Ranucci



C’è chi nasce con la vocazione per il giornalismo d’inchiesta, chi per la televisione, chi per il commercio dei prodotti ittici e chi, con encomiabile spirito di servizio, riesce a dedicarsi a tutte queste attività senza mai confondere una sardina con una notizia.

L’11 maggio 2004, nello studio del notaio romano Marina Manzella, nasce la Delimed srl.

Una creatura societaria venuta al mondo con una missione precisa e, verrebbe da dire, profumata di mare: importare ed esportare prodotti ittici, freschi, congelati o surgelati.

Perché nella vita è importante avere una linea editoriale, ma anche una filiera del pesce.

Tra i fondatori c’è Sigfrido Ranucci, con una quota del 30 per cento.

Accanto a lui, la moglie Marina Maggiorelli, il fratello minore del giornalista e futuro conduttore di *Report*, Sigfrido Ranucci, anch’egli titolare del 30 per cento, e il collega Rai Arcangelo Ferri.

Una compagnia assortita: famiglia, amicizia, televisione e prodotti ittici.

Mancava soltanto un biologo marino, oppure un cuoco televisivo, e il quadro sarebbe stato completo.

Ma non si può pretendere tutto da una società a responsabilità limitata: anche lei, poverina, deve fare i conti con il capitale sociale.

L’attività dichiarata, come detto, è ambiziosa: import-export di prodotti ittici freschi, congelati e surgelati.

Negli anni, però, l’Agenzia delle Entrate la descrive più sobriamente come “commercio al dettaglio di prodotti surgelati”.

Dal grande respiro internazionale alla vendita al dettaglio: una parabola commerciale che potrebbe ricordare certe carriere politiche, ma senza bisogno di scomodare paragoni.

D’altra parte, tra il commercio del fresco e quello del surgelato corre una differenza sostanziale.

Nel primo caso si deve prestare attenzione alla conservazione, ai tempi, alla qualità.

Nel secondo, basta avere un congelatore funzionante e una certa fiducia nel futuro.

Se poi il prodotto è rimasto lì abbastanza a lungo, può diventare persino un reperto storico.

Sigfrido Ranucci è presidente della società e presiede ogni assemblea fino al gennaio 2013.

Il suo ruolo è quindi chiaro: guidare la Delimed, rappresentarla, occuparsi degli adempimenti societari e, presumibilmente, tenere sotto controllo tanto i bilanci quanto il pesce.

Una responsabilità non banale, perché il pesce può deteriorarsi, ma anche le società, se lasciate troppo a lungo senza adeguata manutenzione.

Nel gennaio 2013 arriva la liquidazione volontaria.

Una formula elegante, quasi gentile.

Non si dice che una società chiude: si dice che entra in liquidazione.

Non fallisce necessariamente, non implode, non si arrende.

Semplicemente, decide di avviarsi verso la fine con la dignità di chi ha già prenotato il funerale e vuole scegliere personalmente i fiori.

Viene nominato liquidatore un cittadino di origine africana.

Il dato, così formulato, appare curioso soprattutto perché in una vicenda societaria la provenienza geografica del liquidatore non costituisce, di per sé, alcuna spiegazione.

A meno che il diritto commerciale non abbia introdotto una nuova categoria: il liquidatore esotico, distinto dal liquidatore mediterraneo, alpino o padano. Ma forse è soltanto un modo per aggiungere colore a una storia che, tra statuti, quote e surgelati, rischia altrimenti di risultare troppo fredda.

La società chiude nel 2017, proprio l’anno in cui  Ranucci inizia la conduzione di *Report*.

Anche qui, la coincidenza temporale si presta a ogni genere di suggestione, purché si mantenga la calma e si ricordino alcune semplici regole: una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze fanno una storia; tre coincidenze fanno una puntata televisiva con grafica rossa, musica tesa e una voce fuori campo che pronuncia la parola “documenti”.

E tuttavia il titolo, “A ciascuno il suo mestiere”, sembra scritto apposta per accompagnare questa vicenda.

C’è il giornalista che conduce una trasmissione d’inchiesta, il fratello che partecipa a una società commerciale, la moglie che ne fa parte, il collega Rai che condivide l’avventura e un presidente che presiede.

Tutto perfettamente ordinato, ciascuno al proprio posto, come in una catena di montaggio.

Solo che, invece delle automobili, si movimentano prodotti ittici.

E invece del rumore dei macchinari si ascolta il silenzio prudente delle visure camerali.

Il punto, naturalmente, non è stabilire che cosa sia lecito o illecito sulla base di una semplice cronologia societaria.

Il punto è osservare quanto siano elastiche le categorie quando entrano in gioco persone pubbliche.

Un cittadino qualunque può avere una società che commercia surgelati, chiuderla dopo alcuni anni e proseguire la propria vita senza che nessuno si chieda se il merluzzo contenuto nei congelatori avesse una linea editoriale.

Se però uno dei soci è il fratello di un giornalista noto, allora anche il pesce comincia a sembrare una metafora.

La Delimed nasce nel 2004, quando *Report* è già una trasmissione affermata, ma Sigfrido o Ranucci non ne è ancora il conduttore.

La società entra in liquidazione nel 2013.

Chiude nel 2017.

Nello stesso anno Ranucci assume la conduzione del programma.

Nulla, sul piano logico, dimostra un collegamento tra i fatti.

Ma la logica, si sa, è una disciplina austera, mentre il sospetto è un animale molto più socievole: si presenta senza invito, si accomoda e pretende anche il caffè.

La tentazione di costruire una trama è forte.

Da una parte il giornalismo d’inchiesta, dall’altra un’attività commerciale con partecipazioni familiari e professionali.

Nel mezzo, un liquidatore, una società chiusa e una data che coincide con un passaggio importante nella carriera televisiva.

Gli ingredienti ci sono tutti.

Manca soltanto una telefonata registrata male, una fattura illeggibile e un testimone disposto a dire: “Io non ne so niente, ma qualcosa non mi convince”.

Eppure la realtà spesso è meno romanzesca della sua narrazione. Le società si costituiscono, operano, cambiano attività, accumulano costi, perdono interesse, vengono liquidate.

È la fisiologia del capitalismo minuto, quello fatto di visure, commercialisti, assemblee e moduli depositati. Non tutto nasconde un mistero.

Talvolta, dietro una società che vende surgelati, c’è semplicemente una società che vende surgelati. Una conclusione così deludente da sembrare quasi sospetta.

Ma il tema resta: a ciascuno il suo mestiere. Il giornalista dovrebbe fare il giornalista. Il commerciante dovrebbe commerciare.

Il presidente dovrebbe presiedere. Il liquidatore dovrebbe liquidare. E il lettore dovrebbe leggere i documenti prima di formulare sentenze, attività notoriamente poco televisiva e scarsamente adatta ai social network.

Nella società contemporanea, però, i mestieri tendono a mescolarsi.

Il giornalista può avere parenti in affari, l’imprenditore può avere amici in televisione, il professionista può sedere in un consiglio di amministrazione e il cittadino può chiedersi se tutto questo sia normale.

La domanda è legittima. La risposta deve però essere cercata nei fatti, non nel profumo di mare che aleggia attorno alla vicenda.

Il problema, forse, non è che il fratello di un giornalista abbia posseduto una quota societaria.

Il problema nasce quando la trasparenza viene trattata come una decorazione, una parola buona per i convegni e inutile nella pratica.

Chi svolge un ruolo pubblico, o è vicino a chi lo svolge, dovrebbe avere interesse a chiarire tutto: quali erano le quote, quali le attività effettive, quali i rapporti tra i soci, quali i risultati economici, perché la società sia stata liquidata e quale sia stato il ruolo di ciascuno.

Non perché ogni rapporto familiare sia una colpa.

Ma perché, in materia di credibilità, anche le coincidenze hanno un costo.

E la credibilità, diversamente dal pesce, non si conserva in freezer. Se la si congela troppo a lungo, quando finalmente la si tira fuori ha un sapore sospetto.

La Delimed, nel frattempo, appartiene al passato.

Nasce nel 2004, viene liquidata nel 2013 e chiude nel 2017.

Il suo percorso è delimitato da date precise, come una pratica d’archivio.

Di Admin

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