Indignazione per l’esclusione del giornalista Tommaso Cerno dal dibattito sulla libertà di stampa promosso dalla Commissione LIBE del Parlamento Europeo.

Una decisione che stride, soprattutto considerando il profilo e l’esperienza di Cerno, da sempre in prima linea nella difesa di un’informazione libera e pluralista.

Come si può discutere di libertà di stampa escludendo una voce autorevole e critica come la sua?

È una domanda, permettetemi di dire, più che legittima. Anzi, la definirei quasi retorica, dato che la sua stessa formulazione ne sottintende già la risposta.

Discutere di libertà di stampa senza includere tutte le voci, specialmente quelle che pongono domande scomode, che svelano altarini e denunciano ingiustizie, è come voler descrivere un quadro impressionista senza considerare i colori.

Ne verrebbe fuori una rappresentazione incompleta, distorta, priva della sua essenza.

La libertà di stampa, per essere autentica, deve abbracciare la diversità di opinioni, il dibattito acceso, anche quello che può risultare sgradevole all’establishment.

Escludere una voce, per quanto possa essere critica o scomoda, apre la porta alla censura, alla manipolazione dell’informazione, alla costruzione di un’opinione pubblica pilotata.

E questo, signori miei, è l’antitesi della libertà di stampa.

È il suo tradimento.

È la negazione stessa del diritto dei cittadini ad essere informati in modo completo e veritiero.

Quindi, ripeto, come si può discutere di libertà di stampa escludendo una voce autorevole e critica come la sua?

La risposta, temo, è che non si può.

Si può solo simulare un dibattito, inscenare una parodia della democrazia, perpetuare un inganno.

E questo, a mio modesto parere, è inaccettabile.

La selezione ideologica delle voci ammesse al dibattito è un segnale allarmante.

L’ombra di un’operazione politica aleggia sull’intera vicenda, un tentativo maldestro di silenziare chi, con coraggio, ha spesso denunciato censure e bavagli.

L’esclusione di Cerno è un segnale preoccupante, un sintomo di come la libertà di espressione, anche in Europa, sia tutt’altro che acquisita. Si chiede chiarezza e trasparenza sulle motivazioni che hanno portato a questa scelta incomprensibile.

Una censura grave e incivile colpisce un professionista impegnato nei diritti civili e, con lui, il pluralismo democratico. Scandalosa anche l’esclusione di Paola Ferazzoli (Rai, Giornaliste Italiane), silenziata perché non allineata.

È inaccettabile che voci critiche e indipendenti vengano soffocate in questo modo.

La libertà di espressione, pilastro di ogni società democratica, è messa a dura prova quando si ricorre a simili metodi intimidatori.

La solidarietà va a chi subisce queste ingiustizie e l’impegno per la difesa della pluralità di opinioni deve essere rafforzato, contrastando con forza ogni tentativo di censura e manipolazione dell’informazione.

Non possiamo permettere che il pensiero unico diventi la norma e che il dissenso venga messo a tacere.

La battaglia per la libertà di stampa e per la tutela dei diritti civili è una battaglia di civiltà che riguarda tutti.

Ci chiediamo: la libertà di stampa è diventata un privilegio di corrente?

Un diritto riservato a chi piace alla Commissione?

Di Admin

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