Giornalista esperto in Economia Internazionale

L’economia russa è vicina al collasso.

Mosca sta attraversando una delle fasi più critiche della sua storia recente e la tenuta del tessuto sociale si incrina sempre di più sotto i colpi della sanzioni internazionali e delle politiche interne di gestione statale. Circa 16 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà e la crescente inflazione sta erodendo a poco a poco gli asset strategici del Cremlino.

La guerra in Ucraina ha scatenato una crisi profonda e di lunga durata. 

Allo stesso modo, gli osservatori indipendenti notano che il tasso primario estremamente elevato ha già portato a un rallentamento economico.

Le statistiche operative della Banca centrale russa mostrano che l’attività economica è stata inferiore alla media in ottobre per il terzo trimestre

Il rublo è sceso sui livelli più bassi rispetto al dollaro da metà marzo 2022, durante le prime settimane dell’offensiva.

La valuta russa ha ceduto il 5,45% sul dollaro ed è scambiata a 111,24 dollari (prima del conflitto, il dollaro era scambiato in media a uno per 75-80 rubli). 

La moneta russa perde il 7,05% anche contro l’euro, con il cambio euro/rublo a 118,43. Inflazione, stagnazione industriale ed esodo dei capitali esteri sono solo alcune delle sfide che Mosca deve ora affrontare.

Tuttavia, la Russia ha anche trovato nuovi alleati strategici, in particolare la Cina, che gioca un ruolo sempre più determinante nel mitigare gli effetti della crisi, ma a un prezzo politico ed economico che potrebbe avere implicazioni durature sul futuro del paese e sul governo di Putin.

l rublo russo ha vissuto una continua svalutazione dal 2022, a causa delle sanzioni occidentali imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina.

Sebbene il rublo avesse sperimentato un’immediata rimbalzo all’inizio del conflitto grazie agli interventi della Banca Centrale e alla politica di controllo dei capitali, dal 2023 il valore della moneta russa è progressivamente sceso, raggiungendo livelli che non si vedevano dal crollo del 2014, quando la Russia fu colpita dalle prime sanzioni internazionali a seguito della crisi ucraina. 

Nel 2024, il rublo continua a essere estremamente volatile, con tassi di cambio che oscillano bruscamente.

A gennaio 2024, il rublo ha toccato un nuovo minimo, scivolando sotto i 100 rubli per dollaro, con una svalutazione di circa il 40% rispetto al 2021, prima dell’inizio della guerra.

Questo ha avuto un impatto devastante sul potere d’acquisto dei russi, con l’inflazione che ha raggiunto il 15% annuo, anche se alcuni settori, come quello alimentare e dei beni di consumo, hanno visto tassi di crescita dei prezzi anche superiori. Le imprese, in particolare quelle che dipendono dalle importazioni, sono state costrette a fare i conti con l’aumento dei costi di produzione e con la scarsità di materie prime, a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento internazionali. 

La svalutazione del rublo ha anche aumentato la fuga dei capitali, con una netta riduzione degli investimenti stranieri, che sono scesi ai minimi storici.

Le grandi multinazionali occidentali hanno chiuso le loro filiali in Russia o le hanno trasferite in paesi terzi, mentre le riserve di valuta estera della Banca Centrale russa sono diminuite drasticamente a causa della congelamento delle risorse all’estero e della crescente difficoltà a finanziare la guerra.

 In risposta alla crisi valutaria, la Banca Centrale della Russia ha alzato i tassi d’interesse, ma le politiche monetarie restrittive non sono riuscite a fermare il declino del rublo, che continua a essere influenzato da fattori geopolitici, dalla percezione di instabilità e dalle difficoltà interne della Russia.

Lo strumento principale della Banca centrale per rallentare la crescita dei prezzi è l’aumento del tasso primario, che attualmente si attesta al 21 per cento, e la Banca centrale ha accennato a un possibile ulteriore aumento.

A loro volta, gli esperti economici confermano che, anche considerando le misure adottate, non sarà possibile raggiungere l’inflazione desiderata del 4 per cento all’anno, nemmeno entro il 2026.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere