Mario Draghi

L’intervento di Draghi è stato un Whatever It takes 2.0

“Dite no al debito pubblico, dite no al mercato unico, dite no alla creazione dell’unione dei capitali: non si può dire di no a tutto”.

L’ex governatore della BCE (ruolo in cui ha dato il meglio, a mio parere) ha strigliato ben bene l’Unione Europea.
Ribadisco quanto ho scritto qualche giorno fa nel mio commento su Il Sole 24 Ore. Se non si fa qualcosa ci si va a schiantare.

“Altrimenti – dice Draghi – bisogna essere coerenti e ammettere di non essere in grado di realizzare i valori fondamentali per cui questa Unione europea è stata creata”.

Quel che so è che da una voce autorevole come la sua può arrivare o partire un cambiamento.
Da uno che, dopo come è stato trattato dall’Italia, non si è mai trasformato in prezzemolino televisivo, è sempre stato istituzionale nel linguaggio, non ha mai avuto parole sprezzanti o criticato alcuno o alcuna ma ha sempre sostenuto il suo Paese e l’Europa.

Draghi ricorda l’accelerazione in coso sull’intelligenza artificiale e “ogni giorno che passiamo, la frontiera tecnologica si allontana da noi, ma la riduzione dei costi ci offre anche l’opportunità di recuperare più velocemente”.

Poi il gas naturale, i cui prezzi “rimangono molto volatili”, come quelli dell’energia e “parallelamente, le crescenti minacce alle infrastrutture sottomarine critiche sottolineano l’imperativo di sicurezza di sviluppare e proteggere le nostre reti”

“Se uniti, saremo all’altezza della sfida e vinceremo”.

Mario Draghi ha concluso con queste parole il suo discorso al Parlamento europeo e ai rappresentanti dei Parlamenti nazionali dei Ventisette riuniti a Bruxelles per una settimana di scambi.

Mario Draghi è una delle menti più brillanti che abbiamo nel continente.

Meno di un anno fa sembrava in lizza per guidare la Commissione europea, cioè l’organo in grado di indirizzare e far applicare le norme continentali.

Alla fine Ursula Von Der Leyen è riuscita a spuntare un secondo mandato, dando a Draghi il contentino di un Rapporto sulla Competitività che dopo una bella presentazione è finito su qualche libreria eccellente.

La stessa Ursula che oggi si trova a rivedere buona parte delle politiche che ha approvato nel suo primo mandato, ma tant’è.

Oggi Mario Draghi, bisogna essere concreti, è un grandissimo economista, ex politico, intellettuale sopraffino, in aspettativa.

O forse come ha detto lui stesso salutando Palazzo Chigi, in charge nell’occuparsi dei suoi nipotini.
Sarebbe ingiusto a mio parere pretendere che possa ancora incidere sull’Europa e la politica del continente con un discorso pronunciato da libero cittadino.

Al contrario di ciò che fece nel celebre Whatever it takes.

E forse, in cuor suo, è anche per questo che per la prima volta l’abbiamo visto incazzato.

Di Admin

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