De Ficchy Giovanni

Pechino giocandosi la carta della sicurezza nazionale limita l’export di gallio, germanio e antimonio, materie prime indispensabili per la produzione di chip (civili e per la difesa), segnalando così che sono pronti a fare escalation in questa perversa strategia di “tit for tat”.

Colpo assestato dai cinesi all’export verso gli Stati Uniti di tutta quella componentistica chiave per la produzione dei microchip, è questa la fulminea controrisposta che arriva come ritorsione alla stretta americana alla spedizione di microprocessori avanzati al dragone.

L’antimonio viene impiegato per munizioni, ottiche di precisione e visori notturni. 

Il gallio si usa dai radar ai pannelli solari, dagli schermi TV a quelli dei cellulari ed è chiave nel nucleare. Il germanio, invece, si usa per i cavi in fibra ottica e i satelliti in orbita, nei grandangolari delle reflex e negli infrarossi per i militari, come le guide per missili.

Soltanto per il gallio e il germanio le ricadute stimate dallo US Geological Survey per un divieto totale sarebbero nell’ordine di circa 3,4 miliardi di dollari sul PIL americano.

Quindi si avrebbero effetti nefasti sulle catene di fornitura per apparecchiature critiche in settori strategici.

Per dare una dimensione del problema, la Cina produce oltre l’ottanta per cento del germanio e del gallio disponibile al mondo.

Le esportazioni di grafite, inoltre, saranno soggette a “revisioni più severe” e a controlli doganali molto più stringenti rispetto a quanto ad oggi avviene.”

Potrei sbagliarmi, ma di gallio, germanio e antimonio in una bella caldaia a carbone ne serve molto poco, pochissimo, nulla!

Se già incominciassimo a non dover installare pannelli e altre stupidaggini green, ne risparmieremmo un sacco, tenendoci quello che abbiamo per fare tecnologia davvero importante.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere