De Ficchy Giovanni

Si dice in giro che il Presidente Trump, non digerisca le autovetture tedesche, che anzi sia ossessionato dall’enorme quantità di auto made in deutscheland che circolano per le strade di Manhattan.
E Trump spesso sfoga la sua rabbia contro l’UE per non aver acquistato più veicoli americani, equipaggiamento militare o prodotti agricoli.
La soluzione più semplice per Washington, a questo punto sarebbe imporre tariffe sulle importazioni dall’UE, ma sarebbe anche la soluzione meno praticabile, a rimetterci sarebbero soprattutto i consumatori statunitensi e incoraggerebbe le ritorsioni da parte dell’Unione Europea.
E’ chiaro inoltre, che i dazi statunitensi non fanno altro che rafforzare il dollaro, rendendoli quindi uno strumento ampiamente controproducente per ridurre il deficit commerciale.
E’ evidente che i dazi non sono un modo intelligente per affrontare il surplus commerciale dell’UE con gli Stati Uniti, il surplus è in gran parte il risultato della debole domanda interna in Europa, e dell’esuberante domanda interna negli Stati Uniti.
La domanda privata nel vecchio continente, è compressa soprattutto dai bassi salari, e la domanda del settore pubblico è compressa da una serie di norme nazionali e a livello UE, che limitano l’indebitamento governativo.
Se per caso, l’Europa, allentasse alcune di queste norme, come ad esempio il cosiddetto “freno al debito” della Germania, la domanda europea aumenterebbe notevolmente, e il surplus commerciale si ridurrebbe automaticamente.
Infatti secondo la Tax Foundation, l’impatto di tutti i dazi introdotti dal 2016 abbia ridotto il PIL statunitense a lungo termine dello 0,2 percento, lo stock di capitale dello 0,1 percento e l’occupazione di 142.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno.
In quel periodo ,gli Stati Uniti hanno sperimentato aumenti sostanziali nei prezzi dei beni intermedi e finali, cambiamenti drastici nella sua rete di filiera, riduzioni nella disponibilità di varietà importate e il completo passaggio delle tariffe ai prezzi nazionali dei beni importati.
Probabilmente una strada facilmente percorribile e semplice per aumentare la domanda nell’UE sarebbe che i paesi membri rispettassero l’obiettivo del 2 percento del PIL sui contributi NATO, un impegno preso un decennio fa e che pochi hanno mai rispettato.
Infatti maggiori contributi dell’UE alla Nato consentirebbero a Washington di tagliare il proprio contributo, contribuendo così ad abbassare il deficit di bilancio degli Stati Uniti.
La spesa per la difesa , è un ambito relativamente facile per la cooperazione fiscale, un approccio più ambizioso sarebbe quello di discutere più ampiamente di come l’aggiustamento fiscale su entrambe le sponde dell’Atlantico potrebbe indebolire il dollaro e contribuire al riequilibrio degli scambi commerciali.
Soprattutto a partire da un aumento della spesa per la difesa nell’UE e supportato da misure per rafforzare l’euro, è un modo costruttivo per aiutare gli USA ad abbassare il loro deficit commerciale.
Si tratta dell’esatto opposto di una guerra commerciale che semplicemente impoverirebbe tutti.
