
Monta l’onda di destra. In Italia in Europa e nel mondo.
Tra la battaglia culturale e la battaglia morale, alle origini dell’affermazione de”La Libertà” ,
Ci sono due ordini di motivi forti.
Uno ha a che fare con l’idea di libertà, la destra è riuscita a mettere elettoralmente a valore la voglia di essere più liberi di Italiani ed europei, soprattutto tra i più giovani.
Una seconda motivazione riguarda la casta, ovvero la rabbia contro la forza politica considerata responsabile del deterioramento delle condizioni di vita di buona parte della popolazione, che ha spinto una parte dell’elettorato a votare l’outsider.
La Meloni in Italia, La Le Pen in Francia e Milei in Argentina.
Se la nuova destra è arrivata nello scenario politico mo per restarci e, come sostiene Ernesto Calvo sulla versione argentina de Le Monde Diplomatique, può segnare un momento fondativo, un’ epica originaria, è a mio parere fondamentale cercare di capire la caratteristiche di un fenomeno che ha elementi in comune con esperienze come quella statunitense e brasiliana, ma che per altri versi se ne distanzia abbastanza radicalmente; evidente in questo senso è l’assenza di qualsiasi riferimento nazionalista.
La libertà non è solo giusta, è anche necessaria per un futuro di prosperità, in Italia ha un ruolo da comprimario, mai da protagonista.
La «libertà» con la destra, si è collocata al centro di una battaglia culturale molto aggressiva.
Il cambiamento globale fa paura a chi ha pochi strumenti e risorse, o si trova attardato su schemi culturali inidonei a reggere le trasformazione culturali più profonde
Disagio, paura, rancore, rabbia.
Ma dove, come e perché sono nati, sotto l’impulso di quali forze ed in quali condizioni?
Da quando la sinistra ha metabolizzato lo sguardo di chi sembra odiare la gente comune, divorziando dal popolo e dai lavoratori, facendosi grottesca parodia di ciò che in un’altra epoca avversava
Snobbata la classe lavoratrice tutti i giorni, sulla guerra, sulle riforme economiche, e su tutte le grandi questioni contemporanee.
La lotta contro il capitale è stata sostituita da quella per il progresso, che finisce per identificarsi nel capitale stesso.
Cancellato il popolo, sia pure sotto la vernice ideologica dei “diritti umani” da esportazione.
E’ l’operaio senza lavoro e precarizzato dalle ondate innovative, il povero in competizione con l’immigrato più povero ancora,
Ancora l’anziano traumatizzato dalla scomparsa del paesaggio sociale e relazionale dove era vissuto, l’agricoltore schiacciato da regole che addebitano solo a lui i costi della transizione ecologica
Il modo in cui è circolata l’idea di «libertà» nel dibattito politico degli ultimi anni è un elemento chiave per analizzare il successo dell’ultradestra liberale.
Indipendentemente dalle condizioni economiche personali, i giovani appoggiano i programmi liberali e libertari della nuova destra.
Si rivendicano orgogliosamente di destra, sono furiosamente anti-femministi, spesso antiaborto; molti di loro consumano testi della Hoover Institution, del blog dell’Istituto Mises, ma anche degli epigoni locali che divulgano idee libertarie sui social network, in particolare Tik Tok.
Seguono la dottrina che nell’ambito della destra coniuga la giustizia sociale con la tradizione, la gerarchia e l’organicità, il comunitarismo o il nazionalismo e le altre istanze tipiche della destra tradizionale europea, comprendendo il corporativismo,e la socializzazione dell’economia .
Per loro la libertà sembra essere pensata in relazione a quello Stato che fa la vita impossibile a chi cerca di sbarcare il lunario.
Chi s’arrangia con lavoretti, a volte anche al limite tra la legalità e l’illegalità, è stanco di uno Stato che esige permessi e licenze e che spesso identifica con il suo più diretto interlocutore: la polizia.
Una spinta fondamentale a una determinata maniera di pensare la libertà è arrivata inoltre dall’orizzonte No-Vax.
