Metodi contemporanei da insegnare.

Un articolo scritto da Daniela Mariana Oancea, la Direttrice del Liceo Internazionale King George di Bucarest, Romania

L’educazione è sempre stata un fattore determinante nell’evoluzione e nell’igiene morale della società, nel plasmare un livello di principio di alta qualità, sia individuale che collettiva. A questo proposito, non potevo dimenticare la scuola filosofica di Eleusi, che insegnava ai piccoli a spezzare il filo in quattro per diventare membri fondamentali della città. Socrate, che definì la comunità come “l’assemblea dei sapienti”, si preoccupava anche di avviare l’ignorante alla conoscenza per il suo divenire sociale.

In altre parole, fin dall’antichità all’educazione è stata assegnata una nobile assiologia nel suo compito di integrare la società in un paesaggio di bellezza cognitiva ed emotiva.

Certo, la storia è stata segnata da eventi che hanno cambiato il destino dell’umanità, che ha comportato naturalmente la nascita di nuove mentalità sociali, che, in un certo senso, erano state profetizzate prima della metà del Novecento, soprattutto se si pensa all’opera Oswald Spengler, “Il declino dell’Occidente”, in cui afferma a un certo punto che “la società raggiungerà la sua crisi educativa”.

Ciò che è vero, oggigiorno, in un contesto in cui la teconologia, oppure l’evoluzione dell’inteligenza artificiale, sembra essere diventata il Nuovo Maestro della società e l’apparato a cui l’educazione stessa si connette per respirare, abbiamo il dovere morale di riflettere sulla nuova pedagogia. In altre parole, di quale qualità dell’istruzione si può parlare nell’era dell’intelligenza artificiale che, paradossalmente, può diventare un’era di saggezza?

Sì, si può senza dubbio parlare di una maggiore qualità educativa in un contesto del genere perché, fortunatamente, ci sono metodi contemporanei da insegnare attraverso i quali quali l’atto educativo non soccombe alle nuove sfide.

Una di essi sarebbe il dialogo stesso con gli allievi, che, attraverso la sua struttura sarebbe in grado di integrare la giovanna generazione in una nuova dimensione, vale a dire nel paessaggio dello scambio delle dei pensieri che potrebbe contribuire allo sviluppo dell’immaginazzione di cui gli adolescenti hanno tantissimo bisogno.

Da un’altro lato, data la dipendeza dei bambini dai giocchi video o sul telefono, si dovrebbe prendere in considerazione l’importanza dell’uso del giocco nell’atto educativo.

Ai nostri giorni le spiegazioni concettauli non rappresentano più una maniera da utilizzare per educare un allievo perché la nuova generazione è stata nata in una era online in cui tutto si basa sugli aspetti visuali.

La teoria non è più la strumento tramite il quale l’allievo potrà intendere la lezione e più sara valutato per ottenere un voto. 

Anzi, la teoria dovrebbe essere l’introduzione all’atto educativo, un’introduzione completata da quei giocchi con carattere educatiovo che sarebbero in grado di rispondere a tutte le domande.

È molto chiaro che tutto se cambi sempre di più ai nostri giorni e essere professore o insegnante, vale a dire il lavoro educativo con la gente, è una vera sfida e non dovremmo dimenticarci del fatto che anche i programmi di valutazione saranno diversi nel futuro, per non parlare di robotica che potrà prendere il luogo dell’essere umano.

In un tale contesto cosa ne dovremmo fare noi da professori o in altre parole cosa dovremmo cambiare per rimanere fianco ai nostri allievi?

Credo che la risposta sia molto semplice: abbraciare la tecnologia nel buon senso della parola, apprendre come si deve integrare un’allievo in una immagine educativa ed intelettuale e sviluppare sempre di più la pedagogia della libertà destinata a incoraggiare lo spirito del dibatitto, così tanto necessario in un mondoche rfiuta la tentazione del pensare.

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere