GIOVANNI DE FICCHY


Il mondo sembra essere all’alba di una nuova era, un’era in cui il potere è frammentato e disperso, in cui le vecchie certezze svaniscono e nuove forze emergono con le proprie ambizioni.
La multipolarità, un fenomeno che promette un ordine globale meno incentrato su pochi attori dominanti, sta ridefinendo le regole del gioco.
Ma a questa dispersione di potere si accompagna una crescente polarizzazione, sia tra le nazioni che al loro interno, che minaccia di soffocare ogni speranza di stabilità.
I segnali sono evidenti. Mentre gli Stati Uniti, l’Unione Europea e altre democrazie occidentali affrontano sfide interne senza precedenti, potenze come la Cina e la Russia cercano di rimodellare le proprie regioni secondo le proprie visioni. Mosca, con i suoi sogni di un’Eurasia dominata dal Cremlino, e Pechino, con la sua vasta rete infrastrutturale globale attraverso la Belt and Road Initiative, stanno riscrivendo le regole del gioco, sfidando i principi stabiliti dopo la Seconda guerra mondiale.
Ma questo movimento verso la multipolarità non è solo una questione di confini e trattati. Ha anche riconfigurato le dinamiche interne delle nazioni.
Negli Stati Uniti, il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca incarna questa tensione, rafforzando le forze anti-liberali in Europa e in altre parti del mondo dove la narrazione del “noi contro loro” ha guadagnato terreno.
La polarizzazione politica ha messo in difficoltà i leader democratici, limitando la loro capacità di agire sulla scena internazionale e lasciando un vuoto che i populisti illiberali si stanno affrettando a colmare.
In questo contesto, le democrazie occidentali sembrano trovarsi intrappolate in un dilemma.
Da un lato, temono il proprio relativo declino di fronte all’ascesa di nuove potenze come la Cina, ritenendo che l’ordine internazionale liberale abbia avvantaggiato in modo sproporzionato questi attori emergenti.
D’altro canto, la loro frammentazione interna li ha resi incapaci di articolare una risposta coerente a questa nuova realtà.
Il risultato è un mondo in cui le divisioni si stanno approfondendo, non solo tra i paesi, ma anche al loro interno.
Le speranze di un ordine mondiale più equo e cooperativo sono minacciate dalla possibilità di nuove corse agli armamenti, guerre commerciali e conflitti prolungati che potrebbero culminare in scontri tra grandi potenze.
L’Occidente farebbe bene a trattare India, Turchia, Brasile e altre potenze emergenti come “nuovi soggetti sovrani della storia mondiale” e farebbe bene a fare pace con l’idea di dover imparare a vivere come uno dei tanti poli in un mondo multipolare»
Pare tuttavia evidente che ciò sarebbe possibile (al di là della volontà, alquanto improbabile, della grande potenza di accettare limiti al suo agire) solo se tra i Paesi invitati a collaborare esistesse una comune o prossima concezione dei valori e degli interessi a cui ispirare l’azione.

Ciò che evidentemente non accade oggi, e difficilmente avverrà domani.
L’ironia di questa era multipolare è che, anziché promuovere una governance più inclusiva, potrebbe finire per minare gli sforzi per costruire un consenso globale.
Insomma siamo al riarmo; e il riflesso condizionato (ovvero la paura) che le tragedie delle due guerre del secolo scorso aveva portato «al mai più guerre in Europa» si indebolisce giorno per giorno.
Il sogno di un mondo in cui i potenti si controllano a vicenda per evitare la catastrofe sembra sempre più lontano, poiché le nazioni potenti sfruttano questa frammentazione per promuovere i propri interessi.
Forse la sfida più grande non è solo quella di orientarsi in questa nuova era di multipolarità, ma anche di trovare un modo per depolarizzare il discorso politico, sia a livello nazionale che internazionale.
Senza di essa, il futuro si preannuncia tanto frammentato quanto pericoloso, uno scenario in cui la cooperazione diventa un lusso e il confronto una costante.
In questi tempi incerti, gli sforzi per attenuare pericolose divisioni devono iniziare in casa nostra.
Altrimenti il mondo potrebbe ritrovarsi non all’alba di un’era multipolare, ma ai primi capitoli di una nuova e turbolenta era di conflitto globale.
