
Giovanni De Ricchy
Giornalista e Analista geopolitico
Il mondo della diplomazia internazionale è uno scenario serio, complesso e sfumato.
Ma quando entra in scena Donald Trump, tutto assume i toni di una sceneggiatura romanzesca, con tanto di insulti e una trama degna di un best-seller. Nella sua ultima apparizione da star, l’ex presidente degli Stati Uniti ha deciso di lanciare una raffica di critiche contro Volodymyr Zelensky, il leader ucraino che, secondo lui, è una specie di maestro burattinaio, capace di manipolare l’intero Occidente per farsi inviare montagne di denaro e armi.
“È un dittatore”, ha proclamato Trump, come se stesse annunciando il prossimo grande cattivo di una serie Netflix. Ha anche affermato che Zelensky è un “comico di modesto successo” che ha convinto gli Stati Uniti a spendere 350 miliardi di dollari per una guerra “che non poteva essere vinta”.
Ciò che Trump non ha spiegato è come qualcuno con un “modesto successo” abbia potuto realizzare un’impresa del genere, che potrebbe essere considerata il più grande colpo di marketing politico della storia.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Zelensky, per metà incredulo e per metà rassegnato, ha commentato che Trump sembrava ripetere le argomentazioni di Vladimir Putin, il che nel mondo della diplomazia equivale a dire “questo tizio ha creduto a tutto quello che dicono alla TV russa”.
Un portavoce del governo francese ha affermato che le parole di Trump sono state “diverse, varie e spesso incomprensibili”, una descrizione che potrebbe essere applicata anche ai suoi tweet di tarda notte.
Nel frattempo, a Mar-a-Lago, Trump ha pronunciato un discorso improvvisato in cui ha chiarito che Zelensky “ha fatto un pessimo lavoro” e che “vuole sicuramente continuare a far viaggiare il treno della fortuna”.
In altre parole, secondo Trump, l’Ucraina non sta venendo distrutta dall’invasione russa, ma piuttosto Zelensky si trova su una specie di ferrovia del denaro, godendosi il viaggio mentre il suo Paese va a pezzi. Una visione curiosa della realtà, per usare un eufemismo.
Anche i leader europei sono entrati nel dibattito, come se fossero la giuria di un talent show.
Emmanuel Macron ha organizzato un incontro informale per discutere la questione, mentre il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha invitato a “mantenere la calma”, cosa che, considerata la situazione, sembra fattibile quanto fare yoga nel bel mezzo di una tempesta di neve.

Boris Johnson, che ha sempre un commento pronto per ogni situazione, ha affermato che Trump “non sta cercando di essere storicamente accurato, ma di spingere gli europei all’azione”.
Il che lascia in sospeso una domanda: Trump sarà l’equivalente politico di un influencer di TikTok, che dice cose oltraggiose per aumentare il coinvolgimento?
Dalla Russia, la televisione di Stato ha trasmesso il discorso di Trump con un misto di gioia e stupore. “Il signor Trump non cerca nemmeno di nascondere la sua irritazione nei confronti di Zelensky”, ha commentato il canale Rossiya, con il tono di chi guarda un personaggio di una soap opera prendere una decisione particolarmente drammatica.
Nel frattempo, Putin, in un insolito gesto di cordialità, si è mostrato disponibile a “riprendere i negoziati”, come se sperasse che la sceneggiatura della serie gli sarà favorevole nella prossima stagione.
In conclusione, lo scontro tra Trump e Zelensky lascia una chiara lezione: la diplomazia internazionale può sembrare una complessa partita a scacchi, ma a volte assomiglia più a uno show televisivo con trame inaspettate, personaggi eccentrici e un pubblico globale che, tra stupore e risate, cerca di capire cosa diavolo stia succedendo.
