Il neo presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma propone la ‘depenalizzazione di tanti reati per concentrarsi su quelli che destano maggiore allarme sociale’
“Ben venga il progetto di riforma annunciato dal Ministro #Nordio, che ovviamente sarà poi sottoposto all’esame del Parlamento.
Del resto, è difficile negare che l’attuale stato della Giustizia necessiti di una profonda revisione’’. Lo afferma, interpellato dall’Adnkronos, il neo presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta.
L’obiettivo è arrivare a un intervento complessivo, che consenta di ”ovviare alle disfunzioni attualmente esistenti e soprattutto che garantisca ai cittadini di ottenere la tutela dei loro diritti in tempi ragionevolmente brevi – sottolinea.
Esiste una norma, l’art. 111 della Costituzione, che spesso il legislatore ha trascurato ma che costituisce uno dei fondamenti della nostra civiltà giuridica“.
Gli interventi annunciati vengono accolti tutti positivamente, a partire dalla revisione della disciplina delle intercettazioni.
‘’Le intercettazioni devono essere finalizzate esclusivamente all’accertamento dei reati, peraltro quelli più gravi, e non debbono riguardare fatti personali dei soggetti intercettati, che esulano dallo scopo investigativo.
Inoltre, il contenuto non può e non deve essere divulgato all’esterno durante le indagini preliminari, magari per scopi politici e per denigrare l’avversario di turno’’ afferma il neopresidente del Coa di Roma.
Avanti tutta quindi anche sulla separazione delle carriere.
“Fermo restando che va assolutamente garantita e tutelata l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, indubbiamente la separazione delle carriere contribuirebbe a eliminare quella situazione di squilibrio tra accusa e difesa, che talvolta si avverte nei processi, per cui il giudice e il pm appartengono alla stessa categoria professionale e nel corso della vita passano indifferentemente da un ruolo all’altro.
Solo così sarà possibile per il difensore espletare la propria funzione in condizioni di effettiva parità”.
La possibile abolizione dell’abuso d’ufficio è invece un argomento delicato, avverte Nesta. ‘’C’è la necessità per un verso di perseguire penalmente il Pubblico Ufficiale disonesto e, per altro verso , la norma non deve essere tale, magari per la possibilità di essere interpretata estensivamente, da condizionare l’attività dell’amministratore pubblico, così da bloccare l’espletamento dei compiti attinenti alla sua funzione.
C’è, quindi, l’esigenza di rivedere la norma, soprattutto per adeguarla a criteri di certezza interpretativa, così da evitarne l’utilizzo arbitrario”.
In merito all’obbligatorietà dell’azione penale, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma lancia una proposta.
“E‘ vero che attualmente l’azione penale è obbligatoria, ma di fatto non è così, nel senso che le Procure a volte, proprio per la notevole mole di procedimenti pendenti, stabiliscono corsie preferenziali per alcuni tipi di reato, relegando nelle retrovie altri tipi di reato. Vedrei bene una depenalizzazione di tanti reati – spiega – punendo le condotte non più rilevanti penalmente con adeguate sanzioni amministrative e concentrando l’attenzione sui reati che destano maggiore allarme sociale’’.
Da rivedere infine anche la disciplina attuale della custodia cautelare, ‘’che deve essere limitata ai reati più gravi, ma soprattutto disposta quando sussistono condizioni ben precise previste dal legislatore, così da non consentire troppa discrezionalità a chi la adotti.
La privazione della libertà – conclude Nesta – è un fatto che incide profondamente sulla vita delle persone, conseguentemente lo strumento della custodia cautelare va usato con grande prudenza, tanto più ove si consideri che spesso i processi, nel corso dei quali sono state prese misure cautelari, si sono poi conclusi con l’assoluzione piena degli imputati“. (Dan/Adnkronos)

Di Admin

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