La Corte dei Conti parla chiaro: la sanità dell’Emilia-Romagna è in crisi strutturale, con un buco da quasi 400 milioni l’anno.

Per anni, la narrazione progressista ha disegnato l’Emilia-Romagna come un modello di efficienza gestionale, con conti in ordine e una sanità pubblica da 10 e lode.

Oggi si scopre che non è affatto così.

Una voragine emersa nonostante un saldo formalmente in attivo, pari a 191,5 milioni, possibile solo grazie all’impiego di entrate straordinarie e a giochi di compensazione non strutturali.

Per essere chiari: si può chiudere in attivo un bilancio anche se la parte corrente è in rosso, a patto che le entrate «una tantum» coprano temporaneamente le falle.

Ma il problema resta e affonda nei costi ordinari, cioè quelli che servono ogni anno per mandare avanti l’ente, dai servizi alla sanità.

Il Pd, infatti che governa la regione, da sempre, risponde con più tasse e ticket, scaricando i costi sui cittadini.

Per rimediare al rosso la giunta presieduta da De Pascale ha alzato le imposte: ticket sui farmaci, Irap, Ires, bollo auto e Irpef.

Una situazione particolarmente difficile e delicata quella descritta, ma la situazione, se possibile, può essere ancora più critica nel futuro prossimo

I conti regionali sono fuori controllo a causa di un governo della sanità assolutamente incapace e inefficiente. Basta con le bugie e le letture surreali, tra fake news e finto ottimismo il conto che dovremo pagare in futuro tutti noi sarà sempre più salato a fronte di un taglio massivo dei servizi erogati. Con questo ennesimo tristissimo capitolo, naufraga definitivamente la colossale balla sulla superiorità del modello emiliano-romagnolo».

È senz’appello il giudizio del consigliere di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri l’indomani del giudizio della Corte dei Conti sulla salute delle finanze regionali.

Di Admin

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