De Ficchy Giovanni

Con due nomine, quelle di Robert Sarah e di Baldassare Reina, Leone XIV ha lasciato fuori dalle mura leonine la Comunità di Sant’Egidio.

Due nomine importanti, quelle di Robert Sarah e di Baldassare Reina, indicano una presa di posizione importante su temi come la famiglia tradizionale, il gender e l’omosessualità, in controtendenza rispetto alla visione di Bergoglio e del progressismo.

In questo modo Leone XIV ha messo fuori dalle mura leonine la diplomazia parallela della Comunità di Sant’Egidio, privando il Pd e il partito filocinese, già orfani della Mafia di San Gallo, del filo rosso con il Vaticano.

Una mossa che indebolisce ulteriormente l’asse progressista, sempre più isolato e senza più l’appoggio che un tempo riteneva scontato tra le sacre mura.

Come si legge sul sito della Comunità di Sant’Egidio, da cinquant’anni l’organizzazione promuove la pace e seda conflitti in tutto il mondo, dall’Africa al Medioriente, America Latina e Asia.

Questa diplomazia parallela, difficile da definire (non è uno Stato, una ONG, né un organismo internazionale), è nata nel 1968 grazie ad Andrea Riccardi e mons. Vincenzo Paglia ed è oggi attiva in oltre 70 nazioni.

Le nomine, di portata internazionale e legate all’orientamento della Cei guidata dal Cardinale Zuppi, vicino a Sant’Egidio, avranno inevitabilmente ripercussioni sia nella Conferenza episcopale italiana sia nel PD, dove Zuppi è un riferimento.

L’arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ha un forte legame con la Comunità di Sant’Egidio, nella quale è cresciuto e di cui detiene il titolo cardinalizio.

La svolta di Leone XIV avrà conseguenze che vedremo presto, anche nel comportamento di diocesi e parrocchie e, soprattutto nei rapporti tra il clero e il mondo della sinistra progressista, a cominciare dal Pd.

Rimane da vedere se questa “epurazione” porterà a nuovi equilibri interni al Vaticano e se altre figure o organizzazioni emergeranno per colmare il vuoto lasciato dalla Comunità.

Di certo, la Santa Sede sembra voler riaffermare il suo ruolo centrale nella diplomazia, limitando l’influenza di attori esterni, anche se benintenzionati.

Un ritorno al passato o una strategia per il futuro?

Solo il tempo potrà dirlo.

Papa Leone XIV, ha nominato il cardinale vicario di Roma Baldassare Reina gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, ripristinando la tradizione che affida il governo dell’istituto al vicario del Vescovo di Roma.

Il porporato succede all’arcivescovo Vincenzo Paglia che lo scorso 21 aprile ha compiuto 80 anni.

La rimozione di Monsignor Paglia si allinea alla visione tradizionale della famiglia promossa da Leone XIV: padre, madre e figli.

Un ritorno, insomma, a un modello che ha fondato la civiltà occidentale, un baluardo contro le derive relativiste che minacciano l’istituzione familiare.

Che poi, diciamocela tutta, questa idea di “famiglia allargata” o “arcobaleno” che ci propinano oggi… ma dove siamo finiti?

Leone XIII si rivolterebbe nella tomba!

La famiglia è una cosa seria, un’istituzione sacra.

Padre che lavora, madre che si occupa della casa e dei figli, questi ultimi educati secondo i sani principi della fede.

Questa è la famiglia che dobbiamo difendere, questa è la famiglia che fa grande una nazione.

E chi rema contro questa visione, beh, si accomodi pure fuori.

Robert Sarah critica la “cultura del gender” e l’Islam radicale in Occidente, vedendo nell’Africa una potenziale resistenza alla decadenza dei valori occidentali.

Si oppone inoltre all’apertura della Chiesa verso le benedizioni delle coppie omosessuali, temendo confusione tra i fedeli.

Sarah rappresenterà il Papa in delicate missioni diplomatiche o ecclesiastiche, spesso in aree di conflitto, riferendo direttamente a lui dopo aver svolto attività di mediazione.

La vera svolta è l’esautorazione della diplomazia parallela filo-cinese di Riccardi e Paglia, dominante negli anni di Bergoglio.

Linea filo cinese che si sposa con quella della sinistra progressista italiana, la quale, con le due nomine, si trova a non avere più la copertura vaticana sia per la politica estera, sia per la politica rivolta alle famiglie e alla questione sessuale.

la perdita di rappresentanza e legittimazione, prima scontata, è ora evidente.

Il “filo rosso” con Pechino, ingenuamente perseguito, si rivela un legame soffocante.

La sinistra, illusa dal multipolarismo, ha sottovalutato i costi politici interni.

Nomine dettate da equilibri internazionali gravano sul dialogo con l’elettorato legato ai valori cattolici e all’etica.

Venuta meno la “copertura vaticana”, un tempo garanzia di credibilità, la sinistra è esposta a critiche e difficoltà nel creare consenso.

Il futuro politico si prospetta così meno incerto e difficile.

Di Admin

Scopri di più da Giornalesera.com

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere