di Paolo Battaglia La Terra Borgese

La formazione artistica di Pietro
Il capacissimo pittore italiano rinascimentale Pietro di Cristoforo Vannucci,
detto il Perugino (Città della Pieve, Perugia, 1450 ca – Fontignano, Perugia,
1523), si formò a due grandi scuole – quella, indiretta, di Piero della Francesca,
che il Perugino conobbe attraverso le sue opere maggiori sparse fra Umbria,
Marche e Toscana, e quella del Verrocchio, di cui il Perugino fu probabilmente
allievo a Firenze fra il 1470 e il 1472 – svolse un’attività intensissima
soprattutto in Umbria, nelle Marche, a Firenze e a Roma, ma lavorò anche per
Lucca, Bologna, Venezia, Cremona, Ferrara e Milano.

Le prime opere
Nelle opere giovanili (l’Adorazione dei Magi, 1475 ca, e alcune Storie di san
Bernardino, 1476, Galleria Nazionale dell’Umbria; le Madonne nei vari musei
d’Europa – al Louvre di Parigi, ai Musei statali di Berlino, alla National Gallery di
Londra – attribuite a lungo anche al Verrocchio), il Perugino fonde la nitida linea
di origine verrocchiesca con la chiarità solare e la limpida organizzazione
compositiva di Piero della Francesca.

La carriera
A Roma fin dal 1478 (Cappella della Concezione nell’antico San Pietro),
affrescò fra il 1480 e il 1482 la parete dell’altare (dove poi Michelangelo
avrebbe affrescato il Giudizio) e tre scene delle pareti laterali della Cappella
Sistina, avendo probabilmente un ruolo direttivo nei confronti degli altri artisti
impegnati nella decorazione della Cappella.
Il carisma pittorico di Piero della Francesca
Nella Consegna delle chiavi a San Pietro la prospettiva fortemente centralizzata
e lo stringente rapporto tra figure e architettura manifestano ancor vivo il
legame con Piero e l’ambiente urbinate.

Il riconoscimento pubbblico
Nel 1485 divenne cittadino onorario di Perugia.
La creatività autorealizzativa
Intensissima è la sua attività verso la fine del secolo: fu questo il momento nel
quale il Perugino diede più ampio respiro alle sue composizioni, inserendole in
vasti spazi aperti e orientandosi verso uno stile classico segnato da calibrate
euritmie e nuova morbidezza chiaroscurale (Annunciazione, 1489?, Fano, Santa
Maria Nuova; Visione di san Bernardo, Alte Pinakothek a Monaco; Compianto
sul Cristo morto, 1494-95, Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti; Madonna
col Bambino e santi, 1494, Cremona, chiesa parrocchiale di Sant’Agostino;
Crocefissione, affresco, chiesa Santa Maria Maddalena dei Pazzi a Firenze,
1495; Sacra Conversazione, 1497, Fano, chiesa Santa Maria Nuova, forse in
collaborazione col giovane Raffaello; pala di San Pietro a Perugia, 1496-99,ora
a Lione, Musée des Beaux-Arts e predella a Rouen; Resurrezione della
Pinacoteca Vaticana, 1501; affreschi del Collegio del Cambio a Perugia, 1498-
1500; Sposalizio della Vergine, 1500-04, Caen, Musée des Beaux-Arts).

L’influenza di Raffaello
È di questi anni (1495-1504) il rapporto del giovane Raffaello con il Perugino;
anche se ben presto Raffaello si svincolò, con la sua eletta naturalezza, da quel
tanto di «atteggiato» che si avverte in tutte le opere del Perugino (e che ne
rappresenta il limite già evidenziato dal Vasari), è indubbio che questo
rapporto, di alunnato o competitivo che fosse, fu determinante per la
formazione dell’Urbinate.
Un proliferare di dipinti e il fermo creativo
Fino al 1512 l’attività del Perugino fu ancora intensa e lo vide impegnato per
chiese importanti fra Umbria e Toscana, per lo studiolo di Isabella Gonzaga
(Lotta fra Amore e Castità, 1505, Parigi, Louvre) e per la volta della Stanza
dell’Incendio di Borgo in Vaticano (1508?).
Dopo questa data il suo lavoro,
ormai circoscritto a Perugia e al suo contado, denuncia un progressivo
impoverirsi dello stile nella ripetizione monocorde dei motivi più acclamati.
