#  Una rivoluzione inevitabile?



L’approvazione di 7.000 nuovi robotaxi in Nevada, di cui 5.000 associati a Tesla, viene spesso presentata come l’ennesima prova che il futuro della mobilità urbana sia ormai scritto.

Il paragone con Roma è immediato: una popolazione metropolitana comparabile, una forte pressione sul traffico, un sistema taxi costoso e non sempre efficiente.

Immaginare 7.000 veicoli autonomi circolare nella capitale italiana, con tariffe pari a circa un terzo rispetto a quelle dei taxi tradizionali, significa visualizzare una trasformazione radicale del modo in cui ci spostiamo.

Lo scenario è certamente plausibile. Ma proprio per questo merita una valutazione critica, non un entusiasmo automatico.

La guida autonoma può cambiare il trasporto urbano, ridurre alcuni costi e ampliare l’accessibilità.

Tuttavia, non è sufficiente mettere migliaia di automobili senza conducente sulle strade per ottenere una città più efficiente. Il rischio, al contrario, è sostituire un’inefficienza con un’altra: meno attese e prezzi più bassi, ma più congestione, più consumo di spazio pubblico e una dipendenza ancora maggiore dall’automobile.



## Il confronto tra Nevada e Roma

Il primo elemento da chiarire è che il Nevada non è Roma. La somiglianza demografica può essere suggestiva, ma non basta per rendere direttamente comparabili i due contesti.

Il Nevada è uno Stato con una densità abitativa bassa, grandi spazi disponibili e aree urbane fortemente concentrate, soprattutto nell’area di Las Vegas.

Roma, invece, è una città storica, densa e stratificata, con strade strette, quartieri irregolari, zone pedonali, monumenti, motocicli, autobus, biciclette, cantieri e un patrimonio architettonico che rende ogni intervento infrastrutturale complesso.

Anche il clima, la qualità della segnaletica, la presenza di corsie dedicate e la cultura della mobilità sono differenti.

Una flotta autonoma che opera in modo relativamente prevedibile in un’area progettata prevalentemente per l’automobile potrebbe incontrare problemi molto diversi in una città come Roma.

Qui il veicolo dovrebbe interpretare non soltanto il codice della strada, ma anche una serie di comportamenti informali: doppie file, attraversamenti improvvisi, scooter che filtrano nel traffico, parcheggi creativi, carreggiate occupate e regole applicate in modo discontinuo.

Questo non significa che i robotaxi non possano funzionare a Roma. Significa che la loro introduzione non sarebbe una semplice copia del modello statunitense.

Servirebbero infrastrutture, regole e sistemi di controllo adattati alla complessità urbana italiana.

E soprattutto servirebbe decidere quale problema si vuole risolvere: il costo delle corse, l’inquinamento, il traffico, la carenza di autisti o la debolezza del trasporto pubblico.

## Un terzo del prezzo: promessa o semplificazione?

L’argomento economico è il più potente. Se un robotaxi costasse circa un terzo di un taxi tradizionale, molte persone lo sceglierebbero.

Il vantaggio deriverebbe dall’eliminazione del conducente, che rappresenta una parte significativa del costo operativo.

A ciò si aggiungerebbero una maggiore disponibilità nelle ore notturne, una gestione centralizzata della flotta e la possibilità di ottimizzare i percorsi attraverso software e intelligenza artificiale.

Ma il prezzo finale non dipende soltanto dal costo del lavoro.

Un robotaxi deve essere acquistato, assicurato, mantenuto e aggiornato.

Ha sensori sofisticati, sistemi di calcolo, batterie o motori complessi e richiede infrastrutture digitali.

Inoltre, il veicolo deve essere pulito, ricaricato o rifornito, ispezionato e riparato.

I costi di sviluppo dei software e quelli legati alla responsabilità civile potrebbero essere molto elevati.

Nella fase iniziale, le aziende potrebbero applicare prezzi aggressivi per conquistare il mercato.

In tal caso, una corsa a un terzo del prezzo sarebbe possibile non perché il servizio sia già pienamente efficiente, ma perché viene finanziato da investimenti e strategie commerciali.

È una differenza importante.

Il prezzo promozionale di oggi non garantisce il prezzo sostenibile di domani.

Inoltre, se la domanda cresce rapidamente, le aziende potrebbero introdurre tariffe dinamiche, supplementi nelle ore di punta e costi aggiuntivi per determinate destinazioni.

Il risultato potrebbe essere comunque più conveniente del taxi tradizionale, ma non necessariamente nella misura annunciata.

La riduzione dei prezzi è probabile, ma va distinta dalla promessa di una rivoluzione quasi gratuita.

## I benefici potenziali

Nonostante queste cautele, i vantaggi dei robotaxi sono concreti.

Il primo riguarda l’accessibilità.

Un servizio disponibile ventiquattro ore su ventiquattro potrebbe migliorare la mobilità di anziani, persone con disabilità o cittadini che vivono in zone scarsamente servite dal trasporto pubblico.

Un veicolo autonomo potrebbe essere prenotato senza dipendere dalla disponibilità di un conducente, con tempi di attesa più prevedibili.

Il secondo vantaggio riguarda la sicurezza. Se la guida autonoma raggiungesse livelli di affidabilità superiori a quelli della guida umana, si potrebbero ridurre incidenti causati da distrazione, stanchezza, abuso di alcol o comportamenti aggressivi.

Tuttavia, questa superiorità non dovrebbe essere data per scontata.

I sistemi autonomi devono affrontare situazioni imprevedibili e, quando commettono errori, le conseguenze possono essere difficili da attribuire.

Il terzo elemento è l’efficienza operativa. Una flotta coordinata potrebbe ridurre i viaggi a vuoto, distribuire i veicoli dove la domanda è maggiore e utilizzare dati in tempo reale per ottimizzare la circolazione.

Se integrati con metropolitane, treni e autobus, i robotaxi potrebbero svolgere una funzione di collegamento: portare i passeggeri dalle aree periferiche alle stazioni e ridurre la necessità di possedere un’automobile privata.

Questo è il punto decisivo.

Il robotaxi può essere utile se sostituisce una parte delle automobili private e completa il trasporto pubblico.

Diventa problematico se si limita a sostituire i taxi tradizionali o, peggio, se induce persone che oggi usano autobus, tram o metropolitane a scegliere l’auto perché costa poco ed è comoda.

## Il rischio di più traffico

Il paradosso della guida autonoma è che può rendere l’automobile più conveniente e quindi aumentare il numero degli spostamenti in auto. Una persona che oggi rinuncia a una determinata uscita perché il parcheggio è costoso o il taxi è troppo caro potrebbe utilizzare un robotaxi.

Se il veicolo può inoltre circolare senza passeggero per raggiungere un altro cliente, il numero complessivo di chilometri percorsi potrebbe crescere.

Il risultato sarebbe una città più accessibile individualmente ma più congestionata collettivamente.

I robotaxi potrebbero passare molto tempo in attesa, attraversare la città per recuperare passeggeri o compiere percorsi strategici per posizionarsi nelle zone più richieste.

Anche se ogni singolo veicolo fosse efficiente, la flotta nel suo complesso potrebbe occupare spazio e aumentare il traffico.

Per questo non è corretto valutare i robotaxi soltanto sulla base del prezzo della corsa.

Bisogna chiedersi quale sia l’effetto sul sistema urbano.

Un servizio economico che rende più difficile la circolazione degli autobus non è necessariamente un progresso.

La mobilità non è una somma di comodità individuali: è un problema collettivo di spazio, energia, tempi e qualità della vita.

A Roma, dove la congestione è già una delle principali criticità, l’arrivo di migliaia di robotaxi dovrebbe essere accompagnato da limiti e criteri precisi. Sarebbe necessario stabilire dove possono sostare, come accedono al centro storico, quali corsie possono utilizzare e come evitare che circolino vuoti.

Potrebbero essere applicati pedaggi urbani, tariffe legate all’occupazione stradale o incentivi per condividere la corsa con altri passeggeri.

## Che fine faranno i tassisti?

Ogni innovazione tecnologica modifica il mercato del lavoro. Nel caso dei robotaxi, la conseguenza più evidente sarebbe la riduzione della domanda di conducenti.

Non si tratta di un dettaglio: il taxi è un’attività economica e una fonte di reddito per migliaia di persone.

È comprensibile che i tassisti difendano il proprio lavoro e le licenze ottenute spesso a costi elevati. Tuttavia, la protezione di una categoria non può diventare un veto permanente all’innovazione. D’altra parte, nemmeno l’innovazione può essere utilizzata come giustificazione per scaricare tutti i costi sociali sui lavoratori.

La transizione dovrebbe prevedere tempi realistici, sostegni alla riconversione professionale e regole uguali per tutti gli operatori.

Di Admin

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