De Ficchy Giovanni

Da più parti nella rete si legge che il fratello del “Leader Maximo”, Raul Castro è deceduto.

Fratello di Fidel Castro, è stato presidente del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri, e quindi presidente di Cuba dal 2008 al 2018.

Ha ricoperto la carica ad interim dal 31 luglio 2006.

Il rumore degli echi della sua scomparsa, a 93 anni di età si sono intensificati, tanto che in alcune parti di Miami già si festeggia.

In termini storici, morirebbe l’ultimo leader della generazione che portò al trionfo rivoluzionario del 1959 contro il dittatore Fulgencio Batista. 

Anche gruppi di manifestanti, si assembrano davanti alla sede del partito comunista cubano all’Avana.

La morte di un essere umano, chiunque sia, non mi rende comunque felice, mi rende felice invece l’idea della possibile fine di un’epoca terribile, che ha tristemente caratterizzato i destini di tante generazioni di cubani, e latino americani .

Sembra che anche il dittatore venezuelano Maduro, abbia annullato tutti gli impegni politici presi in precedenza, e si stia preparando a venire nella capitale cubana per rendere onore al defunto leader.

Raul è chiamato in codice “la china”, e alcuni oppositori hanno appunto riportato che sarebbe deceduto.

E’ chiaro che la morte di Raul Castro rappresenta il nascere di grandi aspettative per quanto riguarda il futuro dell’isola caraibica, dentro e fuori di Cuba.

E, come è successo con il fratello maggiore, Fidel Castro , per molti cubani, sia a Cuba che in esilio, la sua scomparsa fisica potrebbe significare la fine di un’era, con tutti la speranza che la svolta a cui arriverà l’isola debba avanzare davvero. verso quel paese migliore e più prospero che il castrismo aveva promesso nel 1959, senza però riuscire a mantenere quella promessa in più di sessant’anni.

I fatti della dura realtà che vive oggi il popolo cubano non fanno sperare: Fidel Castro è morto nel 2016 all’età di 90 anni e il castrismo si è trincerato ancora di più nel suo classico discorso di trincea guidato dalla cosiddetta “Generazione Storica del Centenario.” , alla cui testa c’era Raúl Castro, considerato più pragmatico, con il quale molti settori dell’opinione pubblica internazionale pensavano che sarebbero arrivati ​​dei cambiamenti…

E certamente gli unici cambiamenti si sono verificati: da un lato, gli eredi di Raúl e il suo seguito di soldati fedeli hanno attuato un capitalismo militare di Stato che ha permesso loro di monopolizzare finalmente tutto il potere economico e finanziario; D’altra parte, l’infrastruttura è stata creata per consentire investimenti di grandi e medie dimensioni ad una casta militare e politica, il cui pericoloso potere era stato limitato fino ad allora da Fidel Castro, costringendoli ad essere semplici burattini della sua concezione di “ordine e comando” ” nell’economia e nella finanza; e nell’aspetto politico più ampio, il concetto si è affermato all’interno della nomenclatura dell’idea di quella che è stata chiamata “sopravvivenza al mito storico”, cioè la resistenza nella crisi facendo appello all’ideologia mito di Fidel Castro e del suo progetto nazionale.

Il risultato di questi “cambiamenti” nella vita economica e sociale dell’isola è stato scoraggiante: l’approfondimento delle classi sociali, con oltre il 90 per cento della popolazione che vive al limite della povertà estrema, secondo un recente studio dell’Agenzia cubana Osservatorio dei Diritti Umani; la diminuzione della popolazione dell’isola a meno di 10 milioni di abitanti a causa del più grande e prolungato esodo degli ultimi sessant’anni, secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (solo tra ottobre 2021 e aprile 2024, circa 738.680 cubani arrivato negli Stati Uniti, cifra che non comprende l’esodo verso l’Europa e i paesi dell’America Latina), e una contrazione economica unita ad un’inflazione così enorme da aver costretto lo stesso Governo a dichiararsi in “stato di economia di guerra”, che si concretizza, secondo fonti dell’opposizione nell’isola, in un chiaro messaggio del governo al popolo: “Non possiamo risolvere nessun problema, ma dobbiamo continuare a resistere”.

La nomenclatura del potere a Cuba, quella che oggi tira le fila del suo burattino, Miguel Díaz Canel , ha ricevuto l’eredità di un controllo politico e sociale che per decenni ha preparato il terreno a mutare di fronte a qualsiasi transizione senza perdere potere.

Questa preparazione per il futuro si è verificata in tutti i settori della società dell’isola, ma anche a livello globale con una penetrazione molto intelligente e prolungata nelle organizzazioni internazionali, nella diplomazia, nelle università, nella stampa internazionale e nelle istituzioni politiche della sinistra universale.

A questo quadro nazionale e internazionale, nel quale si muove a suo agio e invulnerabile l’attuale governo cubano, bisogna aggiungere ciò che accade nella sfera pubblica internazionale: un governo degli Stati Uniti che volta le spalle all’opposizione cubana nell’isola e nel diaspora; un ambiente imprenditoriale europeo e nordamericano che, nonostante il disastro economico cubano , è sempre più interessato ad avere una presenza a Cuba per fermare l’espansionismo economico russo e cinese; organizzazioni regionali e internazionali incapaci di gestire una vera soluzione agli attacchi contro i diritti umani e le libertà dei regimi alleati di Nicaragua e Venezuela ; e la rinascita di antiche alleanze internazionali con Russia e Cina nella lotta contro l’Occidente e “l’eterno nemico del Nord, gli Stati Uniti”.

Questo panorama fa credere ai governanti cubani di godere del più invulnerabile degli scudi: l’impunità politica. 

La speranza di cambiamento, purtroppo, è oggi a migliaia di anni luce dall’isola, anche se fosse realmente morto Raúl Castro, che oggi ha 93 anni, e scompaiono anche gli altri due “dinosauri rivoluzionari” che godono ancora di un certo rispetto e potere: Ramiro Valdés Menéndez, 92 anni, e Guillermo García Frías, 96 anni.

Di Admin

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