Da diverso tempo il fondatore del partito Beppe Grillo, e l’attuale leader del Movimento , stanno litigando
Grillo, che del M5S è anche il “garante”, non condivide alcune delle ipotesi su cui Conte sta sollecitando una discussione tra gli iscritti, in particolare la modifica del simbolo del partito e l’abolizione del vincolo dei due mandati, cioè il sostanziale divieto per i rappresentanti del M5S di avere per più di due volte incarichi elettivi nelle istituzioni.
Il Movimento, che ha costruito il suo nucleo ideologico sull’antagonismo verso tutte le istituzioni e sulla critica feroce verso tutte le élite, è divenuto lui stesso parte integrante delle élitè.
Quello che si presentava come un “non-partito”, col suo “non-statuto”, con una sua dichiarata diversità ontologica, si trova ad essere adesso un partito conservatore, si è alla fine svelato come solo un movimento di “collera collettiva”,
Due erano gli elementi che lo caratterizzavano come “movimento”: nella propria classe politica, connotata da non professionismo politico, da ruoli temporanei, dalla continua tensione contro l’istituzionalizzazione; nel rapporto con gli altri partiti, segnato dalla non accettazione del compromesso e dal rifiuto a stringere alleanze.
Facendo leva su sentimenti di rivalsa sorti nel popolo ha iniziato a sparare a zero su tutto e tutti, essendo anche condivisibili su molti aspetti, ma banalizzando molto alcuni problemi enormi (non dipesi ovviamente da loro) e sbandierando ai quattro venti soluzioni all’apparenza facili su problemi invece difficilissimi.
Il rifiuto del professionismo politico (il famoso “uno vale uno”) , e le alleanze , ci sono limiti, superati i quali il compromesso significa l’abbandono di ogni principio e diventa un puro esercizio di potere.
Le alleanze sono arrivate, e sia a destra che a sinistra, poi è tramontata anche la norma fondativa del divieto al superamento del doppio mandato.
Il progressivo declino elettorale segnato da tutte le consultazioni successive a quelle del 2018 non può che essere interpretato come l’abbandono di coloro che lo avevano votato proprio per la sua diversità e la promessa di cambiamento.
Il Movimento ha perso molti, tanti pezzi, sicuramente in Parlamento e quasi certamente nell’elettorato.
Segue l’abbandono dell’utopia della democrazia digitale (cioè la trasformazione della democrazia rappresentativa in democrazia diretta).
Proclamare il mantra secondo cui l’uomo della strada purchè “onesto”, possa sostituirsi a un professionista che ha studiato e che ha maturato esperienza in uno dei campi della politica.
Il risultato più evidente è rappresentato dalle figure di Di maio, di Toninetti o altri fuoriclasse onesti.
Figuri tragici.
L’incapace sedicente onesto è il peggio che si possa incontrare nella vita.
Se esistessero solo loro, mi augurerei di incontrare solo disonesti esperti e capaci, sempre.
In realtà quello tra Conte e Grillo è uno scontro di potere in cui entrambi, in maniera diversa, vogliono garantirsi il controllo del partito.
