Roberto Galanti

IL MONDO E’  IN FIAMME:CRONACHE DI GUERRE SENZA FINE!!!
Dietro a ogni guerra, sia quelle ampiamente documentate che quelle meno conosciute o “dimenticate”, si nascondono motivazioni complesse e interconnesse che raramente sono riconducibili a una singola causa. Non esiste una formula universale, ma possiamo identificare alcuni fili conduttori ricorrenti:
-Interessi Economici e Controllo delle Risorse
Spesso, la radice di un conflitto è legata all’accaparramento o al controllo di risorse strategiche. Questo può includere:
Materie prime: petrolio, gas naturale, minerali preziosi (diamanti, coltan, ecc.), terre rare.
Acqua: in regioni aride o in crescita demografica, l’accesso all’acqua dolce è una causa sempre più rilevante di tensioni.
Rotta commerciali e snodi strategici: il controllo di rotte marittime, terrestri o aeree vitali per il commercio e la logistica.
Mercati e influenza economica: la volontà di espandere la propria influenza economica, ottenere nuovi mercati o proteggere quelli esistenti dalla concorrenza.
Interessi dell’industria bellica: il ciclo di produzione e vendita di armi è un business enorme, e alcuni attori possono avere interesse a perpetuare i conflitti per profitto.
-Geopolitica e Potere
Le dinamiche di potere tra stati o blocchi di stati sono un fattore cruciale. Questo include:
Espansione territoriale: la volontà di acquisire più territorio per ragioni strategiche, demografiche o simboliche.
Egemonia regionale o globale: la competizione per il dominio politico e militare in una determinata area o a livello mondiale.
Equilibrio di potere: tentativi di alterare o mantenere un equilibrio di potere esistente, spesso portando a alleanze e contro-alleanze.
Instabilità interna: regimi deboli o instabili che cercano di deviare l’attenzione dalle problematiche interne attraverso un conflitto esterno, o conflitti interni che degenerano in guerre civili.
-Ideologie e Identità
Le differenze ideologiche e le questioni identitarie possono fungere da catalizzatori o motivazioni primarie per i conflitti.
Nazionalismo: l’esaltazione della propria nazione e la percezione di una minaccia esterna o interna.
Conflitti etnici: profonde divisioni tra gruppi etnici, spesso basate su discriminazioni storiche, rivalità territoriali o la lotta per l’autodeterminazione.
Religione: sebbene raramente sia l’unica causa, la religione può essere strumentalizzata per mobilitare le popolazioni, legittimare la violenza e rafforzare le identità di gruppo.
Differenze politiche/sociali: scontri tra sistemi politici (democrazie vs. autocrazie), modelli economici o visioni del mondo.
Fattori Umani e Psicologici
Anche se meno tangibili, aspetti legati alla natura umana giocano un ruolo.
Paura e insicurezza: la percezione di una minaccia imminente da parte di un’altra nazione o gruppo.
Onore e vendetta: la volontà di ripristinare l’onore percepito o vendicare torti passati.
Errore di calcolo: decisioni prese sulla base di informazioni incomplete o errate, che portano a un’escalation non prevista.
Leader autoritari: la volontà di potere di singoli individui o élite.
Le “Guerre Dimenticate”
Le “guerre non conosciute” o “dimenticate” spesso condividono le stesse cause di quelle più famose, ma ricevono meno attenzione mediatica e politica per diversi motivi:
Lontana dagli interessi geopolitici occidentali: si svolgono in regioni considerate meno strategiche dalle potenze globali.
Mancanza di risorse mediatiche: i media non hanno sempre le capacità o l’interesse a coprire ogni conflitto.
Complessità intrinseca: spesso sono conflitti a bassa intensità, o con molteplici attori non statali, che li rendono difficili da comprendere e raccontare.
Stanchezza da conflitti: il pubblico e i decisori politici possono essere sovraccarichi di informazioni sui conflitti e ignorare quelli meno immediati.
In sintesi, le guerre sono il risultato di una combinazione dinamica e spesso imprevedibile di fattori, dove interessi materiali, ambizioni di potere, ideologie radicate e dinamiche umane si intrecciano per generare distruzione e sofferenza.
Attualmente, il mondo è purtroppo interessato da un numero elevato di conflitti. Secondo diverse fonti, si stima che siano attivi circa 56 conflitti di diversa estensione e intensità, coinvolgendo direttamente o indirettamente oltre 92 Paesi. Questo numero è il più alto mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
È importante notare che la definizione di “guerra” può variare, includendo non solo conflitti tra stati, ma anche guerre civili, insurrezioni e violenze perpetrate da gruppi armati non statali.
Ecco alcune delle principali zone di conflitto e dei paesi più colpiti (aggiornato a giugno 2025):
1. Medio Oriente:
Territori Palestinesi (inclusa Gaza) e Israele: Un epicentro di violenza quasi quotidiana, con il conflitto israelo-palestinese che continua a mietere vittime e a generare crisi umanitarie.
Siria: Nonostante una copertura mediatica ridotta rispetto al passato, il conflitto civile siriano continua con bombardamenti e violenze in diverse aree.
Yemen: La guerra civile yemenita ha causato una delle peggiori crisi umanitarie a livello globale.
Iraq: Continuano episodi di violenza e instabilità, spesso legati a gruppi armati e tensioni interne.
Libano: Il paese è influenzato dalla situazione regionale e dal conflitto tra Israele e Hezbollah.
2. Europa:
Ucraina: L’invasione russa dell’Ucraina continua a essere uno dei conflitti più significativi e devastanti a livello globale, con un alto numero di vittime e sfollati.
3. Africa:
Sudan: Una grave guerra civile è in corso, causando un’enorme crisi umanitaria e un numero elevato di vittime.
Sahel (Mali, Niger, Burkina Faso): La regione è afflitta da violenze jihadiste e instabilità cronica, che destabilizzano l’intera area e causano carestie e insicurezza.
Etiopia (in particolare il Tigrai): Nonostante una riduzione dell’intensità in alcune aree, le tensioni e gli scontri continuano a verificarsi.
Repubblica Democratica del Congo: Il paese è da anni teatro di numerosi conflitti interni, spesso legati al controllo delle risorse naturali e a dinamiche etniche.
Somalia: Continua la lotta contro gruppi terroristici e la violenza inter-clanica.
Camerun (Crisi anglofona): Un conflitto a bassa intensità ma persistente tra il governo e i separatisti   anglofoni.
Mozambico: La provincia di Cabo Delgado è colpita da un’insurrezione jihadista.
4. Asia:
Myanmar (Birmania): Dopo il colpo di stato militare, il paese è precipitato in una diffusa guerra civile con numerosi gruppi armati attivi.
Afghanistan: Nonostante il cambio di regime, il paese rimane fragile e esposto a violenze e crisi umanitarie.
Kashmir (tra India e Pakistan): Una regione storicamente contesa e soggetta a episodi di violenza.
5. America Latina:
Messico: La “guerra della droga” tra i cartelli criminali e contro le forze governative continua a causare un numero elevato di vittime civili.
Colombia: Nonostante gli accordi di pace, persistono violenze legate a gruppi armati e criminalità organizzata, in particolare in alcune regioni.
Haiti: Il paese è afflitto da una grave crisi politica, sociale e di sicurezza, con bande armate che controllano ampie aree.
È fondamentale sottolineare che questa lista non è esaustiva e molti altri conflitti, spesso definiti “a bassa intensità” o “dimenticati” dai media internazionali, continuano a causare sofferenze immense in tutto il mondo. La tendenza attuale è verso un aumento della frammentazione dei conflitti e della loro internazionalizzazione, con un numero crescente di paesi coinvolti.

Di Admin

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