Giorgia Meloni

Continuiamo la serie dei personaggi che, parlando male di Giorgia Meloni, finiscono spesso — senza rendersene conto — per farle da migliori sponsor.

È un paradosso degno di nota: sembra quasi che più si sforzano di criticarla, più le rendono un servizio da manuale del miglior marketing politico. Prendiamo Enzo Iacchetti, per esempio, un uomo che da anni si nutre nel piatto dorato di Mediaset ma che, quando parla di politica, si trasforma in un cantore improbabile di narrazioni estremiste e filopalestinesi.

Ah, la coerenza!

È sorprendente osservare come proprio chi ha beneficiato a lungo di un certo sistema mediatico poi si lanci a raccontare storie tanto fantasiose quanto unilaterali sulla Meloni.

Poi c’è il giornalismo d’assalto di Corrado Formigli, il maestro delle lezioni obbligatorie su ogni tema, e soprattutto sulla questioncella palestinese.

È quasi un delitto osare pensarla diversamente da lui, una specie di religione laica alla quale solo i fedeli possono aspirare.

La sua abilità nel dipingere la realtà è tale che, se esistesse il premio per il miglior dogmatismo giornalistico, sarebbe sicuramente in pole position. Non è quindi sorprendente che ogni suo intervento finisca per attirare ancora più attenzione su Meloni, che involontariamente ringrazia per questa pubblicità gratuita.

Non mancano poi gli eterni spauracchi evocati da Roberto Saviano, sempre pronto a scagliare moralismo come se non ci fosse un domani.

Le sue accuse di “Telemeloni” rimbombano nei corridoi della politica come un’eco insistente, tanto che diventa difficile non notare quanto tutto ciò alimenti una narrazione che ella stessa sa ben sfruttare a proprio vantaggio.

Giovanni Floris, con la sua condotta appena appena spostata a sinistra, sembra avere quel tocco sottile di dissenso che però non sfonda mai davvero. Tuttavia, anche lui contribuisce inconsapevolmente a mantenere viva l’attenzione su Meloni.

E come dimenticare Lilli Gruber, la democratica per antonomasia, che quando sente qualcosa di sgradito sembra voler subito spezzare la parola al suo interlocutore?

Il suo modo di “democraticamente” interrompere la conversazione è così evidente che finisce per rivelarsi un boomerang: più prova a contenere Meloni, più quest’ultima appare come vittima di un sistema mediatico ostile, guadagnandone simpatia presso gli spettatori.

Sigfrido Ranucci merita un capitolo a parte. Il massimo rispetto per gli attentati ricevuti e per le minacce subite, certo, ma un po’ meno per la sua strategia nel tentativo di screditare figure come Nordio.

Le sue narrazioni, così spesso discutibili, fanno da ulteriore spotlight su Meloni, specialmente quando fraintende o distorce fatti in modo plateale.

Alessandro Orsini e le sue opinioni sulla guerra in Ucraina sono un altro spettacolo tutto da vedere: la sua capacità di affrontare il conflitto con una narrativa fuori dal coro la rende al contempo oggetto di critica e – dettaglio non da poco – di visibilità per Meloni, che sa bene come cavalcare certi temi sensibili.

Non possiamo tralasciare la satira di Marco Travaglio, volutamente volgare e offensiva, che evidentemente pensa di essere immune alle stesse regole femministe che pretende per gli altri.

Questa ipocrisia manifesta non fa che sottolineare la forza comunicativa di Meloni, capace di stare al centro del dibattito anche quando il bersaglio è la sua persona.

Infine, Michele Santoro e il suo opportunismo spietato: il suo continuo parlare di “Telemeloni” e di altre polemiche simili è come una campagna pubblicitaria non richiesta ma efficace al 100%.

Più attacca, più regala alla leader di Fratelli d’Italia un palcoscenico ancora più ampio.

Insomma, è quasi ironico notare come questi personaggi, nel loro tentativo di demolire Giorgia Meloni, non facciano altro che costruirle un’autostrada di consensi.

Forse dovrebbero ringraziarla, perché ogni critica finirà per trasformarsi in un jolly politico, un regalo impensato che in pochi sanno confezionare così bene come lei.

E noi, spettatori divertiti, non possiamo fare altro che assistere a questo spettacolo dove l’arte del danneggiare diventa inaspettatamente la migliore forma di promozione.

Di Admin

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