Il 8 maggio 2025, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli ha ospitato un evento di grande rilevanza culturale: la presentazione del progetto internazionale “Caravaggio, io ti troverò”. Questo ambizioso progetto, ideato dal Professore Antonello Di Pinto, si propone di indagare la possibile esistenza e localizzazione di tre opere perdute di Michelangelo Merisi da Caravaggio: “La Resurrezione di Cristo”, “San Francesco che riceve le stimmate” e “San Giovanni Battista con la scodella”. Queste opere, commissionate per la cappella Fenaroli a Napoli, sono documentate da fonti storiche che ne attestano l’esistenza, ma da secoli risultano scomparse.

La presentazione si è svolta sotto l’egida della XVII Commissione Arte dell’Intergruppo Parlamentare per lo Sviluppo del Sud, le Isole e le Aree Fragili, presieduta dal Dott. Stefano Colucci. La scelta di Napoli come sede non è casuale; la città ha una lunga e ricca tradizione artistica legata a Caravaggio, che vi trascorse un periodo significativo della sua vita. Il progetto rappresenta un’opportunità unica non solo per recuperare opere di straordinaria importanza, ma anche per rilanciare il ruolo di Napoli come centro vitale della cultura e dell’arte.

Ma cosa significa realmente “riscoprire” Caravaggio in questo contesto? Si tratta di un processo che va oltre la mera ricerca di opere d’arte. È un invito a riconsiderare il nostro rapporto con il passato, a esplorare le storie nascoste dietro le opere e a comprendere come queste possano ancora influenzare la cultura contemporanea. Attraverso un rigoroso approccio storico e multidisciplinare, il progetto si propone di coinvolgere esperti di diverse aree, dai storici dell’arte ai restauratori, al fine di costruire una rete di ricerca internazionale. L’obiettivo finale è quello di restituire visibilità a capolavori dimenticati e di stimolare un rinnovato interesse per la figura del Merisi.

In un’epoca in cui la valorizzazione del patrimonio culturale è più che mai necessaria, iniziative come questa ci ricordano l’importanza di preservare e promuovere la nostra storia artistica. “Caravaggio, io ti troverò” si propone come un faro di speranza, accendendo il dibattito sulla cultura del Mezzogiorno e sull’importanza di una memoria condivisa.

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