
Religione: quando la Croce ricuce i conflitti
La “Lamin” di Gilberto Di Benedetto: un segno di guarigione nell’era di Leone XIV
C’è un’opera d’arte che parla con delicatezza e forza al cuore di questo tempo incerto. Si chiama “Lamin”, ed è l’ultima creazione di Gilberto Di Benedetto, artista e psicologo che da anni lavora sui confini tra corpo, anima e società.
La forma è semplice: una croce. Ma il significato è profondo. Ispirata alla laminina – la proteina che tiene insieme le cellule del nostro corpo – questa croce non vuole dividere. Vuole tenere insieme.
Dopo anni in cui la Chiesa ha attraversato fratture, tensioni, scontri tra visioni, questa piccola croce diventa un messaggio potente: ricuciamo. Non è la croce del giudizio, ma quella dell’unione. Non impone, ma tiene. Non taglia, ma cuce. È un simbolo antico che torna a parlare in modo nuovo, concreto, necessario. Ci dice che l’essenziale è ciò che ci tiene insieme, non ciò che ci separa.
E proprio mentre la Chiesa si prepara a voltare pagina con Leone XIV, papa silenzioso e deciso, questa croce arriva come un sussurro carico di speranza. Leone XIV – Robert Francis Prevost – ha scelto il silenzio operoso, la preghiera visibile, la dignità dei gesti. Ha detto: “Che Cristo cresca e io diminuisca”. E sembra voler riportare al centro non l’ideologia, ma la fede come incontro, come mistero condiviso.
L’opera di Di Benedetto si inserisce in questo clima con naturalezza. Non vuole insegnare, vuole ricordare. Ci ricorda che, come la laminina tiene insieme il corpo umano, così la fede – quando è autentica – tiene insieme le nostre vite, le nostre storie, le nostre comunità. Anche se diverse, anche se ferite.
Forse non salverà il mondo, questa croce. Ma può aiutarci a guardarlo con occhi più pieni di fiducia. Può diventare il simbolo di una spiritualità più umana, più capace di ascolto, di presenza, di guarigione. In fondo, è questo che serve oggi: qualcosa che tenga insieme, che ci tenga insieme.LaLamin
