Decisione molto discutibile quella della Camera che ha respinto la proposta che avrebbe permesso ai camionisti di usare l’aria condizionata durante le soste in condizioni di caldo estremo. Proprio così: mentre milioni di italiani sudano nelle loro case, nei bar o sui mezzi pubblici (quando funzionano), i nostri valorosi legislatori hanno deciso che i camionisti non meritano nemmeno una boccata d’aria fresca, anzi, vanno sanzionati con multe salate se osano azionare l’aria condizionata durante le pause.

Perché, si sa, il Codice della Strada è sacro e il motore va spento, punto e basta, altrimenti come si fa a rispettare la sacra tutela ambientale?

Roberto Galanti

### Il divieto e le sanzioni: perché soffrire è bello

L’articolo 157 del Codice della Strada si prende la briga di vietare ai poveri autotrasportatori di tenere acceso il motore durante la sosta, pena il pagamento di multe tra i 223 e i 444 euro.

Una bella sommetta per chi già fatica a tirare avanti con i costi di carburante, pedaggi e tasse varie. Ma evidentemente, quando si tratta di preservare la qualità dell’aria (e forse anche il prestigio politico), queste cifre sembrano un deterrente più che adeguato.

E chissà che qualche “brav’uomo” non ne approfitti per infliggere la multa come un premio fedeltà. ### Ondate di calore?

No problem, sopportate

Durante le ondate di calore estremo – perché si sa che il clima mediterraneo a volte può essere spiacevole –, dentro una cabina di camion senza climatizzazione si raggiungono temperature degne del Sahara.

Cinquanta gradi all’ombra?

Facile.

Peccato che l’ombra lì dentro spesso non ci sia, e che la cabina sia il luogo dove questi eroi della strada devono riposare nelle ore obbligatorie per legge.

Riposo?

Sì, ma senza aria condizionata, perché bisogna mettere davanti l’ambiente al benessere umano. D’altronde, chi ha detto che lavorare sotto il sole cocente non fortifica il carattere e affina i riflessi alla guida?

### Le motivazioni del voto: difendiamo l’ambiente, anche a costo di ignorare la fatica

I custodi della purezza ambientalista hanno spiegato che non si può derogare al divieto perché tenere il motore acceso, anche al minimo, genera emissioni nocive e rumore fastidioso.

Veri propri mostri da combattere, a cui non si può concedere nemmeno un minuto di tregua. Ma certo, nulla dice che ci si possa prendere cura dei lavoratori con soluzioni avanzate o infrastrutture migliori.

Anzi, meglio rimandarli a sudare, così impareranno a prendersi cura del pianeta.

Le vere soluzioni, suggeriscono i paladini dell’ambiente, sono tecnologiche e strutturali: climatizzatori autonomi alimentati a batteria, incentivi per la sostituzione dei mezzi, e infrastrutture moderne. Tuttavia, queste opportunità rimangono per ora solo idee lontane, quasi utopiche.

### Le possibili soluzioni alternative: il sogno del futuro In molti ci parlano di “parking coolers” o climatizzatori da fermo che funzionano a motore spento, alimentati a batterie o sistemi dedicati.

Fantastico, peccato che la maggior parte dei camion in circolazione siano vecchi come i cavalli di Troia, e che la transizione verso questi device richieda investimenti cospicui, difficili da sostenere senza incentivi concreti. Sindacati e operatori chiedono agevolazioni, obblighi per i costruttori, e soprattutto un ammodernamento delle aree di sosta: servizi igienici puliti, spazi ventilati e zone relax climatizzate. Non chiedono la luna, ma almeno un posto dignitoso dove riposare senza dover rischiare un colpo di calore.

### Difficoltà lavorative degli autisti o impatto ambientale ed economico: chi pesa di più?

È questa la domanda principe, il dilemma shakespeariano che infiamma le aule parlamentari e le discussioni da bar.

Da un lato, la salute e il benessere psicofisico dei conducenti, alle prese con cabine infernali e riposi impossibili.

Un autista esausto è un rischio reale per la sicurezza stradale: sonnolenza, stress termico, riflessi rallentati, tutte condizioni che mettono a repentaglio vite umane.

La posizione sindacale è chiara: è inaccettabile imporre divieti rigidi senza prima garantire che tutti i mezzi siano equipaggiati in modo adeguato e che le infrastrutture di sosta siano funzionali.

Dall’altro lato, abbiamo l’ambientalismo rigoroso: le emissioni di gas nocivi e il rumore non si possono sottovalutare, così come lo spreco di carburante che incide sui costi operativi e sull’impronta ecologica complessiva.

Il motore acceso a vuoto è un flagello e, a sentire certi burocrati, anche una questione di principio morale.

Quindi, meglio multare e far soffrire piuttosto che cedere su un principio.

### Il paradosso finale

E così, mentre i camionisti sudano e si lamentano, e i cittadini respirano aria meno inquinata, la sensazione che ne esce è di un enorme paradosso.

La legge che dovrebbe proteggere tutti finisce per picchiare sulle spalle di chi lavora duramente, lasciando tutto il resto un po’ dalla parte del sogno, o dell’ipocrisia. Forse sarebbe il caso di pensare seriamente a una politica ambientale intelligente, che concili l’urgenza climatica con le esigenze umane e di sicurezza.

Altrimenti, continueremo a vedere autisti che rischiano la vita per un piatto caldo e un po’ di refrigerio, mentre qualcuno in alto sorride soddisfatto, saldo nel proprio ruolo di custode inflessibile della normativa, anche se un po’ fuori dal mondo.

In conclusione, la decisione della Camera appare quantomeno discutibile.

Forse uno sguardo un po’ più empatico verso chi passa le sue giornate a guidare tonnellate di merci sotto il sole cocente non guasterebbe.

E forse, solo forse, un investimento serio nelle tecnologie e infrastrutture adeguate potrebbe risolvere il problema senza far vittime né fra gli uomini né fra l’ambiente.

Ma per ora, restiamo al caldo, con il motore spento e il cuore in fiamme.

Di Admin

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