La musica invia segnali al cervello ed in particolar modo al sistema limbico  (che controlla l’emotività) e così riesce a provocare emozioni, sensazioni e  differenti  stati d’animo. La musica può inoltre suscitare piacere, forti passioni, stimola i ricordi e rafforza i legami sociali. Sono diverse le sensazioni che ogni individuo può percepire nell’ascoltare una piacevole melodia, i suoni permettono  di far scattare meccanismi inconsci di cui ancora non conosciamo le dinamiche. Un’artista che fa della musica uno stile di vita è Francesco Molinari. Nativo di Sezze, ridente città dei Monti Lepini, come tanti predestinati  fin dalla giovane età  ha iniziato a studiare la chitarra. E’ stato importante per Francesco essere  cresciuto nell’ambiente artistico della sua famiglia.

Francesco l’ho incontrato per conoscerlo più da vicino ed è sorta una piacevole conversazione. Hai trovato difficoltà i primi tempi quando hai  iniziato a studiare musica?

Nei miei pezzi suono principalmente la chitarra acustica, ma  secondo me per arrivare a suonare bene uno strumento, non basta una vita intera. Io ho iniziato ad avvicinarmi alla chitarra da autodidatta, poi l’ho perfezionata con il  maestro Gianluca Verrengia un grandissimo musicista di Latina. Ma nel passato ho avuto anche altri insegnanti. Ad un certo punto decisi di lasciar perdere la musica anche se non la abbandonai del tutto e iniziai a giocare a calcio in una squadra del mio paese. 

Tra i tuoi pezzi musicali quali sono quelli ai quali sei più legato?

A livello personale posso ricordare quello che ho dedicato ai miei genitori, dal titolo “Cuori infiniti”.  Nel testo  ho espresso  tutto l’amore che ho sempre  provato  per loro. Tra i pezzi ai quali tengo di più  c’è quello che tratta di uno dei peggiori periodi della nostra storia sanitaria, quella del Covid. “Le Pecore” è il titolo e già la dice tutta su come abbiamo dovuto affrontare quel periodo.  Anche in “Sora  Italia”  sono rappresentati   i problemi sociali che da sempre avvolgono il nostro paese. Nelle mie canzoni spesso tratto  di queste problematiche  italiane e cerco di trasmettere  il mio pensiero attraverso musica e  parole. Vedo che c’è molta apatia  sugli avvenimenti attuali  e normalmente quando ci sono problemi, spesso siamo soliti  girarci dall’altra parte.

Qual è stato il motivo per il quale sei ritornato alla tua grande passione, quella della musica?

Aver conosciuto la regista e attrice Donatella Cotesta che è una donna dalle grandi capacità interpretative. E’ un vero personaggio dell’elite  nazionale,  che ha vinto diversi premi teatrali ed è riconosciuta come quella che ha portato il nuovo Verismo in teatro.  Con Donatella ci siamo conosciuti per caso, perché lei doveva leggere un testo e io gli dovevo fare solo un sottofondo musicale, invece poi mi ha inserito in uno dei suoi scritti e praticamente ho iniziato a collaborare con lei in modo completo. Donatella mi ha insegnato anche a  recitare e ormai posso dire che è nato con lei un sodalizio artistico veramente speciale. E’ nata anche una vera amicizia familiare che va al di la del rapporto artistico e  questa sintonia tra noi  emerge quando siamo sul palco per  gli spettacoli.

Quante esibizioni  avete effettuato  insieme?

Sono diverse e una è (Quello che non dicono di me) e tratta  dell’introspezione di Anna Magnani, che ancora stiamo portando in giro. Entro breve lo stesso spettacolo è programmato e ci recheremo nelle città di Firenze e Napoli. In “una certa storia romana”  invece si ritrovano due famiglie che hanno in  concessione un appartamento,  ma presentano delle differenze sostanziali fra loro. In questo stabile  io interpreto il ruolo di portiere del palazzo. Un’altra rappresentazione  che portiamo nei teatri è   “oltre  la frontiera”  dove è narrata la storia d’Italia  dal Risorgimento passando alla 1^ e 2^  guerra mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri. In questa recita io vi partecipo come prete e rappresento l’Istituzione della chiesa. In questo spettacolo canto diverse camzoni tra le quali “l’amore di Anita” un mio pezzo. Un altro spettacolo che abbiamo interpretato è “non è una fiaba”, con fate, streghe e templari. Tra le commedie importanti a cui ho preso parte ne cito  altri due: una è “Lilith” e tratta  della violenza in generale sopra tutto quella sulle donne. Un altro spettacolo al quale sono particolarmente affezionato è “favole inverse”, scritto sempre ovviamente da Donatella Cotesta. In questa rappresentazione  è spiegato il vero significato delle favole, che non è solo  quello che ci hanno insegnato da piccoli, ma nasconde dietro altre verità.  Sulla scena con noi sono saliti dei ragazzi diversamente abili, del centro diurno “Il melograno” di Terracina, che sono stati i veri protagonisti  ed hanno rappresentato la vera anima della serata.  Attraverso il testo e la musica ho provato a trasmettere le sensazioni dei ragazzi.

Francesco tu sei originario di Sezze. Cosa ha in  particolare  la tua città che riesce a creare tanti artisti?

Indubbiamente  a Sezze ci sono molti talenti,  trai quali diversi bravi  musicisti. Nel mio paese ci sono  diversi monumenti e strutture di tanti anni fa e svariate chiese che fanno parte della storia antica. Questo evidentemente crea vibrazioni che riescono a  trasmettersi attraverso la musica e l’arte in genere.

Francesco,  quali sono i tuoi programmi futuri?

Quella di aggiungere altri strumenti ai miei pezzi musicali, al fine di armonizzarli in maniera più completa. Ma il mio obiettivo è anche quello di continuare a fare teatro.

Vuoi aggiungere qualcosa alla nostra conversazione?

Innanzitutto ti ringrazio di avermi concesso l’opportunità di intervistarmi. Il mio impegno è quello di cercare di poter dare sempre di più sotto l’aspetto artistico, attraverso la mia musica e i miei testi. Vorrei aggiungere un pensiero che ritengo fondamentale: quando si fa  qualcosa che è sbagliato noi la percepiamo per primi. A me piace  aiutare il prossimo perché questo mi rende sereno. Penso che noi siamo vibrazione e quando trasmettiamo valori positivi ritornano indietro in un vortice. A mio parere il peggiore dei vizi capitali è l’ipocrisia. Pensi di conoscere persone che poi si rivelano l’opposto di quello che pensavi. Si presentano come agnelli e poi si rivelano come lupi.

Grazie Francesco Molinari

Rino R. Sortino

Di

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