Elementi latini in rumeno

Articolo scritto di Sebastian Mihai, insegnante di lingua e letteratura rumena presso il Liceo Internazionale King George di Bucarest, Romania

Mihai Dragos-Sebastian-

Motto: Attraverso le difficoltà verso le stelle

Laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche, Lettere e Comunicazione – Specializzazione in Filologia (Letteratura e Letteratura Romena – Letteratura e Letteratura Inglese)

Laureato presso la Facoltà di Teologia Ortodossa e Scienze dell’Educazione – Università Valahia di Târgovişte

Studente magistrale – Multilinguismo e interculturalità nel contesto europeo

Laurea Magistrale in Gestione dell’Istruzione.

Insegnante di lingua e letteratura rumena e discipline filologiche presso il Liceo Internazionale “King George” di Bucarest.

Aree di interesse: istruzione, cultura, arte. Mi piace essere coinvolto nella società e partecipare attivamente alla costruzione di un futuro migliore per le giovani generazioni. Credo che gli studenti contemporanei abbiano bisogno di un nuovo paradigma quando si tratta di istruzione, uno in cui l’enfasi è sulla formazione del loro profilo intellettuale e morale.

L’evoluzione storica (che comprende l’evoluzione sociale, politica e culturale) è l’unica che talvolta spiega lo status linguistico concesso a un dialetto o a un gruppo di dialetti, di solito partendo dal fatto che sulla loro base sia stata creata o meno una lingua letteraria e se siano stati la base per la formazione di una coscienza nazionale e di uno Stato moderno. Ciò significa che non sempre esistono criteri rigorosi per delimitare una lingua storica da un’altra, per cui non è possibile fornire un’argomentazione linguistica sufficiente per delimitare la lingua olandese dai dialetti confinanti in Germania, che sono attribuiti alla lingua tedesca, sebbene questi dialetti siano più vicini all’olandese che ai dialetti della Germania meridionale. D’altro canto, i dialetti franco-provenzali della Francia centrale sono considerati solo varianti locali e non una lingua vera e propria, anche se la loro attribuzione al francese o al provenzale è controversa.

Pertanto, la situazione delle lingue parlate oggi in Europa e dei territori in cui sono diffuse rappresentano il risultato della storia sociale e culturale del continente, e non della storia di ciascuna di esse. Alcune di queste lingue, come il greco moderno, presentano una continuità con il mondo europeo antico, nel senso che sono le uniche portatrici di alcune lingue di quell’epoca. Altre, come le lingue romanze, germaniche e slave, continuano il mondo antico, ma in forme diversificate e con trasformazioni così numerose e profonde da rappresentare piuttosto una discontinuità rispetto ad esso, perché il latino non si trova come tale in nessuna delle lingue romanze, né il germanico comune o lo slavo comune in nessuna delle lingue germaniche o slave.

Per lingue romanze si intende un gruppo di idiomi europei, che hanno origine nel latino e, pertanto, presentano una struttura grammaticale derivata dal latino, nonché elementi del patrimonio lessicale principale (pronomi, avverbi di comparazione, preposizioni, congiunzioni, verbi ausiliari, articoli, ecc.) con la stessa origine.

Il vocabolario delle lingue romanze è formato da un nucleo comune di parole ereditate dal latino, a cui in ogni lingua si aggiungono altri elementi, alcuni provenienti dal sostrato (solitamente con una certa etimologia, pochi in numero), e altri (molto numerosi) presi in prestito da altre lingue, sia attraverso il contatto diretto con altri popoli (a livello popolare), sia attraverso l’influenza culturale (a livello delle lingue letterarie). Per questo motivo, ogni lingua romanza ha arricchito il proprio vocabolario attraverso numerose creazioni lessicali, ottenute principalmente tramite derivazione.

Per quanto riguarda l’elemento latino ereditato, il rumeno si distingue per il suo carattere più arcaico rispetto alle altre lingue romanze, poiché conserva in misura maggiore alcuni elementi latini originali. Dal punto di vista fonetico si nota una più marcata conservazione dello scheletro consonantico latino, vicino in questo senso all’italiano.

Nella morfologia, oltre al mantenimento del genere neutro dei sostantivi, nella declinazione di questa parte del discorso si mantengono ancora due casi del femminile singolare.

Come lo spagnolo, il rumeno usa una preposizione speciale per l’oggetto diretto se si riferisce a una persona (pe in rumeno e a in spagnolo).

Insieme all’italiano, la lingua rumena conserva come desinenze del plurale i segni caratteristici del nominativo della prima e della seconda declinazione plurale del latino. Il futuro e il condizionale si formano con l’ausiliare vrea-voi, come in greco, e, in molte situazioni in cui le lingue occidentali usano l’infinito, il rumeno ricorre al congiuntivo, nel caso dello stesso soggetto.

 Inoltre, anche in rumeno si sono verificati dei cambiamenti di paradigma dal congiuntivo all’indicativo, come è accaduto con il perfetto e con alcune forme del presente del verbo esse, come la terza persona plurale (ei sunt).

Per ottenere il comparativo di superiorità si usa il suffisso lat, come in spagnolo e portoghese. magis (> Rom. può). Alcune somiglianze tra il rumeno e il portoghese sono spiegabili con il carattere di aree laterali della romanità nel caso delle due lingue, con il rumeno al limite orientale e il portoghese a quello occidentale.

 I primi documenti rumeni risalgono al XVI secolo, quindi sono molto più tardivi rispetto alle altre lingue romanze. La lingua letteraria rumena si è formata sulla base del dialetto daco-rumeno, con una preponderanza nella pronuncia del sottodialetto valacco. La sua fase antica, quando veniva scritta con l’alfabeto cirillico, era caratterizzata dall’influenza della lingua slava e della lingua neogreca. Con la manifestazione della corrente culturale illuminista, la Scuola di Transilvania, soprattutto dopo il 1780, si verificò un riorientamento verso l’europeizzazione, un processo che significò, tra le altre cose, l’adozione dell’alfabeto latino e un riorientamento per quanto riguarda le fonti di prestito.

 Furono così introdotti numerosi elementi lessicali tratti dal latino colto e da alcune lingue romanze occidentali, in particolare il francese. Si registrarono prestiti anche dal tedesco e, a partire dalla seconda metà del XX secolo, dall’inglese.

Sebbene continuino nei loro aspetti fondamentali le situazioni del latino, le dieci lingue romanze hanno ciascuna una propria personalità per quanto riguarda l’organizzazione degli elementi ereditati, nonché la combinazione con gli elementi del sostrato e dell’adstrato, sensibilmente diversi tra loro.

 Tuttavia, le lingue romanze presentano anche alcuni tratti in comune, distinti dal latino, ma che, proprio per il fatto di essere comuni, attestano il fatto che esse hanno avuto origine nel territorio della lingua latina, solo che non vi hanno rappresentato fenomeni determinanti né sono apparse nella fase tarda della lingua latina popolare.

Il confronto con il latino rivela, da un lato, la più marcata conservazione delle strutture fonetiche originali da parte del rumeno e dell’italiano e, dall’altro, alcune somiglianze tra la situazione rumena e quella portoghese, spiegabili con lo status di aree laterali (più conservatrici) rappresentate dalle due lingue nel mondo romanzo.

Un fattore determinante per le lingue romanze è la presenza dell’adstratum germanico, intendendo qui soprattutto gli antichi elementi germanici del periodo della dissoluzione dell’Impero romano, molto pronunciati in francese, importanti in italiano, con elementi determinabili in spagnolo e portoghese e impercettibili in rumeno.

Una serie di parole non attestate nel latino classico divennero particolarmente produttive in rumeno, come fenomeni latini arcaici, essendo assenti in altre lingue romanze. Di questi, 44 sono sostantivi ereditati dal latino: lat. canticum > canzone; latino hospitium > ospitalità; imperator > imperatore; giudice > contea; lingula > cucchiaio; miglia > soldato; ovis > pecora; placenta > torta; caecia > nebbia; margella > corallo; pharmacum > fascino; vestimentum > indumento.

Aggettivi e avverbi illustrano lo stesso fenomeno della sopravvivenza dell’elemento latino solo in un’area geografica isolata: agilis > ager; felix > felice; languidus > languido; putrido > marcio. Sono attestati anche 46 verbi di etimo latino, conservati principalmente in rumeno: perambulare > plimba; procedere > procedere; attepire > sonnecchiare; averruncare > lanciare; sudore > sudore; circitare > investigare; scissione > scissione; escubolazione > pene; estemperanza > calmare; coincidenza > accadere; lignare > dondolare; liberazione > perdono; trepidazione > trepidazione ecc. Altri esempi potrebbero catturare l’attenzione: se lat. balteus è assente nel francese, dove è sostituito da un derivato; la latinità danubiana lo ha conservato. Nel daco-rumeno si è conservata la forma latina canis, mentre in spagnolo il termine è rimasto sconosciuto.

Molte parole hanno sperimentato un ampliamento di significato nel passaggio al contesto panromanzo. Il verbo “habeo” ha ricevuto nel tardo latino anche il significato generale di “esistere”, un uso che ritroviamo in alcune lingue romanze: fr. c’è, spec. EHI.

Buona parte dei termini appaiono con significati modificati, risalenti al latino popolare. Uovo. Densusianu compilò il seguente elenco: afflare aveva nel latino classico il significato di “soffiare”, “inalare”, mentre il vocabolario panromanzo lo conservò con il significato di “scoprire”: rom. per scoprire, spec. hallar, porto. Lo scopro e torno. scoprire. In latino apprensione significa “prendere”. classico, e nel tardo latino significa “accendere”: rom. per illuminare, fr. aspettarsi. Gli autori classici attribuiscono il Lat. caballus che significa “cavallo da lavoro” e tardo latino – significato di “cavallo da corsa”, conservato in tutte le lingue romanze: Rom. cavallo, fr. cavallo, esso. cavallo, sp. cavallo, porto. cavallo.

Il termine latino dolus, che significa “dolore”, ha conservato il suo significato anche nello spagnolo (dolor) e nel suo derivato “doloroso”, mentre in rumeno la parola “dor” ha un alto grado di astrazione e spiritualizzazione.

Per designare la nozione di “ponte”, le lingue romanze utilizzano l’etimo latino. ponce, -tis, mentre in rumeno il termine latino ha sviluppato il significato di “ponte”. Per “strada” si usava il termine “callis”, da cui deriva il termine rumeno “cale”. Da “fossatum”, che aveva il significato etimologico di “fossato”, conservato in francese e italiano (fr. fosse, it. fossato), si è sviluppato in rumeno il significato di “villaggio”. Il termine entrò nel periodo moderno dello sviluppo della lingua rumena come neologismo romanzo, in strutture come fossa settica.

Il termine latino “insignare” ha acquisito in rumeno il significato di “significare”, a differenza di altre lingue romanze, dove ha conservato il significato di “insegnare a qualcuno”. Per il lat. intendere La lingua rumena ha conservato il significato etimologico “tendere”, a differenza delle altre lingue romanze che hanno sviluppato il significato di “sentire, comprendere” (fr. entendere, it. intendere, spec. entender).

Lo studio del fondo latino ha permesso di seguire la diversa evoluzione di alcuni termini da uno “stato linguistico” all’altro, da un’area linguistica all’altra. Queste parole, tuttavia, circolano accanto a termini comuni e ampiamente utilizzati, che sono sopravvissuti grazie alla ricchezza semantica e alla potenza della derivazione nelle lingue neolatine.

Nella lingua rumena, secondo il criterio dell’origine, le parole più numerose sono quelle ereditate dal latino: delle 2581 unità del vocabolario rappresentativo della lingua rumena, selezionate per l’analisi nel volume citato, 782 hanno un etimo latino (ereditate direttamente), e 38 provengono da fonti accademiche e sono anch’esse di origine latina. Non mancano nemmeno i prestiti dalle lingue romanze (francese, italiano), anche se sono collocati gerarchicamente dopo parole di etimologia slava.

BIBLIOGRAFIA

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