
Pico della Mirandola (1463-1494) è stato un umanista e filosofo italiano.
Si dice che avesse una memoria formidabile: da qui l’espressione “è un Pico della Mirandola”, in riferimento ad una persona dotata di ottima memoria.
Si racconta che riuscisse a ripetere a rovescio una poesia letta una sola volta e che sia riuscito in un solo mese a imparare l’ebraico. Interessato alla Cabala, Pico studiò l’ebraico – oltre all’arabo e al caldaico – proprio perché, contemplando le lettere dell’alfabeto ebraico e le sue combinazioni, il cabalista contempla Dio e le sue opere.
La Cabala è una dottrina mistica presentata come rivelazione fatta da Dio agli Ebrei per meglio intendere la Bibbia.
Congiunge un aspetto teorico-dottrinale, che comporta una particolare interpretazione allegorica della Bibbia; uno pratico-magico: un’autoipnosi che mira a realizzare la contemplazione.
È di origine medioevale, ma Pico (insieme a molti altri rinascimentali) riteneva che la Cabala risalisse a Mosè. Nelle “900 Tesi ispirate alla filosofia, alla Cabbala e alla Teologia”, in cui Pico voleva unificare aristotelici e platonici, filosofia e religione, magia e Cabala.
Il “Discorso sulla dignità dell’uomo” doveva costituire la premessa delle Tesi.
Questo manifesto si sviluppa da una sentenza dell’Asclepio (attribuito a Ermete): “Grande miracolo, o Asclepio, è l’uomo”.
Tutte le creature sono ontologicamente determinate, dalla precisa essenza che gli è stata data, ad essere ciò che sono.
L’uomo è l’unico tra le creature a non avere una natura predeterminata: è egli stesso a plasmarsi secondo la forma prescelta.
L’uomo può così elevarsi alla vita della pura intelligenza ed essere come gli angeli, o addirittura salire anche più in alto fino a divenire “uno spirito solo con Dio”.
La grandezza e il miracolo dell’uomo sta nell’essere artefice di sè medesimo; la natura “camaleontica” dell’uomo era presente già in Pitagora, nella Bibbia e nella sapienza orientale, ma viene ripresa nell’Umanesimo.
