
Buone notizie continuano ad arrivare per il mercato dei mutui a tasso variabili, dove assisteremo ancora alla graduale discesa delle rate dei finanziamenti in corso, con un conseguente alleggerimento e risparmio per le tasche dei consumatori.
Sul fronte dell’offerta delle banche, sarà interessante monitorare come risponderanno le banche: ci aspettiamo che – in virtù di una crescente competizione concentrata tipicamente nei primi mesi dell’anno – continueranno a offrire condizioni appetibili sul comparto delle nuove erogazioni, pur dovendo fare i conti con proiezioni di un fisiologico rialzo degli IRS di medio lungo periodo”.
“Le previsioni per il 2025 indicano una stabilizzazione dei tassi di interesse che potrebbe favorire ulteriormente l’accesso al credito per l’acquisto di immobili. Questa tendenza, unita a una maggiore apertura da parte delle banche nella concessione di prestiti, potrebbe stimolare ulteriormente la domanda nel mercato immobiliare”.
Per queste premesse che il 2025 si prospetta come un anno cruciale per il mercato dei mutui in Italia.
“Le proiezioni indicano ulteriori riduzioni, con i tassi che potrebbero raggiungere il 2,5% ad aprile e il 2% a giugno, arrivando, potenzialmente e nella più rosea delle previsioni – addirittura all’1,5% entro la fine dell’anno”.
La Bce prosegue con i tagli; nella seconda seduta dell’anno l’istituto di Francoforte ha deciso di ridurre i tassi di interesse di altri 25 punti base, portando il costo delle operazioni di rifinanziamento principali, delle operazioni di rifinanziamento marginale e dei depositi presso la banca centrale rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, con effetto dal 12 marzo 2025.
“Il processo disinflazionistico è ben avviato. L’andamento dell’inflazione ha continuato a rispecchiare pressoché le attese dei nostri esperti e le ultime proiezioni sono strettamente in linea con le prospettive di inflazione precedenti. Gli esperti indicano ora che l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,3% nel 2025, all’1,9% nel 2026 e al 2,0% nel 2027. La revisione al rialzo dell’inflazione complessiva per il 2025 riflette la più vigorosa dinamica dei prezzi dell’energia.
L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,2% nel 2025, al 2,0% nel 2026 e all’1,9% nel 2027.
Si legge nella nota con la quale la Banca Centrale spiega le motivazioni dei nuovi tagli ;
“L’economia, – aggiungono i banchieri centrali, – fronteggia perduranti difficoltà e i nostri esperti hanno nuovamente corretto al ribasso le proiezioni di crescita: allo 0,9% per il 2025, all’1,2% per il 2026 e all’1,3% per il 2027. Le revisioni al ribasso per il 2025 e il 2026 riflettono la diminuzione delle esportazioni e la continua debolezza degli investimenti, in parte a seguito dell’elevata incertezza sulle politiche commerciali e su quelle economiche più in generale.
L’aumento dei redditi reali e il graduale venir meno degli effetti dei rialzi passati dei tassi di interesse restano le principali determinanti alla base dell’atteso incremento della domanda nel corso del tempo. Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi durevolmente sul suo obiettivo del 2% a medio termine”.
