
Macché, è solo una questione di prospettiva (e di numeri)
In un’Italia a tinte fosche, protagonista di racconti apocalittici lanciati da Conte, Schlein, Renzi, Bonelli e Fratoianni, il Paese sarebbe sull’orlo del baratro.
Famiglie sempre più povere, un’economia in caduta libera e persino la Meloni, al governo da poco, sarebbe la responsabile di questo disastro annunciato.
Insomma, sembra di assistere a una sceneggiatura perfetta per un film drammatico. Peccato che i numeri raccontino una storia diversa, molto diversa.
Prendiamo il patrimonio finanziario degli italiani: tra conti correnti, azioni, obbligazioni e fondi, siamo arrivati a quota 6.400 miliardi di euro.
E se sommiamo il patrimonio immobiliare, il totale tocca i 12.000 miliardi.
Ma non stiamo parlando di cifre statiche, no. Nel 2022 eravamo “solo” a circa 10.000 miliardi, quindi un bel +20% in quattro anni, mica bruscolini.
Se questa non è crescita, ditemi voi cos’è.
Ora, prima di scatenare l’armata di indignati in difesa della retorica del declino, facciamo una cosa: lasciamo da parte le disuguaglianze e le difficoltà di chi ha meno, che sono sicuramente reali e vanno affrontate con serietà.
Però, smettiamola di dipingere un’Italia in rovina solo perché fa più effetto e guadagna più consensi.
Forse il problema è che certi narratori si affidano più alle sensazioni negative e ai drammi sociali, dimenticando che i numeri – quelli veri, certificati – raccontano un’altra verità, una realtà fatta anche di ricchezza accumulata e crescita patrimoniale.
Quindi, quando sentite parlare di “declino”, “povertà diffusa” e “disastro nazionale”, ricordatevi di dare un’occhiata a quei numeri lì, perché non sono opinioni o proclami da campagna elettorale.
Sono dati concreti che ci dicono che l’Italia, forse, non è poi così malandata come qualcuno vuole farci credere.
Ecco la bella ironia della faccenda: mentre i politici si scatenano a descrivere un’Italia da cui scappare a gambe levate, il “tesoro” degli italiani cresce, tranquillo e silenzioso, senza clamori.
In conclusione, la narrazione è importante, certo. È un mezzo potente per influenzare le opinioni e orientare le decisioni politiche.
Ma quando la narrazione non coincide con la realtà dei fatti, diventa propaganda.
E in questo caso, i fatti dicono chiaramente che l’Italia è ben lontana dal declino apocalittico descritto dai nostri intellettuali del disastro.
Dunque, più attenzione ai numeri e meno drammatizzazione, che alla fine, di grottesco, c’è già abbastanza nella politica italiana.
