fuoco era relegata a un contesto più ampio, in cui il Venezuela si configurava come un punto strategico di transito.
Nonostante le sue dimensioni modeste e l’instabilità politica, il Venezuela ha rappresentato un corridoio cruciale per il traffico di cocaina verso gli Stati Uniti.
Utilizzando il suo spazio aereo e le sue coste, Maduro sembrava essere in grado di gestire flussi di droga in uscita, rendendo il Paese una pedina fondamentale nel gioco del narcotraffico internazionale.
Anche se i cartelli colombiani e messicani continuavano a dominare il panorama della produzione e distribuzione, il regime di Maduro assumeva una posizione anomala, fungendo da facilitatori nel traffico di droga.
La Resilienza di Maduro e le Reazioni Internazionali

In risposta alle accuse e alle pressioni esterne, Maduro ha cercato di resistere minimizzando la portata delle affermazioni statunitensi e apertamente sfidando Washington.
Il governo venezuelano ha accusato gli Stati Uniti di imperialismo e ingerenza negli affari interni, posizionandosi come vittima di una campagna orchestrata per giustificare interventi esterni.
Questo ha alimentato le tensioni regionali, trasformando la questione del narcotraffico in un conflitto geopolitico più ampio.
La resistenza di Maduro ha svelato la sua straordinaria resilienza e la capacità di mantenere il controllo nonostante l’isolamento internazionale.
La questione del narcotraffico si è intrecciata quindi con le strategie diplomatiche e militari degli Stati Uniti, rivelando come la lotta contro la droga possa essere influenzata da considerazioni politiche e relazionali complesse.
Opportunità e Pericoli di una Strategia Focalizzata su Maduro

Un’impennata della repressione contro Maduro avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili.
La pressione esercitata dagli Stati Uniti potrebbe condurre a una reazione antiamericana in Venezuela e nei Paesi vicini, portando a un’ulteriore radicalizzazione dei gruppi politici locali favorevoli a Maduro.
Inoltre, l’idea che il Venezuela fosse l’unico punto focale del narcotraffico rischiava di oscurare la complessità della rete di traffico che si estendeva attraverso diversi confini e attori.
L’attenzione rivolta a Maduro e al suo regime aveva il potenziale di spostare risorse e sforzi da altre aree critiche della lotta al narcotraffico.
Concentrarsi esclusivamente su un obiettivo potrebbe significare trascurare le dinamiche più ampie che alimentano il narcotraffico, compresi fattori economici, sociali e politici in Colombia e Messico.
Verso una Nuova Strategia
Affinché gli Stati Uniti possano affrontare efficacemente il narcotraffico in America Latina, è necessaria una strategia che vada oltre la demonizzazione di singoli leader e regimi.
È fondamentale comprendere le radici strutturali del problema, investire in sviluppo socioeconomico nelle aree colpite dal narcotraffico e promuovere un approccio multilaterale con i Paesi della regione.
Il futuro del Venezuela, e della sua rete di narcotraffico, non può essere affrontato isolatamente da quello delle dinamiche più ampie della regione.
Solo attraverso una cooperazione internazionale e una comprensione delle problematiche sottostanti, sarà possibile affrontare le sfide del narcotraffico in modo più efficace e sostenibile.
Il secondo mandato di Trump ha messo in evidenza le complessità della lotta contro il narcotraffico, rendendo evidente che un approccio unidimensionale centrato su Maduro rischia di perdere di vista il quadro generale.
L’intersezione tra politica, economia e criminalità organizzata richiede una risposta articolata e sfumata, capace di affrontare le sfide del narcotraffico non solo come questione di sicurezza, ma anche come questione umanitaria e sociale.
Affinché il mondo possa avere una chance concreta di combattere la piaga della droga, è necessario un impegno collettivo e una comprensione profonda del contesto in cui queste dinamiche si sviluppano.
