Dario Miccheli

Da più parti si leva il grido disperato di chi non riesce più a vivere una vita serena per un dilagante, continuo dramma della paura sociale che si riscontra nel andare in giro per le città o persino il terrore di restare a casa.

Se la sociologia è la scienza che studia i fatti sociali considerati nelle loro caratteristiche costanti e nei loro processi come mai nessuno tenta di porre rimedio a quanto vediamo nelle nostre città?

Ma ,è anche una scienza antica che si interessava di costume e di filosofia e serviva per porre le basi di cambiamenti anche epocali.

In realtà Il terrore di vivere in una società ebra di violenza non è una sindrome psichiatrica, ma una realtà che si vive quotidianamente in ogni parte d’Italia, se andare all’ospedale e tornare a casa significa che puoi trovarla occupata, se mandare un figlio a scuola e puoi ritrovarlo bullizzato senza che nessuno del plesso scolastico intervenga, se lasci che i minorenni costituiscono vere e proprie bande criminale che si scontrano con altri coetanei di bande rivali , che si battono per il possesso del territorio, senza essere organizzazioni mafiose o criminali solo per dimostrare che loro “sono” in senso lato, credo che la nostra società ha un problema sociale , di reale inserimento nel contesto di questo nostro paese.

Il disaggio sociale, figlio di discriminazioni precedenti all’attuale società, a assunto proporzioni preoccupanti per le sue caratteristiche endemiche, non è più un disaggio legato alla semplice emarginazione o degrado delle periferie, ma assume una connotazione generalizzata , rompendo il discorso del censo, famiglie povere, visto che non conosce distinzione ed è approdato anche nelle famiglie abbienti.

Esiste un problema morale, sono caduti i freni inibitori sociali, l’educazione familiare è scomparsa e quella sociale vive di miti mutuati da giochi estremamente diseducativi , che i nostri giovani finiscono per ritrovarsi imbevuti in una sorta di bruma mentale, una nebbia che gli fa dimenticare la realtà e li porta alla violenza come necessaria per l’affermazione dell’io.

Grave è la violenza che ha oltrepassato i generi, le ragazze sono addirittura più violente dei loro coetanei maschi realizzando una parità di cui non si sentiva bisogno , e ancora più gravi sono i comportamenti lesivi verso gli altri che vengono messi in opera,e sono legati solo a futili motivi.

La mancanza nella società di modelli virtuosi, la caduta della religione come deterrente morale, la necessità di affermarsi non tramite lo studio ,o il primeggiare in qualche sport, porta alla scelta di modelli criminali.

Manca anche la politica, le fazioni in campo non attirano più di tanto i giovani , i quali ritengono i politici dei bugiardi approfittatori, troppi scandali, troppi interessi privati nella cosa pubblica.

Necessita quindi la ricostruzione di una base sociale nuova o ripristinare modelli accessibili per i giovani, evitando di abbandonarli alla criminalità ,o ritrovarsi a non essere niente , chiusi in mondo virtuale, riscoprire la famiglia come punto saldo in cui rifugiarsi trovare conforto e far rinascere un sentimento religioso che trovi le basi fondanti di una società più a misura d’uomo.

Ma nel frattempo, piangiamo i suicidi, le morti per accoltellamenti tra minorenni, pestaggi di ogni tipo e genere, una mancanza totale di senso della morale , di rispetto dell’altro, concetto astratto in un mondo dove l’io è superiore a tutto.

Cerchiamo di creare modelli positivi , soggetti che possano essere esempi da seguire ,una strada per creare una società al difuori dell’odio e del possesso come status quo, come dimostrazione di essere qualcosa o qualcuno ,che sia garanzia di un futuro , per una società che vede nella violenza fisica e verbale, nella prevaricazione dell’altro, il solo modo di emergere, sottomettendo, umiliando , rendendo disperante il sopravvivere, cedendo al sopruso di essere ingiustamente denigrato sia fisicamente ,che moralmente da un compagno di classe.

Si , quello che analizziamo oggi è una sorta di girone infernale dantesco in cui i giovani tentano di sopravvivere, ma a loro serve un appiglio, una mano tesa, un punto d’appoggio, su cui trovare un porto sicuro, la famiglia, che si è disgregata, perdendo il suo compito primario di essere dispensa di protezione e di affetto, ed esempio di vita, in seconda scala viene la scuola, dove i docenti demotivati e abbrutiti , hanno dimenticato di essere prima di tutto magister vitae , insegnanti di vita.

E ultimi, ma non ultimi, i politici , che ricordino che la rex pubblica è la cosa pubblica, che è di tutti e deve essere gestita con correttezza e oculatezza al fine di insegnare ai nostri giovani la strada da seguire per tentare di cambiare la società e le sue storture.

Domani, vorrei svegliarmi in un paese diverso, vorrei essere partecipe di un alba di rinnovazione ,in cui chi spera in un cambiamento non muoia disperato , tra le macerie di questa società.

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