**Dalla Corea del Nord alla Siria, passando per Nigeria e Yemen: la lotta invisibile per la libertà religiosa**

Nel profondo silenzio di una notte che sembrerebbe normale, un cristiano si inginocchia in preghiera, il cuore colmo di speranza e timore. Nell’eco delle sue suppliche, risuona l’ombra delle persecuzioni che attraversano il mondo.

La Corea del Nord, la Siria, la Nigeria, lo Yemen. Questi luoghi distanti sono uniti da un filo invisibile: la fede perseguitata. Un cristiano su sette vive oggi nell’angoscia di non poter professare liberamente la propria religione.

Io non mi volto dall’altra parte come fanno molti. Non posso ignorare le loro sofferenze, il coraggio silenzioso di chi testimonia la propria fede in contesti di indicibile oppressione.

Ogni giorno, donne e uomini affrontano minacce, violenze, torture.

Penso alle donne violentate perché cristiane, ai bambini strappati dalla scuola, privati del diritto all’istruzione e a un futuro sereno, agli uomini torturati in clandestinità per non aver rinnegato Cristo.

Queste storie, spesso sussurrate nel buio, ci interrogano e ci sfidano.

Non posso dimenticare le chiese date alle fiamme, le croci profanate, le Bibbie bruciate in piazza, simili a un rogo di speranza che si consuma.

Ogni gesto di odio risuona come un grido muto nella mia anima; ogni vita spezzata è un monito al mondo intero. La libertà religiosa, fondamentale e sacra, è un diritto umano inalienabile, sancito da dichiarazioni internazionali destinate a proteggere la dignità e il valore di ogni individuo. Ma troppo spesso queste parole, pur belle e potenti, restano lettera morta, ignorate dai poteri forti e trascurate dalle coscienze assopite.

La battaglia per la libertà religiosa è una battaglia di civiltà, una guerra che non possiamo permetterci di perdere.

Il nostro impegno deve manifestarsi in azioni concrete, in una mobilitazione collettiva delle anime e delle menti.

Non si tratta solo di difendere i cristiani, ma di proteggere la dignità di ogni essere umano, ovunque sia minacciata.

La fede, in tutte le sue forme, è un ponte verso la comprensione, una bussola per la convivenza pacifica, e negarla equivale a calpestare il tessuto stesso della nostra umanità.

In questa lotta, non siamo soli. Le voci di coloro che soffrono devono salire come un inno potente e disperato.

Dobbiamo ascoltarle, darle spazio, farle echeggiare nel mondo che spesso ignora, o peggio, trova conforto nell’indifferenza. La compassione è un atto di ribellione.

E ogni volta che scegliamo di non voltare lo sguardo dall’altra parte, stiamo affermando la nostra umanità.

Riflettiamo, dunque, su cosa significhi davvero essere liberi.

La libertà religiosa implica riconoscere il diritto di ogni persona a credere e vivere secondo la propria coscienza.

È un dono prezioso, da custodire con cura, e al tempo stesso un compito che richiede vigilanza costante.

Facciamo sì che la nostra azione parlante fornisca una luce nelle tenebre per quelli che camminano nelle ombre.

Non abbattiamoci di fronte alla vastità della sofferenza, né permettiamo che la paura ci paralizzi.

La storia ci ha insegnato che anche le piccole azioni possono catalizzare grandi cambiamenti.

Ogni giorno è un’opportunità per noi di alzare la voce, sostenere le vittime di persecuzione, e lavorare insieme per un mondo dove ciascuno possa esercitare il proprio diritto alla libertà religiosa senza timore. Sviluppiamo reti di solidarietà, promuoviamo campagne di sensibilizzazione, sosteniamo organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani.

Il coraggio silenzioso di chi professa la propria fede, anche nei momenti più cupi, dovrebbe ispirarci a diventare portatori di speranza. Raccogliamo il testimone di chi lotta e accogliamo il nostro ruolo nel tessere un nuovo racconto: un racconto di accoglienza, rispetto, e amore tra le diverse fedi e culture.

La diversità è un valore, non una minaccia.

E mentre guardiamo al futuro, non dimentichiamo mai che la vera libertà si manifesta quando tutti hanno la possibilità di esprimere le proprie convinzioni senza paura. Ogni passo verso la giustizia e la dignità umana è un passo verso un mondo più luminoso, dove le differenze sono celebrate e l’umanità si riunisce attorno a ideali comuni di rispetto e tolleranza.

È nostro dovere, quindi, non solo ascoltare, ma agire. La forza di un movimento si alimenta di una comunità coesa, pronta a lottare per ciò in cui crede. Rispondiamo alla chiamata, diveniamo custodi dei valori umani fondamentali e facciamo sentire la nostra voce in difesa di chi è stato silenziato.

È una lotta comune, una chiamata alla responsabilità che trascende ogni barriera.

Così, in questo viaggio mistico attraverso le terre dell’oppressione, riscopriamo la bellezza del sacrificio e della speranza.

Anche nei momenti più bui, la luce di coloro che non si arrendono brilla come una stella nel cielo notturno. E mentre ogni passo è carico di significato, ricordiamoci di onorare il coraggio dei martiri e di dare voce ai senza voce.

Perché in loro, e attraverso di loro, scopriamo la verità universale: la libertà di credere è il battito vitale della nostra esistenza, una melodia che deve essere cantata in ogni angolo del pianeta. Con determinazione e compassione, sosteniamo questa causa, affinché un giorno ogni uomo e ogni donna possano vivere e adorare senza paura, in armonia con la propria coscienza e con l’umanità intera.

Di Admin

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