De Ficchy Giovanni

Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha scatenato un nuovo dibattito, quando ha affermato che la green card non garantisce agli immigrati un diritto indefinito di soggiorno negli Stati Uniti.
La dichiarazione, rilasciata durante un’intervista particolarmente accesa, ha immediatamente acceso le polveri nel panorama politico e giuridico americano.
Vance ha argomentato che il possesso di una green card, pur conferendo il diritto di risiedere e lavorare legalmente negli Stati Uniti, non dovrebbe essere considerato un lasciapassare incondizionato, soprattutto in caso di condanne penali gravi o violazioni delle leggi sull’immigrazione.
“La green card è un privilegio, non un diritto assoluto,” ha dichiarato Vance, aggiungendo che “dobbiamo assicurarci che chi beneficia di questo privilegio rispetti le nostre leggi e contribuisca positivamente alla nostra società.”
Le sue parole hanno trovato immediato sostegno tra i conservatori, che da tempo chiedono un inasprimento delle politiche di immigrazione e un maggiore controllo sui requisiti per mantenere lo status di residente permanente. Diversi esponenti repubblicani hanno plaudito alle affermazioni di Vance, definendole un “atto di coraggio” e un “segnale chiaro” che l’amministrazione Trump intende affrontare seriamente la questione dell’immigrazione.

D’altra parte, le dichiarazioni di Vance hanno suscitato forti critiche da parte dei progressisti e delle associazioni per i diritti degli immigrati. Molti hanno accusato il vicepresidente di alimentare la xenofobia e di distorcere la realtà giuridica, sottolineando che la revoca della green card è già prevista in determinati casi specifici, regolamentati da leggi federali.
“Le parole di Vance sono irresponsabili e pericolose,” ha dichiarato un portavoce dell’ACLU, l’Unione Americana per le Libertà Civili.
“Creano un clima di paura e incertezza tra milioni di immigrati che contribuiscono attivamente alla nostra economia e alla nostra società.”
La polemica sollevata da Vance si inserisce in un contesto di crescente tensione politica sul tema dell’immigrazione negli Stati Uniti, con un acceso dibattito in corso su temi come la sicurezza delle frontiere, la riforma del sistema di immigrazione e il destino dei cosiddetti “Dreamers”.
Resta da vedere se le parole del vicepresidente si tradurranno in nuove iniziative legislative volte a limitare i diritti dei possessori di green card e a rendere più severo il processo di naturalizzazione.
Le Green Card, note anche ufficialmente come Permanent Resident Card, consentono ai cittadini stranieri di vivere e lavorare negli Stati Uniti. Ma anche se si parla di “residenza permanente”, non significa che agli immigrati sia garantito il diritto di rimanere a tempo indeterminato.
Intervistato da Laura Ingraham, conduttrice di “The Ingraham Angle” su Fox News, Vance ha dichiarato: “Non si tratta di libertà di parola. Sì, si tratta di sicurezza nazionale, ma soprattutto di chi noi, come cittadini americani, decidiamo di far entrare a far parte della nostra comunità nazionale”.
Ha aggiunto inoltre che se il Segretario di Stato e il Presidente decidessero che una persona non dovrebbe trovarsi negli Stati Uniti, allora quella persona non avrebbe alcun diritto legale di trovarsi lì, ed è “semplicissimo” da capire.
Vance ha rilasciato queste dichiarazioni in risposta all’arresto di Mahmoud Khalil.
Khalil è uno studente laureato della Columbia University e titolare di green card.
È stato arrestato sabato per il suo coinvolgimento nelle proteste contro la guerra tra Israele e Hamas alla Columbia University la scorsa primavera.
Secondo l’avvocato di Khalii, la sua green card è stata annullata dall’amministrazione Trump.
Tuttavia, un giudice federale di New York ha bloccato qualsiasi espulsione immediata, stabilendo che si dovesse prima tenere un’udienza.
L’avvocato di Khalil, Amy Greer, ha dichiarato all’Associated Press che gli agenti dell’ICE hanno inizialmente affermato di stare eseguendo un ordine del Dipartimento di Stato di annullare il suo visto da studente.
Quando ha comunicato loro che Khalil aveva una green card ed era un residente permanente, hanno risposto che avrebbero invece annullato la sua green card.
Negli Stati Uniti è consentito il ritiro della green card in determinate situazioni, ad esempio se la persona commette un reato, rimane fuori dal Paese per un lungo periodo o non rispetta le norme sull’immigrazione.
