
L’ultimo fine settimana è stato dominato dalla presenza mediatica di Carlo Calenda, soprannominato “il Churchill dei Parioli” da Dagospia, in seguito al congresso del suo partito, Azione (che alle ultime elezioni ha superato di poco il 3%).
L’attenzione è dovuta principalmente all’intervento della Premier Meloni al congresso, accolta con applausi e persino un’improvvisata “ola”.
Un gesto, quello dell’ola, che ha scatenato un vespaio di polemiche interne ed esterne al partito.
C’è chi ha visto un’apertura al dialogo istituzionale, un segno di maturità politica, e chi, invece, un pericoloso cedimento, un’ammiccamento malcelato alla destra che rischia di snaturare l’identità di Azione.
Lo stesso Calenda, intervistato a caldo, ha cercato di smorzare i toni, parlando di “rispetto istituzionale” e di necessità di confronto sulle riforme.
Ma la frittata, come si suol dire, era fatta.
I social media sono impazziti, con hashtag al vetriolo e meme satirici che paragonavano Calenda a un novello Cavour pronto a tradire gli ideali risorgimentali.
Resta da vedere se questa inaspettata “liaison” tra Calenda e Meloni porterà a qualcosa di concreto in termini di riforme o se si rivelerà un semplice fuoco di paglia, un episodio destinato a finire nel dimenticatoio della cronaca politica italiana, sempre affamata di colpi di scena e improvvisi ribaltamenti.
L’incertezza regna sovrana, come spesso accade nel Belpaese, dove gli accordi politici nascono e muoiono più velocemente delle mode estive.
C’è chi sussurra di un’abile manovra tattica da parte di entrambi, Calenda alla ricerca di una visibilità perduta e Meloni desiderosa di dimostrare apertura e capacità di dialogo al di là delle appartenenze partitiche.
Altri, più maliziosi, vedono in questa “liaison” un tentativo di indebolire ulteriormente un’opposizione già frammentata e confusa.
Di certo, il panorama politico italiano si arricchisce di un nuovo elemento di imprevedibilità, un’ulteriore variabile in un’equazione già di per sé complessa e di difficile risoluzione.
Non resta che attendere e osservare gli sviluppi, sperando che questa volta, dietro la facciata delle dichiarazioni e dei sorrisi di circostanza, si nasconda un reale intento di cambiamento e di miglioramento per il Paese.
Ma, conoscendo la storia politica italiana, la cautela è d’obbligo.
Intanto, nei circoli radical chic dei Parioli, si vocifera già di un possibile rimpasto di governo, con Calenda in pole position per un ministero chiave.
Ma, si sa, nei palazzi del potere romano, la realtà supera spesso la più fervida delle fantasie.
Intendiamoci io non sono sempre d’accordo con quello che dice Calenda sia in politica estera che interna.
E’ inoltre il modo come lo dice che mi lascia perplesso: i giri di parole, le ellissi letterali, i paradigmi, insomma sembra quasi che debba sempre dimostrare che lui qualche libro l’ha letto.
A differenza del popolo bue che si pasce nell’ignoranza e guarda solo i programmi cretini in Tv.
E poi, diciamocelo, tutta ‘sta prosopopea per cosa?
Per dire che il governo fa schifo?
Lo sappiamo già!
Non c’era bisogno di scomodare Aristotele e pure Nietzsche per arrivarci.
Sembra quasi che goda a sentirsi superiore, a guardare dall’alto in basso noi poveri mortali che non abbiamo la sua erudizione.
Ma alla fine, la verità è che è solo un altro intellettuale da salotto, buono solo a sparare sentenze e a complicare le cose semplici.
Meglio un buon bicchiere di vino e una partita a carte, almeno lì non c’è bisogno di fingere di capire chissà cosa.
n un eccesso di superbia, il nostro “Churchill” ha concluso il suo intervento congressuale invocando una “Nato Europea”, imitando il suo idolo e chiamando a raccolta i “volenterosi italiani”.
Il significato rimane del tutto oscuro.
Ma cosa intende?
Un esercito europeo parallelo?
Un doppione costoso e inutile?
Un’altra burocrazia elefantiaca foraggiata dai contribuenti?
L’Alleanza Atlantica, pur con tutte le sue magagne, è un pilastro della nostra sicurezza da decenni.
Smantellarla pezzo per pezzo con queste velleità “imperiali” è da irresponsabili.
E poi, “volenterosi italiani”?
Chi sarebbero costoro?
Le truppe alpine?
I carabinieri?
I pensionati con la fionda?
Il tutto suona come un’ennesima sparata populista, buona per riempire le pagine dei giornali e solleticare l’orgoglio ferito di qualche nostalgico. La sostanza, come sempre, è fumo negli occhi.
Anziché sognare improbabili “Nato bis”, il nostro “Churchill” si concentri sui problemi reali del Paese: lavoro, sanità, inflazione.
Forse otterrebbe risultati più concreti.
Ma si sa, è più facile gridare al vento che affrontare la realtà.
Si potrebbe definire la nostra autocrazia televisiva, e il povero Calenda, senza la Meloni, non avrebbe neanche un “like” per sbaglio.
That’s all folks.
