Cari amici, fratelli e sorelle nella fede,

oggi ci troviamo raccolti in un momento di profonda commozione e riflessione per salutare un uomo che ha dedicato la sua esistenza alla ricerca della Verità incarnata in Gesù Cristo: Vittorio Messori.

Morire nel cuore della Settimana Santa, proprio il Venerdì Santo, giorno della Passione e della Croce, è per un credente come lui il suggello più alto e più autentico di una vita spesa nell’amore e nella testimonianza cristiana.

Un incontro con il Mistero della Redenzione che supera ogni altra ragione e ci parla di un destino compiuto.

Vittorio Messori non è stato soltanto uno scrittore o un giornalista di grande levatura; è stato un autentico testimone della fede, un polemista instancabile e un pensatore capace di dialogare con la cultura contemporanea senza mai rinunciare alla profondità del messaggio evangelico.

La sua voce, limpida e appassionata, ha percorso decenni di storia cattolica, portando sempre con sé la forza delle Scritture e la luce della Tradizione.

Ricordiamo con gratitudine e ammirazione il suo capolavoro “Ipotesi su Gesù”, un’opera che ha attraversato i confini nazionali e linguistici, avvicinando moltissimi lettori all’esperienza della fede con rigore filologico e sensibilità spirituale.

È stato un libro-provocazione, sì, ma anche un invito alla verifica personale e alla ricerca sincera, strumenti indispensabili per il credente che vuole vivere con coerenza.

Non meno importante è stata la sua intervista a Benedetto XVI, allora cardinale Ratzinger, testimonianza privilegiata e rigorosa di un dialogo aperto fra intelligenza e fede.

Ma Vittorio Messori non si è fermato qui.

Il suo rapporto con Giovanni Paolo II è stato intenso e prolifico, scrivendo con ammirazione e rispetto del papa che ha saputo guidare la Chiesa nei momenti più difficili della storia recente.

I suoi scritti hanno accompagnato intere generazioni di cattolici, offrendo percorsi di riflessione e di crescita spirituale, capaci di parlare a chiunque desiderasse approfondire il senso della vita e del sacrificio di Cristo.

La rubrica Vivaio sull’Avvenire e le sue raccolte, come “Pensare la storia”, sono la testimonianza di un uomo che ha sempre cercato di mettere in relazione la fede con gli avvenimenti del mondo, senza mai cedere al fatalismo o allo scetticismo.

La sua penna era uno strumento di luce, capace di riaccendere il fuoco dell’entusiasmo cristiano anche davanti alle sfide più complesse e alle ombre del nostro tempo.

Era un uomo di grande cultura, ma soprattutto un uomo di fede vera, che “pensava la storia” e la vita con lo sguardo rivolto a Cristo morto e risorto.

La decisione di ritirarsi nel silenzio mistico non fu un abbandono, bensì un ulteriore atto di fede e di offerta al Mistero divino.

Ora che il cerchio della sua vita si è quasi compiuto – avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 16 aprile – Vittorio ci lascia con un’eredità preziosa.

Non solo quella dei suoi libri e delle sue parole, ma quella di un esempio luminoso di come si può vivere da cristiani nel mondo moderno, testimoniando con coraggio, intelligenza e amore.

La sua morte nel Venerdì Santo ci ricorda che la vera vita si trova nella croce e nella risurrezione di Cristo, che egli ha amato e servito fino all’ultimo respiro.

Addio, caro Vittorio.

Che il Signore ti accolga nella pace eterna, dove ogni fatica si trasforma in gioia e ogni dolore in gloria.

La tua voce continuerà a parlare nel cuore di chi ti ha conosciuto e letto, alimentando la speranza e la fede nelle generazioni a venire.

Grazie per tutto ciò che ci hai donato, testimone fidato del Vangelo.

Riposa ora nella luce di Colui che hai servito con fedeltà incrollabile.

Amen.

Di Admin

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