Donna musulmana con volto coperto

Le associazioni islamiche comprano spazi con fondi sconosciuti.

Nell’hinterland negozi vuoti che diventano luoghi di ritrovo. 

I musulmani mirano a conquistare l’Italia, come apertamente dichiarato, confidando nel supporto di una certa sinistra per minimizzare le conseguenze.

Così i fondamentalisti fanno leva sul lavoro invisibile nelle scuole e nei quartieri per instaurare zone totalmente musulmane, come in Francia da cui espandere l’islam politico in tutto il vecchio continente .

A Milano, il programma “Fuori dal Coro” di Mario Giordano ha documentato la paura dei residenti legata alla moschea abusiva di Via Padova. Una donna anonima, intercettata prima del Ramadan e abitante sopra la moschea, ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte per aver semplicemente guardato dal balcone, esprimendo preoccupazione per il flusso incontrollato di persone.

Non si può più vivere qui,” ha aggiunto con voce tremante, “Siamo ostaggio di questa situazione. Non ne possiamo più del rumore, del traffico, e soprattutto della paura. Paura di dire, paura di guardare, paura di esistere.” E non è l’unica a pensarla così.

Altri residenti, sempre nell’anonimato per timore di ritorsioni, hanno confermato le difficoltà quotidiane, parlando di episodi di intolleranza e di un clima di tensione crescente. “Abbiamo segnalato più volte la situazione alle autorità,” ha spiegato un altro testimone, “ma finora non è cambiato nulla.

Ci sentiamo abbandonati.” Giordano, nel suo servizio, ha mostrato le immagini del via vai continuo di persone, soprattutto durante le ore di preghiera, sottolineando come la moschea, pur essendo abusiva, continui a operare indisturbata, alimentando un senso di impunità e frustrazione tra i residenti esasperati

. “Ma dove sono le istituzioni?”

ha tuonato Giordano, “Chi protegge questi cittadini milanesi che chiedono solo di poter vivere in pace e sicurezza nelle loro case?”

La questione della moschea abusiva di Via Padova rimane un nodo cruciale, un simbolo di un’integrazione fallita e di un’amministrazione che sembra incapace di far rispettare le regole, lasciando i residenti in balia della paura.

 È innegabile la crescente preoccupazione popolare legata all’aumento della criminalità tra i musulmani, alimentata dalla costruzione di moschee, dalla presenza di bambini nei luoghi di culto islamici e dai tentativi di indottrinamento.

È innegabile la crescente preoccupazione popolare legata all’aumento della criminalità tra i musulmani, alimentata dalla costruzione di moschee, dalla presenza di bambini nei luoghi di culto islamici e dai tentativi di indottrinamento.

Questa inquietudine, purtroppo, si nutre spesso di generalizzazioni e di una profonda ignoranza della realtà islamica, equiparando un’intera comunità a comportamenti devianti che sono, in realtà, perpetrati da una minoranza.

Si assiste ad una pericolosa associazione tra fede religiosa e propensione al crimine, un’equazione che ignora la complessità delle cause della criminalità e il ruolo che fattori socio-economici, marginalizzazione e mancanza di integrazione possono avere nell’influenzare il comportamento di individui, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa.

La proliferazione di narrazioni allarmistiche sui media e sui social network, che spesso enfatizzano singoli episodi e li presentano come prova di una cospirazione su larga scala, contribuisce ad alimentare questa paura e a creare un clima di sospetto e ostilità verso i musulmani.

Per combattere pregiudizi e stereotipi e promuovere il dialogo tra le comunità, è essenziale diffondere informazioni corrette e obiettive, fondate su dati concreti e una profonda comprensione delle dinamiche sociali e religiose.

Di fronte a imam sempre più radicalizzati e a un’Europa incapace di reagire, paralizzata da un malinteso multiculturalismo e dal pensiero unico, il progetto è chiaro: prendere più spazi possibili all’interno della nostra società.

Lo fanno, con una chiara fame di occupazione, in vari modi: con le nascite, con moschee irregolari mascherate da associazioni, senza alcun rispetto per le nostre leggi».

A sottolinearlo è l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint:” Lo fanno, con una chiara fame di occupazione, in vari modi: con le nascite, con moschee irregolari mascherate da associazioni, senza alcun rispetto per le nostre leggi”.

L’azione dei Fratelli Musulmani e dei salafiti, che sono meno numerosi, è effettivamente coordinata e si manifesta particolarmente in alcuni momenti dell’anno (il Ramadan, l’inizio dell’anno scolastico) e in alcune occasioni (elezioni municipali, guerra a Gaza, etc).

Ma va detto che una gran parte dei credenti e la maggioranza delle moschee (ce ne sono almeno 2000) fanno riferimento a tre Paesi: Algeria, Marocco e Turchia.

I primi due cercano di mantenere un cordone sanitario con i Fratelli Musulmani e i salafiti, e di non spingere i loro fedeli verso un’escalation islamica: per loro è importante mantenere il contatto con i loro cittadini di origine.

Per i turchi è molto meno chiaro, poiché l’islam turco, molto controllato da Erdogan, è una variante dei Fratelli Musulmani, con una componente nazionalista in lotta contro l’assimilazione dei turchi in Europa.

I Fratelli Musulmani e i salafiti concentrano la loro azione sui giovani, attraverso le loro 300 moschee, ma soprattutto tramite social network, club sportivi, a scuola come nelle prigioni e con l’economia halal.

Di Admin

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