Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i ministri Raffaele Fitto (Affari europei, politiche di coesione e Pnrr) e Gennaro Sangiuliano (Cultura), durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo nell'aula della Camera, Roma, 13 dicembre 2022. ANSA/ETTORE FERRARI

Giovanni De Ficchy

Giornalista Economico

L’Italia è tornata.

È un po’ questo il commento diffuso tra gli osservatori internazionali e confermato anche dall’ andamento, della economia,

sarebbe illusorio pensare che il peso del Paese sia cresciuto d’improvviso con un colpo di bacchetta magica.

Le luci e le ombre di sempre.

Sta di fatto, tuttavia, che un “effetto Meloni” c’è e comporta una sensazione confortevole.

Ci sembra che in tema di politica industriale, questo esecutivo abbia idee  più chiare dei colleghi dei governi che lo hanno preceduto.

Sono in arrivo la legge quadro sul Made in Italy, il liceo del Made in Italy, e intanto il  Parlamento lavora sul riordino degli incentivi.

Concetti chiari sul far tornare in Italia produzioni chiave come quelle dell’automotive, estrarre in Italia i materiali rari, valorizzare il bello, il buono, il ben fatto del prodotto italiano

Fondamentale attrarre investimenti in Italia con il fondo sovrano, attivare incentivi fiscali del 40% su chi investe in tecnologia e in transizione ambientale e digitale.

Semplificare e sburocratizzare, completare la riforma degli incentivi, attrarre i nomadi digitali per venire a lavorare in Italia, e meglio ancora se vengono a vivere nei piccoli borghi che diventano centri coworking collegati online attraverso Stazioni abbandonate e Uffici postali

Abituati a contare meno della nostra taglia, ci troviamo all’improvviso nella situazione opposta.

l’ Italia è ad esempio la Nazione leader nell’economia circolare, seguita da Spagna, Francia e Germania.

E del resto competere in una categoria superiore alla propria è quello che da tempo fanno abilmente i nostri maggiori partner europei.

Il primo posto per l’Italia è, quindi, non tanto un motivo di orgoglio, ma una spinta a fare sempre meglio.

Il Nostro attualmente è un problema di durata in questa posizione di locomotiva, dobbiamo cogliere al balzo l’occasione per risolvere i problemi di efficientamento del sistema, di ristrutturazione economico-sociale complessiva, che ci consenta di continuare a lottare un po’ sopra al nostro peso, indipendentemente da chi incarni pro tempore le nostre istituzioni. 

Se Francia e Germania rallentano di molto la loro performance, fino ad entrare in recessione

Che la Germania non vada meglio di noi, dopo tanti anni che ci siamo sentiti in condizione di inferiorità, come minimo ci mette di buon umore,

Il Pil tedesco nel primo trimestre dell’anno è sceso dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, il quarto trimestre del 2022, quando aveva fatto segnare un -0,5%. Le stime erano di un 0%.

La recessione è comunemente definita come due trimestri consecutivi di contrazione.

Rispetto al primo trimestre del 2022 la contrazione è stata dello 0,5% rispetto al +0,8% mentre le stime prevedevano un calo più contenuto (-0,1%).

Anche Le imprese francesi vedono nero.

In Francia il clima delle imprese si è nuovamente deteriorato a maggio, per il terzo mese consecutivo, a causa di un peggioramento in tutti i settori di attività del mercato.

Per anni eravamo noi il problema , oggi cresciamo più degli altri paesi, Stati Uniti compresi,  se mai è la debole crescita degli altri che ci proccupa.

Per la verità, protagonisti in Europa lo siamo stati spesso: per lo più in negativo, come parte del problema, per il rischio che un’ implosione dell’economia italiana sotto il peso di un debito spropositato può rappresentare per l’intero processo d’integrazione europea.

Secondo il report congiunturale di Confindustria la crescita dell’Italia prosegue nel 2° trimestre a ritmi più moderati, trainata dai servizi, mentre l’industria resiste.

L’inflazione è persistente come previsto, i tassi di interesse salgono e i prestiti diminuiscono.

Si registra debolezza nell’Eurozona, negli USA riparte l’industria, frena la Cina, cresce l’India.

L’Italia è  vittima della sua storica  limitazione di sovranità, frutto di una dipendenza non scritta dagli Stati Uniti sin dalla fine della 2 Guerra Mondiale.

Di fatto, quali che siano i singoli governi, continuiamo a a sacrificare gli interessi nazionali ai vincoli geopolitici, che agiscono sotto forma di interferenze esterne, ormai operanti da decenni all’interno della comunità italiana.

Dopo aver sofferto gli ingenti danni derivati dall’aumento dei prezzi dell’energia e il devastante impatto del conflitto russo-ucraino sull’economia europea.

Visto il mantenimento della la supremazia tecnologica di Washington sulla Repubblica Popolare Cinese, la pensano allo stesso sulla necessità di aumentare l’ indipendenza economica dei rispettivi Paesi, supportando le filiere industriali strategiche.

Da qui la necessità di immaginare delle partnership sul fronte delle materie prime rare, dell’alta tecnologia, della ricerca, della manifattura di qualità.

Tutti settori su cui si giocherà la partita industriale nei prossimi anni e che impongono cospicui investimenti per
non restare indietro nella competizione internazionale.

Le aziende italiane temono un possibile deterioramento dei rapporti tra Italia e Cina, proprio ora che si registrano numeri-record sul fronte dell’export verso il colosso asiatico (+92,5% nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).

Ne è conferma il fatto che seppure schierati riusciamo ancora a mantenere un certo equilibrio nella guerra fra colossi USA e Cina .

E’ davvero importante non sacrificare alle lobby e alla geopolitica le piccole imprese del madeinitaly e il contributo unico e determinante che esse apportano e in termini di lavoro e valore

Sull’export il banco di prova di quello che saprà fare questo Governo, e non solo il Ministero del Madeinitaly, si gioca non tanto sul’aumento del fatturato all’esportazione quanto soprattutto sulla crescita del numero e valore delle aziende esportatrici.

Sono da sostenere tutte le iniziative e scelte politiche per migliorare l’export perchè è qui che si gioca la partita del nostro futuro.

Soprattutto occorre lavorare sulle MPMI facendo crescere la loro cultura e portando loro le competenze e e risorse necessarie come vero traino di qualsiasi politica industriale.

Di Admin

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