De Ficchy Giovanni

Esperto di Geopolitica

Nel turbolento scenario geopolitico che si è acceso dopo l’attacco israeliano contro l’Iran, emergono segnali inquietanti sul ruolo della Cina, primo alleato di Teheran insieme alla Russia.

A poche ore dall’operazione militare, alcuni aerei cargo cinesi, ufficialmente destinati al Lussemburgo, sono decollati dalla Cina trasportando presunte attrezzature militari.

Tuttavia, i tracciati radar mostrano che questi velivoli sono misteriosamente scomparsi dai controlli aerei quando si sono avvicinati allo spazio aereo iraniano, senza mai transitare nei cieli europei come indicato nei piani di volo ufficiali.

Questa discrepanza alimenta sospetti di un supporto logistico e strategico cinese verso l’Iran, seppure Pechino eviti dichiarazioni esplicite di sostegno militare.

La Cina, infatti, continua a mantenere un approccio diplomatico cauto, cercando di bilanciare la sua posizione di grande potenza economica e politica, senza esporsi apertamente in conflitti che potrebbero compromettere i rapporti con l’Occidente e con l’intero Medio Oriente.

La relazione tra Cina e Iran si fonda su un interesse reciproco: da un lato, Pechino necessita di fonti energetiche stabili e di un alleato strategico nel cuore dell’Eurasia; dall’altro, Teheran cerca protezione politica e supporto economico per fronteggiare le sanzioni internazionali e le pressioni militari.

Questo rapporto privilegiato si è concretizzato nel corso degli anni in una serie di accordi commerciali, investimenti infrastrutturali e cooperazione militare.

La Cina è diventata il principale partner commerciale dell’Iran, assorbendo una quota significativa delle sue esportazioni di petrolio e fornendo beni di consumo e tecnologia.

Pechino e Teheran hanno firmato un accordo ventennale da 400 miliardi di dollari che copre energia, infrastrutture, trasporti, telecomunicazioni e difesa, a conferma del ruolo strategico dell’Iran nella Nuova Via della Seta cinese.

Gli scambi sarebbero anche di natura militare.

Allo stesso tempo, Pechino ha sostenuto Teheran in ambito internazionale, opponendosi alle sanzioni imposte dalle potenze occidentali e promuovendo una soluzione diplomatica alla questione del nucleare iraniano.

Tuttavia, la relazione tra Cina e Iran non è priva di sfide e complessità.

Gli interessi economici e strategici dei due paesi possono divergere in alcuni contesti, e la Cina deve bilanciare il suo rapporto con l’Iran con le sue relazioni con altri paesi della regione, in particolare con l’Arabia Saudita, suo principale fornitore di petrolio.

Inoltre, la crescente influenza della Cina in Medio Oriente suscita preoccupazioni in alcuni ambienti, che temono una destabilizzazione degli equilibri regionali e una competizione con gli interessi occidentali.

Nonostante queste difficoltà, la partnership tra Cina e Iran rimane un elemento importante nel panorama geopolitico contemporaneo, con implicazioni significative per la sicurezza energetica, la stabilità regionale e l’ordine mondiale.

In questo contesto, la discrezione sulle reali destinazioni e il contenuto dei voli cargo potrebbe rappresentare una strategia per fornire aiuti militari senza dichiarare ufficialmente il coinvolgimento.

Parallelamente, Mosca conferma la sua posizione di sostegno a Teheran, consolidando un asse che sfida apertamente l’influenza occidentale nella regione.

La convergenza tra Pechino e Mosca rafforza la posizione iraniana in una fase di massima tensione, segnando un nuovo equilibrio geopolitico che potrebbe avere ripercussioni significative sugli equilibri globali.

La Cina, tuttavia, evita di esporsi in maniera netta, consapevole che una posizione troppo marcata potrebbe attirare sanzioni o contraccolpi economici.

Questa ambiguità lascia spazio a molte domande sul reale ruolo di Pechino nella crisi mediorientale e sulle sue future mosse in un gioco di potere sempre più complesso e delicato.

L’alleanza con l’Iran rappresenta per Xi Jinping un tassello fondamentale per affermare la presenza cinese sulla scena mondiale, ma la strategia di Pechino resta avvolta nel riserbo, un silenzio che parla più di molte parole.

Credo che la Cina sia in una posizione non propriamente comoda in questo momento.

Per rendersene conto basta vedere come le reazioni all’attacco israeliano siano state in un primo momento tiepide, hanno aspettato evidentemente per vedere se ci fosse davvero la possibilità di un regime-change nel Paese, poi hanno reagito.

E anche i russi hanno adottato la stessa prudenza.

Ma d’altro canto non credo che abbandoneranno l’alleato.

Troppo importante l’Iran dal punto di vista energetico e strategico per lasciarlo affondare e quindi credo che in maniera silenziosa appoggerà gli iraniani corposamente e credo che in qualche modo lo abbiano già fatto.

La reazione iraniana all’attacco israeliano peraltro è stata veemente, hanno sommerso Israele di bombe più o meno quanto Israele ha sommerso loro.

Molto significativo che dopo i primi video messi in rete da cittadini israeliani che facevano vedere fior di missili che arrivavano sulle città israeliane, il governo abbia deciso di vietare di mostrare i danni che stanno facendo gli iraniani.

La partita è aperta ed è difficile prevederne gli esiti.

La Cina osserva con apprensione gli ultimi sviluppi in Iran, preoccupata per i suoi importanti interessi economici nella Repubblica islamica. Negli ultimi anni, i due paesi hanno rafforzato una solida cooperazione militare ed economica.

Ora tutti gli occhi sono puntati su Hormuz, lo Stretto da cui passa circa il 30 per cento del petrolio mondiale commercializzato via mare e il 20 del Gnl. 

Ogni giorno, dai 20 milioni di barili che attraversano Hormuz, 5,5 milioni sono diretti in Cina, inclusi circa un milione di barili che Pechino riceve tramite triangolazioni con l’Iran per eludere le sanzioni statunitensi.

L’Iran non ha mai stretto un vero allineamento strategico con la Cina, a differenza di quanto fatto con Russia e Pakistan.

Questo scenario di incertezza frena il sostegno di Pechino, che teme anche il rischio di sanzioni secondarie da parte degli Stati Uniti e che spesso invoca il principio di non ingerenza per giustificare la propria neutralità nei conflitti.

Di Admin

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