De Ficchy Giovanni

Assistiamo prevalentemente ad un flusso in uscita costante di giovani preparati, e comunque motivati e vogliosi di valorizzare la loro preparazione o abilità e con il forte desiderio di affermazione professionale e sociale.

Negli ultimi anni, più di un milione di giovani connazionali, sono emigrati all’estero.

Il mondo del lavoro di certo non incentiva a rimanere in Italia.

La mancanza di una visione per il futuro, di possibilità concrete di crearsi una vita stabile, li spinge ad andare via.

La ricerca di un’occupazione in grado di ripagare gli sforzi fatti durante il percorso formativo, che offra un guadagno e delle buone prospettive di crescita a livello di carriera.

Ad andarsene sono tantissimi giovani ad alto potenziale che potrebbero far crescere l’Italia attraverso l’innovazione e potrebbero contribuire ad uscire dalla crisi economica, demografica, educativa e occupazionale con cui da troppo tempo conviviamo.

Eppure ciò che sembra una situazione negativa, può essere invece, usata per far crescere l’immagine e la considerazione del nostro paese nel mondo.

Vi sono stati che usano l’immigrazione proprio come una leva economica, pensate ad esempio alle Filippine o al Bangladesh, dove le rimesse di valuta dall’estero sono una delle maggiori entrate.

Oppure si pensi ad Israele, che ha una diaspora importantissima, e i benefici non solo in termini economici, ma soprattutto culturali e scientifici che ne ricava.

Il patrimonio immenso di conoscenze, scaturite dalla diaspora italiana, costituiscono un valore immenso.

Oggi  più che mai, in questo mondo globalizzato in cui conosciamo tutti i dettagli dell’abbigliamento, delle app, dei VIP o delle automobili di lusso, c’è bisogno anche di ricordare quei percorsi e le lunghe sofferenze che patirono i nostri fratelli, mai paghi di lavoro pur di riscattare la propria esistenza e “risorgere” nonostante le continue umiliazioni.

Bene perché non istituire un coordinamento di tutti gli italiani che ricoprono cariche nelle istituzioni internazionali, al fine di trasmettere al meglio l’immagine del paese, e fare gioco di squadra anche all’estero.

Dobbiamo anche tener conto della internazionalizzazione delle imprese.

Supportare le Nostre aziende che aprono anche in paesi esteri.

Il Ministero degli Affari Esteri, è molto in ritardo rispetto ad esempio ai cugini francesi, che si prodigano per i connazionali all’estero.

Il fatto che la miopia dei politici italiani, che non gli ha fatto vedere oltre al limite elettorale, e a prediligere quelle scelte clientelari, che portavano subito voti.

Oggi finalmente il governo Meloni con un limite temporale di una legislatura , ha la possibilità di invertire la tenenza.

Investire sui nostri ragazzi all’estero significa investire su un capitale umano che abbiamo formato ed abbiamo sostento, nel corso degli studi, ed è giusto che non vada disperso.

Quindi perché non istituire un ministero ad hoc ?

C’è un enorme pezzo d’Italia fuori da nostri confini, che aspetta di ricevere assistenza, che vuole sentirsi ancora parte del Nostro paese e della nostra comunità.

Verrebbero così nuovamente affascinati da uno o più degli attrattori tipici del nostro Paese e cioè: la storia, l’archeologia, la musica, il cibo, le bellezze artistiche, monumentali e naturali, il modo di vivere,

trasformandosi in piccoli ambasciatori, diffondendo l’Italia nel mondo.

E forse la salvezza per l’Italia potrà venire non solo dall’essere pienamente in Europa, ma grazie al contributo e sostegno, tutto da stimolare, motivare ed organizzare, da parte dei 250/300 milioni di Italici che sono sparsi nel mondo.

Di Admin

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