
De Ficchy Giovanni
A pochi giorni dalla fine del 2024, il governo del primo ministro Michel Barnier è a un passo dal cadere.
La crisi è esplosa attorno al bilancio proposto da Barnier, concepito per ridurre il deficit pubblico dal 6,1% al 5% entro il 2025, come richiesto dalla Commissione Europea.
Il piano includeva tagli alla spesa per 40 miliardi di euro e aumenti fiscali per 20 miliardi.
Tuttavia, le misure sono state aspramente criticate a livello interno, in particolare dal RN e dalla Nuova Unione Popolare, che vedono il bilancio come eccessivamente austero e dannoso per i cittadini.
La richiesta finale di Le Pen, l’indicizzazione di tutte le pensioni, è stata rifiutata da Barnier, segnando di fatto il fallimento del dialogo.
Entro pochi giorni il destino del governo di Michel Barnier sarà scritto, il primo ministro ha scelto di usare per forzare l’approvazione del bilancio, bypassando un Parlamento spaccato, il famigerato articolo 49.3 della Costituzione francese.
Questa mossa però potrebbe trasformarsi in un boomerang devastante, dopo l’attivazione del 49.3, i parlamentari hanno 48 ore per presentare una mozione di sfiducia.
Una volta depositata, il regolamento concede tre giorni per il dibattito e il voto.
In altre parole, il conto alla rovescia è già iniziato.
La motion de censure del Rassemblement National, che potrebbe ottenere oltre 300 voti (i 288 necessari per far cadere il governo), rischia di essere una delle più determinanti della storia recente della politica francese.
Domani potrebbe essere il giorno cruciale, ma non oltre venerdì si saprà se il governo Barnier sopravviverà , o cadrà sotto le spinte contrapposte.
Nei prossimi giorni, ogni ora sarà decisiva, e ogni dichiarazione, ogni voto, potrebbe cambiare il corso della storia francese.
Nel caso il governo cadesse, sarà stato il più breve governo della Quinta repubblica francese, ed il tentennante presidente Macron dovrà cercare un nuovo primo ministro
Nonostante il crescente malcontento che serpeggia nel paese, il presidente si è finora mantenuto distante dalla politica interna, scegliendo di concentrarsi su una visita di Stato in Arabia Saudita.
Al suo rientro potrebbe trovarsi a fronteggiare la caduta del governo, di Barnier, un evento che, se accadesse, aprirebbe nuovi scenari politici in una Francia già in crisi.
Tuttavia, secondo la Costituzione, non sarà possibile convocare nuove elezioni parlamentari fino al luglio prossimo, rendendo probabile un lungo periodo di stallo politico.
Nel frattempo, il governo ad interim dovrà presentare un piano fiscale di emergenza per evitare il blocco delle attività governative.
Questo scenario rappresenterebbe la seconda grave crisi politica per la Francia in soli cinque mesi, dopo l’instabilità seguita alle elezioni estive.
Ovviamente le difficoltà politiche si sono riflettute anche sull’economia, con i titoli francesi che sono giunti ai livelli della Grecia e uno spread con la Germania che ha raggiunto i valori della crisi del 2012.
Se le forze di opposizione riusciranno a prevalere, la Francia potrebbe trovarsi ad affrontare un periodo di incertezza politica e finanziaria senza precedenti.

