L’economia cubana è in condizioni molto critiche.

Cuba sta affrontando una grave crisi energetica senza precedenti, con blackout diffusi e carenza di carburante che paralizzano il paese.

Le riserve valutarie scarseggiano e le importazioni arrivano con il contagocce, i pochi beni acquistati dall’estero fronteggiando una grande domanda, vengono venduti esclusivamente in divisa estera.

Conseguenza del crescente aumento del debito pubblico, che è ormai diventato insostenibile e che il governo cubano ha smesso in parte di pagare, causando così l’interruzione del credito che gli facevano molti paesi esteri, anche considerati amici.

Chiaramente la valuta locale, ha perso nei fatti quasi il 100% del suo valore contro il dollaro negli ultimi tre anni, e nessuno si fida più della moneta di Cuba.

La dollarizzazione dell’economia è l’esatto contrario di quello che il presidente Miguel Diaz-Canel a parole vorrebbe fare.

 Il Paese è in ginocchio, impossibilitato a comprare beni dall’estero, con una produzione interna al collasso e un’inflazione altissima. 

La benzina in dollari a Cuba non è l’unica novità che emerge da questa crisi devastante.

La vendita della benzina in dollari rappresenta la volontà del governo di mitigare la domanda, al contempo stabilizzando i prezzi. 

A causa dei frequenti blackout, che in alcune zone dell’isola possono arrivare a 20 ore al giorno, molte famiglie stanno preferendo ( anche perchè non hanno altra scelta) cucinare ricorrendo al carbone.

Il sistema dei beni sussidiati, la famosa “canasta basica”, non sarà più distribuita ai cittadini, che dovranno quindi cercare i i beni di prima necessità e prodotti per l’igiene intima e personale sul mercato.

Già non sono più inviate le razioni di riso, e pesce, mentre le consegne di altri generi alimentari sono state ridotte. 

 Di conseguenza il prezzo del riso è esploso del 30%, quello dell’olio del 20% e della carne di pollo del 15%,prima di questo, le famiglie non potevano granché permettersi l’acquisto di un paniere alimentare.

Vi sono alimenti che per le difficoltà di produzione e di approvvigionamento sono introvabili, altri è possibile trovarli dopo aver fatto alcuni giri e seguendo i consigli dei passanti che ti indicano i possibili luoghi riforniti di quello che cerchi. 

Quasi tre quarti delle industrie di lavorazione della canna sono state chiuse e le terre prima destinate a tale coltivazione sono state abbandonate.

Dal 2007 si è cominciato a ridistribuire queste terre sotto varie forme, ma solo nel primo decennio del ventunesimo secolo è cresciuta la produzione dei prodotti più cari nei mercati dei prodotti agricoli.

Questa è la ragione per la quale Cuba è diventata fortemente dipendente dall’importazione di alimenti dall’estero, si tratta di politiche totalmente sbagliate su industria e agricoltura, che non solo non hanno promosso lo sviluppo economico di Cuba, ma nei fatti l’hanno fatta regredire.

Come dicevamo, i beni venduti in dollari sono maggiormente disponibili sul mercato, anche se a poterseli permettere è una minoranza di cittadini, perlopiù sono quelli che lavorano nel settore turistico, che riescono a ricevere pagamenti in valute straniere.

Tutti gli altri sono costretti a pagare in pesos o, in alternativa, a comprare dollari al mercato nero a tassi di cambio altissimi. 

Il peggio può arrivare con le possibili nuove sanzioni dell’amministrazione Trump.

C’è aria di stretta sui viaggi degli americani a Cuba.

Nel corso del primo mandato il presidente Donald Trump aveva comminato 240 misure punitive contro l’isola, includendola nella lista degli stati che sponsorizzano il terrorismo.

Tante aereoline straniere hanno già soppresso i voli per l’isola caraibica,

Di Admin

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