Questo libro esplora l’intricata rete di dimensioni storiche, economiche, ambientali e indigene che plasmano il destino della Groenlandia.

L’offerta, la pressione, la minaccia: il futuro geopolitico della Groenlandia
Il discorso attorno alla Groenlandia non è un tema recente, ma ha trovato nuova linfa sotto la presidenza di Donald Trump.
L’ex presidente degli Stati Uniti ha più volte ribadito l’importanza strategica dell’isola, affermando: «Penso che la otterremo.
In un modo o nell’altro, la otterremo».
Questa affermazione mette in evidenza non solo un’offerta economica, ma anche una crescente pressione politica su un territorio che gioca un ruolo cruciale nel contesto della sicurezza nazionale americana.
La Groenlandia, infatti, non è solo un vasto territorio ricoperto di ghiaccio, ma un punto focale nella nuova corsa globale per i “minerali critici”, essenziali per lo sviluppo tecnologico moderno.
Il Valore della Groenlandia
La vero interrogativo è: quanto vale realmente la Groenlandia?
Le stime fluttuano da un punto di vista politico ed economico.
Risalendo al 1946, l’acquisto della Groenlandia sarebbe costato circa 1,6 miliardi di dollari odierni, ma proiettando quella cifra al 2025, secondo il think tank American Action Forum, questa potrebbe arrivare a circa 12,9 miliardi di dollari.
Tuttavia, questi numeri non rendono giustizia alla complessità della situazione, poiché il valore realmente percepito dipende da una serie di fattori oltre ai semplici numeri economici.
I Minerali e le Ricchezze Sotterranee
Un aspetto cruciale del dibattito è rappresentato dalle risorse naturali presenti nel sottosuolo groenlandese.
Esperti e analisi hanno suggerito che l’isola potrebbe contenere riserve di petrolio e gas valutabili fino a 1.700 miliardi di dollari, senza considerare il valore dei minerali rari, che potrebbe portare il totale a ben 4.400 miliardi.
Tuttavia, nonostante queste cifre impressionanti, la realtà dell’estrazione è ostacolata non solo da un divieto imposto nel 2021 per motivi ambientali, ma anche dalle difficoltà operative legate al clima estremo e alla mancanza di infrastrutture adeguate.
Attualmente, il valore dei giacimenti sfruttabili è stimato attorno ai 186 miliardi di dollari: comunque un importo notevole, ma lontano dai sogni di ricchezza illimitata.
Agosto 2025: i servizi segreti danesi hanno scoperto tre agenti americani che diffondevano propaganda pro-Trump in Groenlandia.
È noto che gli Stati Uniti di Trump ambivano ad annettere la Groenlandia per ragioni politiche ed economiche, date le sue vaste risorse minerarie, e per contrastare l’influenza di Russia e Cina nell’Artico.
Strategia Più Che Economie
È evidente che la questione groenlandese va oltre il semplice conteggio delle risorse monetarie.
Trump stesso ha dichiarato che «il costo non è l’elemento più importante», suggerendo che la questione sia principalmente di natura strategica.
Questa visione si riflette nella storia americana, dove acquisti territoriali come quello delle Isole Vergini nel 1917 sono stati motivati da considerazioni di sicurezza piuttosto che da profitti economici immediati. Il controllo della Groenlandia non rappresenta solo un’operazione commerciale, ma un passo verso una maggiore influenza geopolitica nell’Artico, un’area che si sta rapidamente riscaldando e diventando un nuovo campo di battaglia tra Stati Uniti, Russia e Cina.
L’Artico come Nuovo Fronte di Conflitto
L’Artico, con la Groenlandia al centro, è diventato un teatro di competizione globale.
Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina stanno tutti cercando di aumentare la loro presenza militare e strategica in questa regione.
La Russia, ad esempio, ha incrementato il numero di basi e rompighiaccio, mentre la Cina sta investendo notevolmente nella cosiddetta “Via della Seta Polare”.
Da parte sua, Washington possiede già installazioni strategiche, come la base di Pituffik, fondamentale per l’allerta missilistica e per il monitoraggio delle attività nell’Artico.
I veri moventi dietro l’interesse americano per la Groenlandia si basano su considerazioni di difesa e di dominio politico.
Un Investimento Imponente
Qualora gli Stati Uniti decidessero di procedere con l’acquisto della Groenlandia, il costo complessivo sarebbe astronomico.
Applicando un prezzo di 1,38 milioni di dollari per chilometro quadrato, il totale potrebbe raggiungere i 2.760 miliardi di dollari, ovvero circa il 9% del PIL americano e il 7% del debito pubblico.
Queste cifre, sebbene intimidatorie, rientrano in una logica storica di acquisizioni territoriali.
Per esempio, l’Alaska costò lo 0,09% del PIL dell’epoca, la Louisiana il 3%, la Florida lo 0,68% e le Isole Vergini lo 0,04%.
Non si può negare che, in termini storici, l’investimento in Groenlandia potrebbe essere paragonabile.
Chi Trarrebbe Vantaggio?
Una questione cruciale resta: chi trarrebbe realmente vantaggio da un simile acquisto?
La Danimarca, legittima proprietaria della Groenlandia, ha già espresso il proprio rifiuto a un eventuale acquisto
In alternativa, i 56 mila abitanti dell’isola potrebbero trovarsi in una posizione vantaggiosa.
Con un prezzo di vendita simile, ognuno di loro potrebbe diventare multimilionario, e ciò genera interrogativi sulla volontà della popolazione locale di accettare un accordo del genere.
Alcuni potrebbero già stare considerando le implicazioni di una simile transazione, tanto sul piano economico quanto su quello identitario.
In definitiva, la questione groenlandese è un intrico di interessi economici, strategici e politici.
Mentre le stime sul valore dell’isola oscillano e si confrontano con le esigenze mutevoli della geopolitica globale, appare chiaro che la Groenlandia rappresenta non solo un’opportunità economica, ma anche un nodo centrale nelle dinamiche di potere internazionale.
Così, l’offerta, la pressione e la minaccia si intrecciano in un contesto complesso che promette di influenzare il futuro della geopolitica mondiale nei prossimi decenni.
