
“L’Ucraina è spacciata, e anche l’Europa non sta tanto bene”.
Con queste parole lapidarie, Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista di geopolitica Limes, ha dipinto un quadro desolante del futuro del Vecchio Continente e del conflitto russo-ucraino.
Secondo l’analista, gli Stati Uniti stanno chiedendo agli europei sacrifici che non sono in grado di sostenere, mentre l’Ucraina si scopre sempre più abbandonata dai suoi ex protettori americani.
“Gli ex protettori americani chiedono ai non più protetti europei sacrifici che non siamo in grado di sostenere”, ha dichiarato Caracciolo in un’intervista. “Non è solo una questione di spese per la difesa. È l’incompatibilità fra le nostre emergenze di sicurezza e la mentalità di popolazioni che da tre generazioni hanno introiettato la certezza che la guerra in Europa fosse stata abolita”.
Secondo Caracciolo, le principali vittime di questo voltafaccia sono e saranno gli ucraini. “L’Ucraina si scopre abbandonata dagli americani”, ha spiegato. “E questo abbandono non può essere compensato dagli europei, che non hanno né le risorse né la volontà politica di sostituirsi agli Stati Uniti”.
La crisi ucraina, quindi, rischia di trasformarsi in una tragedia annunciata, con Kiev costretta a negoziare una pace svantaggiosa o a continuare una guerra senza speranza. “Gli ucraini sono stati lasciati soli”, ha aggiunto Caracciolo. “E questo è il risultato di una strategia americana che guarda ormai altrove”.
Sullo sfondo della crisi ucraina, Caracciolo vede una sfida ben più grande: quella tra Stati Uniti e Cina. “La vera sfida strategica globale oppone Stati Uniti e Cina”, ha dichiarato. “L’Europa e l’Ucraina sono solo pedine in un gioco molto più ampio, che si gioca nel Pacifico e non più nell’Atlantico”.
Secondo l’analista, gli Stati Uniti stanno concentrando sempre più risorse ed energie nel contenimento della Cina, trascurando il fronte europeo. “L’Europa non è più una priorità per Washington”, ha spiegato. “E questo ha conseguenze drammatiche per la nostra sicurezza e per il futuro dell’Ucraina”.
L’Europa, secondo Caracciolo, si trova in una posizione di estrema fragilità. Da un lato, deve fare i conti con una popolazione che non è più abituata all’idea della guerra e che fatica a comprendere la necessità di aumentare le spese per la difesa. Dall’altro, deve affrontare una crisi ucraina che rischia di destabilizzare l’intero continente.
“Non siamo pronti”, ha dichiarato Caracciolo. “E questo è il problema più grande. Non abbiamo né la mentalità né le risorse per affrontare le sfide che ci aspettano”.
L’analisi di Lucio Caracciolo è un campanello d’allarme per l’Europa e per l’Ucraina. Mentre gli Stati Uniti guardano sempre più verso il Pacifico, la domanda che sorge spontanea è: come possiamo garantire la nostra sicurezza in un mondo che cambia?
La risposta non è semplice, ma una cosa è chiara: l’Europa non può più permettersi di essere dipendente dagli Stati Uniti. Dobbiamo trovare una nuova strada, prima che sia troppo tardi.

Grande analisi di Caracciolo. Per scrivere queste 2 ovvietà serviva un esperto di geopolitica? Trump ha sparigliato le carte a tutti. Per prima, alla Eucraina , cui è stato chiesto di fare la guerŕa per procura : lei mette gli uomini ( è stata aggredita ) la Nato , USA in testa, le armi moderne. Cosi, i Democratici USA fanno la bella figura dei difensori della libertà , danno lavoro e utili alle aziende che producono armi, da vendere indifferentemente alla Ucŕaina o ai Paesi Nato, che dando le loro sono poi costretti ad approvvigionarsi dagli USA ( che guadagna 2 volte) e costringono i Paesi Europei ad aumentare gli stanziamenti della Difesa, guadagnando anche qui 2 volte: una come produttori,di armi, una come risparmi sulle loro forniture.
Questo mette ancora più in crisi lEuropa, che in 25 anni NON È RIUSCITA a darsi una base comune sugli aspetti principali della vita degli Stati: esercito unico, sicurezza unica, politica estera unica, economia unica, sistema fiscale unico. Non solo, ma la mette in crisi ancor più nell’economia, perché aumentare le spese per la Difesa significa ridurre quelle dello sviluppo e/o dello stato sociale.
E manco la fa partecipare alle trattative di pace e forse neppure alla ricostruzione.