De Ficchy Giovanni

Oggi il direttore del Tempo, Tommaso Cerno, avrebbe dovuto partecipare a un incontro sulla libertà di stampa in Italia presso la commissione Libe del Parlamento Europeo.

Ma il «Gruppo di monitoraggio sullo stato di diritto» dell’organismo, presieduto dalla belga Sophie Wilmès, ha «respinto» il suo nominativo, proposto da Fratelli d’Italia, che fa parte del gruppo Ecr.

Escludere Tommaso Cerno da un dibattito sulla libertà di stampa al Parlamento Europeo a mio avviso, non è solo una forzatura, è una censura ideologica.

Chi ha dedicato una vita alla difesa dei diritti civili viene messo a tacere solo perché non allineato.

È una ferita aperta, un tradimento dei principi stessi che si professano.

Si glorifica la libertà di parola, ma si punisce chi la usa per denunciare le storture del sistema.

Si celebra l’uguaglianza, ma si emargina chi lotta per ottenerla davvero.

La dissidenza, un tempo vista come motore del progresso, diventa un crimine da soffocare nel silenzio.

Le voci che si levano contro l’ordine costituito, un tempo ascoltate con un misto di curiosità e timore, ora vengono etichettate come minacce alla stabilità, come vermi che rodono le fondamenta di un edificio apparentemente solido.

La repressione si fa più sottile, più insidiosa.

Non più solo arresti e torture, ma anche campagne di diffamazione, manipolazione dell’informazione, ostracismo sociale.

L’individuo che osa pensare diversamente è isolato, marchiato come “nemico del popolo”, la sua reputazione distrutta, il suo lavoro compromesso, i suoi affetti minacciati.

La paura si insinua nelle pieghe della società, avvelenando i rapporti, soffocando la spontaneità.

Il vicino diffida del vicino, l’amico dell’amico.

Chi si azzarda a esprimere un’opinione non allineata lo fa a bassa voce, guardandosi le spalle, temendo l’orecchio indiscreto, la spia anonima, la delazione.

Il dissenso, privato della sua linfa vitale, langue nell’ombra, mentre il potere si autocelebra in un monologo assordante, impermeabile a qualsiasi critica, sordo a qualsiasi istanza di cambiamento.

Il futuro, un tempo ricco di possibilità, si restringe, si incupisce, si fa minaccioso.

E intanto, le ingiustizie continuano a prosperare, protette dall’omertà di chi preferisce il quieto vivere alla scomoda verità.

Chi alza la voce viene demonizzato, etichettato come sovversivo, nemico dell’ordine costituito.

I suoi argomenti, per quanto validi, vengono distorti e manipolati per screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica.

La sua reputazione viene infangata, la sua credibilità minata

E alla fine, l’eco della sua voce si affievolisce, sopraffatta dal rumore assordante del conformismo.

Ma la storia, prima o poi, rende giustizia.

E i silenzi forzati, un giorno, si trasformeranno in grida di riscatto.

La libertà di stampa si difende ascoltando tutte le voci, non solo quelle che fanno comodo!

Cerno, avrebbe potuto parlare anche del rispetto dei diritti omosessuali e la giornalista del lavoro femminile, ma non sono stati accettati. Non è stato accettato Pro Vita e Famiglia come contraltare alle associazioni Lgbtq.

Ecco, diciamo che c’è stata una certa selettività.

Alcuni temi, evidentemente, sono considerati più “accettabili” di altri.

Si preferisce un certo tipo di narrazione.

Ma è un peccato, perché il confronto aperto, anche su posizioni diverse, arricchisce il dibattito.

Limitarsi a dare spazio solo a chi la pensa in un certo modo, alla fine, non fa un buon servizio all’informazione.

.È un po’ come costruire una casa con un solo mattone: magari viene su lo stesso, ma sarà una baracca sbilenca e incompleta. L’informazione, per essere tale, deve riflettere la complessità del mondo, i suoi mille rivoli di pensiero, le sfumature che colorano la realtà. Se ci si rinchiude in un’eco chamber, dove si sentono ripetere solo le proprie convinzioni, si perde di vista il quadro generale.

Si rischia di diventare dogmatici, intolleranti, incapaci di comprendere prospettive diverse.

E questo, alla lunga, impoverisce il dibattito pubblico e rende più difficile affrontare le sfide del presente.

Un’informazione davvero utile è quella che stimola il pensiero critico, che offre strumenti per formarsi un’opinione autonoma e consapevole, e che non ha paura di confrontarsi con voci dissonanti.

Altrimenti, che informazione è?

Propaganda, al massimo.

E, diciamocelo, escludere a priori un’associazione come Pro Vita e Famiglia, quando si parla di temi legati alla famiglia e alla società, sembra quasi una censura ideologica.

Soprattutto considerando che, piaccia o meno, rappresentano una fetta non indifferente dell’opinione pubblica italiana.

Non si tratta di sposare le loro posizioni, assolutamente, ma di garantire un dibattito aperto e inclusivo.

Se l’obiettivo è davvero capire la complessità delle questioni familiari, e non semplicemente confermare le proprie convinzioni, allora ascoltare voci diverse, anche quelle con cui si è in disaccordo, dovrebbe essere un prerequisito.

Altrimenti, rischiamo di rinchiuderci in una bolla ideologica, dove il confronto è impossibile e il dialogo una mera formalità.

E questo, francamente, non aiuta nessuno.

Non è stato accettato nessuno, come contraltare di Libera.

Di Admin

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