
La premier volerà negli States per parlare direttamente con il presidente Usa della questione tariffe. Meloni ha fatto sapere che proporrà “la possibilità di azzerare i reciproci dazi sui prodotti industriali esistenti con la formula ‘zero per zero’”.
Un’operazione che, nelle parole della premier, “creerebbe un’area di libero scambio avanzata tra le due sponde dell’Atlantico, dando un segnale di distensione e di fiducia ai mercati”.
L’incontro, previsto per la prossima settimana a Washington, si preannuncia quindi cruciale.
Sul tavolo, oltre alla questione dazi, anche i dossier Ucraina e Cina, temi sui quali Meloni intende rafforzare la partnership strategica con gli Stati Uniti.
La proposta dello “zero per zero” è ambiziosa e mira a superare le attuali tensioni commerciali, spesso legate a questioni come l’acciaio e l’alluminio.
Resta da vedere se trump accoglierà favorevolmente l’idea, considerando anche le pressioni interne sul fronte protezionistico.
L’obiettivo di Meloni è chiaro: rilanciare i rapporti economici transatlantici e posizionare l’Italia come interlocutore privilegiato degli Usa in Europa.
Una mossa che si traduce in un rinnovato atlantismo, con una particolare attenzione alla partnership con Washington non solo sul fronte della sicurezza, ma anche su quello commerciale e degli investimenti.
In un contesto geopolitico segnato da incertezze e dalla competizione tra blocchi, Meloni punta a rafforzare il ruolo dell’Italia come ponte tra le due sponde dell’Atlantico, sfruttando la sua posizione geografica e il suo tessuto industriale per attrarre capitali americani e promuovere la crescita economica.
Ho già detto quello che penso: penso sia una decisione assolutamente sbagliata da parte dell’amministrazione Trump. Le economie delle nazioni occidentali sono fortemente interconnesse, politiche protezionistiche così incisive finiranno per danneggiare l’Europa quanto gli Stati Uniti”.
L’obiettivo di Meloni è molto ambizioso e si inserisce in una strategia più ampia di riposizionamento dell’Italia come partner affidabile e strategico per gli Stati Uniti, in un momento in cui Washington cerca alleati solidi per contrastare l’influenza crescente di altre potenze globali.
Meloni, forte di un consenso interno stabile e di una linea politica atlantista convinta, si propone come interlocutore privilegiato, capace di interpretare le esigenze americane e di tradurle in opportunità concrete per le imprese e i lavoratori italiani.
La sfida, tuttavia, è complessa.

La concorrenza con altri paesi europei, anch’essi desiderosi di attirare investimenti americani, è agguerrita. E le tensioni geopolitiche, con le loro ricadute economiche, rendono lo scenario globale particolarmente instabile.
Per questo, Meloni punta su una diplomazia attiva e su una narrazione che valorizzi i punti di forza dell’Italia: la sua cultura, la sua creatività, la sua capacità di innovazione e, soprattutto, la sua posizione geografica strategica, che la rende un hub naturale per il commercio e gli investimenti tra l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente.
Un ponte, appunto, non solo geografico, ma anche culturale ed economico, tra le due sponde dell’Atlantico.
L’agenda è difficile e si confronta con sfide complesse, tra cui la necessità di allineare le politiche nazionali alle priorità americane e di superare le resistenze interne di chi vede nell’eccessivo atlantismo un rischio per la sovranità nazionale.
Resta da vedere se questa strategia si rivelerà vincente nel lungo periodo, ma è indubbio che Meloni stia imprimendo una svolta decisa alla politica estera italiana, con un occhio di riguardo verso gli Stati Uniti e una chiara volontà di rafforzare il legame transatlantico.
Intanto sono al vaglio diverse possibilità su come aiutare i settori economici più colpiti dai dazi
