De Ficchy Giovanni

Ecco la nuova classificazione Istat che certifica i «servizi sessuali» Nell’elenco Istat alla voce “servizi di incontro”
figura anche la prostituzione.
Una scelta che fa discutere e che apre un vaso di Pandora su come la società italiana percepisce e regolamenta il lavoro sessuale.
Si tratta di un riconoscimento di fatto di un’attività economica sommersa, ma pone anche interrogativi etici e legali complessi. Come si tassano i “servizi sessuali”?
Come si tutelano i lavoratori del sesso?
E come si concilia questa nuova classificazione con le leggi che puniscono lo sfruttamento della prostituzione?
E’ proprio qui che nasce la complessità.
Se consideriamo alcune forme di prostituzione come lavoro, allora le leggi contro lo sfruttamento diventano cruciali per garantire condizioni di lavoro sicure, salari equi e protezione dalla violenza e dalla coercizione.
Questo approccio riconoscerebbe l’autonomia e i diritti dei sex worker, spostando l’attenzione dalla criminalizzazione alla regolamentazione e al sostegno. Invece di proibire completamente la prostituzione, lo Stato si concentrerebbe sulla creazione di un ambiente in cui i sex worker possano operare in sicurezza e dignità.
Ciò implicherebbe l’implementazione di licenze, ispezioni, formazione e l’accesso a servizi sanitari e legali. Inoltre, si rafforzerebbero le misure per contrastare il traffico di esseri umani e la prostituzione minorile, che rappresentano forme di sfruttamento inaccettabili che devono essere contrastate con la massima fermezza.
Il dibattito è complesso e richiede un’analisi approfondita delle implicazioni sociali, etiche ed economiche, ma l’obiettivo finale dovrebbe essere quello di proteggere i più vulnerabili e garantire che tutti abbiano la possibilità di vivere una vita libera dalla violenza e dallo sfruttamento.
D’altro canto, la criminalizzazione totale della prostituzione può spingere le persone verso la clandestinità, rendendole più vulnerabili allo sfruttamento e impedendo loro di accedere a servizi sanitari e legali.
Allo stesso modo, la depenalizzazione o la legalizzazione, pur offrendo potenziali vantaggi in termini di regolamentazione e tutela dei lavoratori del sesso, sollevano preoccupazioni riguardo alla possibilità di un aumento della domanda e, di conseguenza, dello sfruttamento, nonché di problemi di ordine pubblico e di impatto sulle comunità locali.
La questione è complessa e richiede un’analisi attenta dei diversi approcci e delle loro possibili conseguenze, tenendo conto sia della tutela dei diritti individuali sia della prevenzione dello sfruttamento e della violenza.
Il dibattito deve quindi bilanciare la necessità di proteggere le persone vulnerabili con il rispetto della loro autonomia e la gestione degli impatti sociali più ampi.
Si tratta di trovare un equilibrio delicato tra la tutela della dignità della persona e la lotta contro lo sfruttamento, un dibattito aperto e in continua evoluzione che coinvolge aspetti etici, sociali e legali
Domande che richiedono un dibattito ampio e approfondito, al di là dei facili moralismi e delle ipocrisie.
