
La fiaba di “Biancaneve e i sette nani”, nella sua versione disneyana, rappresenta un’intrigante allegoria esoterica, in grado di disvelare verità profonde sull’anima umana e sul cammino spirituale.
Walt Disney, massone noto per la sua attenzione ai simboli e ai significati nascosti, ci invita a esplorare questo racconto oltre la superficie, scoprendo un sapere che solo chi “ha occhi per vedere” può realmente comprendere.
Biancaneve, allora, non è semplicemente una fanciulla perseguitata, bensì l’anima stessa, nella sua purezza originaria, la “candida neve” incontaminata dalla materia. La matrigna, Regina cattiva, è l’Ego, l’ombra che proietta illusioni e desideri distorti, bramando il controllo e l’annientamento della vera essenza.
Lo specchio magico, lungi dall’essere un mero oggetto vanitoso, diviene lo strumento di introspezione, la coscienza che riflette le verità, spesso scomode, celate nel profondo. Il cacciatore, incaricato di uccidere Biancaneve, rappresenta l’intelletto razionale, che inizialmente si piega al volere dell’Ego, ma che, di fronte alla purezza dell’anima, si redime, risparmiandola.
La fuga nel bosco simboleggia il distacco dal mondo illusorio, l’abbandono delle convenzioni sociali e la ricerca di rifugio nell’inconscio, il regno della natura e dell’intuizione.
I sette nani, figure archetipiche, incarnano le diverse facoltà psichiche, le energie interiori che operano al servizio dell’anima: la saggezza, la forza, la gioia, la tristezza, la timidezza, la sonnolenza e la malattia (Dotto, Brontolo, Gongolo, Mammolo, Pisolo e Eolo, con Cucciolo che rappresenta l’innocenza). Essi, lavoratori instancabili nelle miniere (il profondo dell’anima), estraggono gemme preziose (le virtù) necessarie per l’evoluzione spirituale.
La mela avvelenata, offerta dalla Regina travestita da vecchia, è la tentazione, l’illusione mascherata da innocenza, che l’Ego presenta per imprigionare nuovamente l’anima.
Il sonno profondo di Biancaneve è lo stato di oblio, la perdita di consapevolezza causata dall’inganno. Solo il bacio del Principe, simbolo dell’amore divino e della forza spirituale superiore, può risvegliare l’anima dal suo torpore, liberandola dalle catene dell’Ego e conducendola all’illuminazione.
.I sette nani, con la loro umiltà e laboriosità, simboleggiano le virtù necessarie per affrontare il cammino. Ognuno di loro, con le proprie peculiarità, incarna un aspetto della nostra psiche che deve essere coltivato e integrato. La loro casa nel bosco, rifugio sicuro e modesto, è il simbolo della nostra anima, il luogo interiore dove possiamo ritrovare la serenità e la forza per proseguire.
La matrigna, invece, rappresenta l’ego, la parte oscura di noi stessi, ossessionata dalla bellezza esteriore e dal potere. Lo specchio magico, che riflette solo l’apparenza, è l’emblema dell’illusione, della superficialità che ci allontana dalla vera essenza. La mela avvelenata, offerta con inganno, è la tentazione di cedere alle passioni e ai desideri effimeri, che ci portano alla caduta e alla perdita di contatto con il divino.
Il sonno di Biancaneve, apparentemente una condizione di morte, è in realtà una fase di trasformazione, un periodo di incubazione necessario per la rinascita.
È il momento in cui l’anima si purifica, si libera dalle scorie del passato e si prepara a ricevere la grazia. Il bacio del Principe, infine, non è solo un atto d’amore, ma il simbolo dell’illuminazione, del risveglio alla vera realtà. È il momento in cui l’anima si ricongiunge con la sua natura divina, ritrovando la sua purezza originaria e vivendo in eterna armonia.
La fiaba di Biancaneve, quindi, non è solo un racconto per bambini, ma un invito a intraprendere un viaggio interiore alla ricerca della nostra verità più profonda.
Il regno finale, dove Biancaneve e il Principe vivono felici e contenti, rappresenta l’unione con il divino, la piena realizzazione spirituale e il ritorno alla purezza originaria. La fiaba di Biancaneve, quindi, è un percorso iniziatico, una mappa celata per chi cerca la verità dentro di sé.
Biancaneve: l’Anima e il Femminino Sacro
Biancaneve, con il suo nome che evoca la purezza e la verginità, simboleggia l’anima umana, il nostro Femminino Sacro o Sophia Interiore. La neve, stato d’aggregazione dell’acqua, è l’elemento femminile per eccellenza, richiamando l’energia del ciclo della vita e della fertilità. Qui, l’acqua e il suo simbolismo diventano il fondamento su cui si sviluppa la storia, poiché Biancaneve è figlia di un Re, che rappresenta lo spirito, il Padre.
.Il suo candore immacolato è lo specchio di un’innocenza primigenia, non ancora corrotta dalle asperità del mondo e dagli influssi negativi. La sua bellezza, quindi, non è solo esteriore, ma un riflesso della luce interiore che risiede in lei, una scintilla divina latente, pronta a manifestarsi.
Il Re, suo padre, depositario del potere e della saggezza, invoca la nascita di una figlia “bianca come la neve, rossa come il sangue, nera come l’ebano”, un desiderio che racchiude in sé la triade fondamentale dell’esistenza: la purezza, la vitalità e la profondità dell’ombra. In questa invocazione, si prefigura il destino di Biancaneve, un percorso di crescita e di trasformazione che la condurrà ad integrare questi tre aspetti in una nuova, completa consapevolezza.
La neve, il sangue e l’ebano diventano, quindi, le coordinate simboliche che delineano il suo cammino iniziatico, un viaggio attraverso le tenebre per riscoprire la luce interiore.
In questa narrazione, la Matrigna emerge come una figura opprimente che incarna l’ego astrale—l’aspetto della nostra natura che compete, giudica e imprigiona l’anima.
Il suo incessante interrogare lo Specchio riflette la ricerca disperata di approvazione esteriore, un eco della società contemporanea ossessionata dall’apparenza e dal confronto.
Questo ego astrale proietta un’ombra sinistra sulla nostra percezione di noi stessi, distorcendo la realtà e alimentando un ciclo vizioso di insoddisfazione.
La Matrigna, intrappolata nella sua prigione dorata di perfezione artefatta, non riesce a riconoscere la vera bellezza, quella interiore, che irradia da Biancaneve, simbolo dell’anima innocente e non corrotta.
La sua ossessione per la giovinezza e la bellezza fisica è una metafora della nostra paura di invecchiare e confrontarci con la mortalità, paure che ci spingono a cercare la validazione in effimeri elogi esterni anziché coltivare la ricchezza del nostro essere interiore.
La sua magia oscura, i suoi sortilegi e i suoi tentativi di eliminare Biancaneve rappresentano le strategie distruttive che l’ego astrale impiega per sopprimere la nostra autenticità, per silenziare quella voce interiore che ci guida verso la verità e l’autorealizzazione. In definitiva, la fiaba di Biancaneve è una parabola sul superamento dell’ego astrale e sulla liberazione dell’anima, un invito a riscoprire la bellezza autentica che risiede in noi, al di là delle illusioni dello specchio.
Il Cacciatore e i Sette Nani: Trasformazione e Chakra
Il Cacciatore, figura ambivalente, simboleggia il processo di liberazione dalle forze primordiali e instintive dell’animale interiore, mentre i sette nani rappresentano i sette chakra, i centri energetici del corpo umano.
Ognuno di loro incarna virtù e vizi, tessendo un legame diretto con gli archetipi planetari. Nella miniera, i nani lavorano incessantemente per estrarre “diamanti” dalle profondità dell’inconscio, attraverso la trasmutazione delle energie inferiori in forze più elevate, esprimendo così il potenziale alchemico dell’essere umano.
L’associazione di ciascun nano con un pianeta non è casuale. Brontolo, ad esempio, richiama Saturno, mentre Cucciolo simboleggia Mercurio, e attraverso questi archetipi, Biancaneve comincia a riconoscere e integrare le diverse parti di sé.
Il Mito della Mela e il Risveglio
La mela offerta dalla Matrigna rappresenta la tentazione, il frutto avvelenato della conoscenza, e richiama alla mente il racconto biblico di Eva. Biancaneve, attratta dalla bellezza esteriore del frutto, cede, cadendo in un sonno profondo che simboleggia lo stato di incoscienza delle anime nella loro lotta contro le influenze luciferiche. Questo sonno rappresenta l’oblio della propria essenza divina, una condizione da cui risvegliarsi attraverso il lavoro interiore sui chakra.
Il Principe Azzurro e le Nozze Alchemiche
Il Principe Azzurro incarna il Cristo, il Mascolino Sacro che, baciando Biancaneve, la risveglia e le consente di riconnettersi con il Logos. Questo “bacio” non è solo una metafora di amore romantico, ma simboleggia l’unione mistica tra il principio maschile e quello femminile, la realizzazione del Matrimonio Mistico. Questa unione porta alla nascita del “Secondo Adamo”, l’Androgino, manifestando la Grande Opera Alchemica.
In conclusione, la fiaba di Biancaneve non è solo una storia per bambini, ma una ricca allegoria esoterica che invita alla riflessione sul nostro viaggio interiore.
Essa insegna l’importanza della integrazione delle diverse parti di noi stessi, culminando nel risveglio e nell’illuminazione. Una chiamata a tutti noi a risvegliare l’anima addormentata e a cercare il nostro vero potenziale attraverso il lavoro interiore e la riconnessione con il divino.
