IL CENTRODESTRA HA UN’OCCASIONE DA NON SPRECARE

La vicenda delle primarie del centrosinistra romano racconta molto più di una semplice competizione tra candidati. Racconta le difficoltà di una coalizione che vorrebbe presentarsi come alternativa di governo, ma che non riesce ancora a trovare una sintesi politica, programmatica e organizzativa al proprio interno.
L’annuncio di Alessandro Onorato, assessore della Giunta Gualtieri, di voler partecipare alle primarie apre infatti un fronte politico destinato a produrre conseguenze rilevanti.
La sua posizione, per come è stata rappresentata, nasce dalla volontà di dare spazio alle diverse identità politiche, civiche e moderate prima di decidere come costruire l’alleanza.
È un’impostazione che rivendica il pluralismo e che, almeno nelle intenzioni, mira ad allargare il perimetro della coalizione.
Ma proprio questa candidatura ha fatto emergere una contraddizione difficile da ignorare.
Secondo quanto riportato dalla stampa, dall’entourage del sindaco Roberto Gualtieri sarebbe arrivata una posizione precisa: un assessore della sua amministrazione non dovrebbe partecipare alle primarie contro la segretaria nazionale del Partito Democratico mantenendo contemporaneamente l’incarico in Campidoglio.
Se Onorato vorrà correre, secondo questa impostazione, dovrebbe lasciare l’incarico.
La questione non è soltanto personale.
Non riguarda esclusivamente il rapporto tra Onorato e Gualtieri, né può essere archiviata come una normale disputa interna al centrosinistra.
Il punto è politico: se una coalizione dichiara di voler valorizzare il pluralismo e di voler coinvolgere forze civiche, moderate e autonome, come può reagire alla prima candidatura che non nasce direttamente dal principale partito della coalizione?
È qui che il centrosinistra romano sembra mostrare tutta la propria fragilità.
Il problema delle regole e della leadership
Le primarie, in qualunque sistema politico serio, dovrebbero essere uno strumento per selezionare una leadership, mettere a confronto idee diverse e costruire consenso.
Non dovrebbero diventare un meccanismo da attivare soltanto quando garantiscono un risultato già prevedibile o quando servono a ratificare una decisione assunta altrove.
Se invece la partecipazione viene accettata soltanto entro confini molto rigidi, il rischio è che le primarie si trasformino in una competizione condizionata.
Una procedura formalmente aperta, ma politicamente regolata in modo da limitare le candidature realmente alternative.
Il centrosinistra romano deve allora chiarire alcuni punti essenziali.
Chi può partecipare alle primarie?
Quali sono le regole?
Quali rapporti devono intercorrere tra chi ricopre un incarico amministrativo e chi intende sfidare il candidato o il partito di maggioranza?
Le candidature devono essere espressione di un accordo preventivo tra i partiti oppure possono nascere da percorsi civici autonomi?
Sono domande tutt’altro che secondarie.
Perché senza regole condivise le primarie rischiano di diventare l’ennesimo capitolo di una storia già conosciuta: una coalizione che proclama l’unità, ma che nei fatti non riesce a definire né il proprio perimetro né la propria leadership.
La vicenda Onorato mette in luce anche un’altra ambiguità.
Da un lato il centrosinistra parla di campo largo, di allargamento dell’alleanza, di apertura alla società civile e di coinvolgimento delle forze moderate.
Dall’altro, quando emerge una candidatura autonoma, compaiono riserve, condizioni e richieste di dimissioni.
Il messaggio che arriva agli elettori è contraddittorio: il pluralismo è utile finché non mette in discussione gli equilibri esistenti; l’allargamento è auspicabile finché non comporta una vera competizione; l’autonomia è apprezzata quando sostiene la coalizione, ma diventa problematica quando rivendica una propria identità.
Una coalizione ancora priva di sintesi
Il tema centrale non è la candidatura di un singolo esponente politico.
Il tema è la difficoltà del centrosinistra di costruire un progetto comune per Roma.
La capitale non può essere governata attraverso una somma di posizionamenti elettorali. Servono una visione, una gerarchia di priorità e una squadra capace di tradurre le promesse in decisioni amministrative.
Serve soprattutto chiarezza: chiarezza sui problemi della città, sulle soluzioni da adottare e sul modello di governo che si intende proporre.
Invece, il dibattito sembra essere concentrato soprattutto sugli equilibri interni, sulla competizione tra sigle, sulla collocazione dei singoli candidati e sulla definizione dei rapporti di forza.
È un copione che Roma ha già visto molte volte.
Prima si discute di alleanze, poi di candidature, poi di liste, infine di programmi elaborati troppo tardi e spesso ridotti a un catalogo di promesse.
Nel frattempo, le emergenze della città restano sullo sfondo.
I cittadini, però, continuano ad attendere risposte concrete. Attendono una maggiore sicurezza nei quartieri, trasporti pubblici più efficienti, una manutenzione urbana ordinaria finalmente funzionante, una gestione dei rifiuti credibile, interventi sulle periferie, servizi pubblici accessibili e una qualità della vita all’altezza del ruolo di Roma.
La politica tende a concentrarsi sulle candidature perché sono più facilmente comunicabili e producono immediate dinamiche di visibilità.
Ma la città non si governa con i titoli sui giornali.
Si governa attraverso bilanci, piani, competenze, controlli, tempi di realizzazione e responsabilità precise.
Se la discussione sulle primarie occuperà tutto lo spazio politico, il rischio è che il centrosinistra arrivi alla campagna elettorale senza aver risposto alla domanda più importante: quale Roma vuole costruire?
Il centrodestra non può limitarsi ad aspettare
In questo quadro, il centrodestra allargato ha un’occasione importante.
Ma sarebbe un errore pensare che questa opportunità possa essere sfruttata semplicemente aspettando che gli avversari si dividano.
Le difficoltà del centrosinistra non garantiscono automaticamente una vittoria.
Le divisioni dell’avversario possono diventare un vantaggio soltanto per chi dispone di una proposta più solida, di una squadra più credibile e di una maggiore capacità di parlare alla città.
Roma non cerca soltanto un’alternativa elettorale.
Cerca un’alternativa amministrativa.
Il centrodestra deve quindi evitare due tentazioni.
La prima è quella di considerare la candidatura a sindaco come il punto di partenza dell’intero percorso.
La seconda è quella di ridurre la costruzione della coalizione alla distribuzione degli incarichi e delle candidature.
La scelta del candidato sindaco, come sottolinea ancora una volta dovrebbe arrivare dopo un accordo serio sulle priorità per la città, non prima.
È una considerazione di metodo, ma anche di sostanza.
Prima di scegliere il nome bisogna definire il progetto.
Prima di stabilire chi guiderà la coalizione bisogna chiarire quali problemi si intendono affrontare, con quali risorse e con quali tempi.
Prima di parlare di leadership è necessario costruire una squadra competente e riconoscibile.
Il centrodestra dovrebbe partire da un documento programmatico essenziale, concreto e verificabile. Non un libro dei sogni, ma una piattaforma di governo con pochi obiettivi prioritari e strumenti chiari per raggiungerli.
Le priorità per Roma
Il primo tema è quello della sicurezza.
Roma ha bisogno di una politica di sicurezza urbana che non si limiti agli annunci e che non venga affrontata soltanto dopo episodi di particolare gravità. Servono coordinamento tra le forze dell’ordine, presenza nei quartieri, illuminazione, controllo del territorio, presidio delle aree più fragili e prevenzione del degrado.
La sicurezza non è soltanto una questione di ordine pubblico.
È anche qualità dello spazio urbano, funzionalità dei servizi e possibilità per le persone di vivere i propri quartieri senza sentirsi abbandonate.
Il secondo tema riguarda la mobilità.
La capitale non può continuare a subire una congestione quotidiana che penalizza lavoratori, studenti, imprese e turisti.
Il trasporto pubblico deve diventare più regolare, affidabile e integrato.
Le infrastrutture strategiche devono essere completate, la rete esistente deve essere mantenuta e le decisioni non possono essere continuamente rinviate.
Roma ha bisogno di una politica della mobilità fondata su una visione complessiva: metropolitane, tram, autobus, parcheggi di scambio, viabilità, mobilità dolce e collegamenti con i municipi.
Non basta inaugurare singoli interventi o presentare progetti senza una seria valutazione dei tempi e dei costi.
