De Ficchy Giovanni

La pausa agostana di Elly Schlein: un riposo da robot programmato
Ah, l’estate!
Quel periodo dell’anno in cui la maggior parte degli italiani cerca un modo per ricaricare le batterie, mentre i politici si dedicano a una vacanza meritata, ma non prima di averci deliziato con il loro repertorio di frasi fatte e slogan.
E chi meglio di Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, poteva tornare dalle ferie con un’energia che potrebbe essere scambiata per un guasto di fabbrica?
Dopo settimane di silenzio radio e di riflessione profonda (o almeno così si sperava), Elly si è presentata ai suoi consociati e al popolo italiano con lo stesso vecchio cantico che ognuno di noi ha ormai imparato a memoria.
“Governo Meloni, il governo delle destre, sta portando l’Italia nella miseria più nera!”
È quasi commovente vedere come il messaggio venga ripetuto con la stessa dedizione di un disco graffiato.
Un robottino di ultima generazione che, dopo una pausa estiva, riprende a girare senza alcuna variazione, tantomeno evoluzione.
Ma certo, in un mondo in cui l’originalità è un bene rarefatto, perché mai dovremmo aspettarci qualcosa di diverso?

Elly si è quindi lanciata nel suo consueto tirateggio contro la premier Giorgia Meloni, dipingendola come una sorta di villain da cartoon, il cui unico obiettivo è quello di sfigurare il bel paese.
Una descrizione che sa di “opposizione creativa” come un pesce fuor d’acqua.
“Disprezza i poveri!
Aiuta i ricchi!
Ma guarda un po’, sembra quasi la trama di una fiction di prime time, dove il pubblico è costretto a indignarsi e applaudire all’unisono”.
La disparità sociale, un tema serio, ridotto a una battuta da cabaret, peraltro con scarso successo.
E ora arriviamo al tema più spinoso: Donald Trump e Benjamin Netanyahu.
Che accoppiata!
Se non fosse che, spesso, questi nomi vengono tirati in ballo come se stessimo parlando della nuova serie Netflix più in voga, la narrazione risulterebbe quasi comica.
La correlazione tra il governo Meloni e gli interessi americani è diventata, per Elly, il sacro graal della narrativa politica.
Un concetto semplice ma altamente efficace: “Siamo oppressi da forze oscure, ma noi siamo i ‘buoni’!”.
Ecco un messaggio da campagna elettorale che potrebbe far brillare gli occhi dei più giovani, ma che, nella praticità, suona più stantio di un film di successo degli anni ’80.
Durante un’intervista su LA7, a “In Onda”, la Schlein ha eseguito il suo show preferito, un mix tra un monologo di denuncia e un sermone del malcontento.
E niente, il copione è sempre quello. “Noi siamo quelli che ascoltano i giovani”, “Noi siamo quelli che lottano per il clima”, “Noi siamo quelli che, quelli che…”.
E intanto i giovani continuano a emigrare, il clima continua a cambiare (e non esattamente in meglio) e la Schlein continua a parlare.
Per carità, parlare è importante, però forse sarebbe ora di passare dalle parole ai fatti.
O almeno, provarci.
Perché altrimenti, il rischio è che anche la prossima volta, alle elezioni, i giovani (e non solo loro) si facciano abbagliare dalle promesse di qualcun altro.
E poi, ci ritroviamo qui, a commentare l’ennesimo show.
Con una passione degna di un attore di teatro impegnato, ha continuato a sottolineare le peripezie dei “gretini”, quegli eroi moderni che si buttano in mare per salvare il pianeta.
“Giorgia Meloni ha il dovere di aiutarli!”, ha esclamato con fervore.
Naturalmente, il legame logico tra il nemico pubblico numero uno e i prodi salvatori dell’umanità è a dir poco labile, ma chi ha tempo per la logica quando si può colpire il bersaglio con frasi ad effetto?
Ma, mentre il teatrino si svolge, ci si chiede: dove sono le idee nuove?
Dove sono le proposte concrete che possano veramente rappresentare un’alternativa per coloro che cercano una guida in questa confusione politica?
Ciò che emerge, però, è un’immagine ben diversa: un partito democratico che si rifugia nella demonizzazione e nella critica, piuttosto che nell’innovazione e nel cambiamento.
Un po’ come il prete di un paesino che, invece di cercare di attrarre nuovi membri alla sua congregazione, continua a lamentarsi della perdita dei fedeli senza mai interrogarsi sul perché.
E così, dopo la pausa agostana, ci ritroviamo con la solita Elly, in cerca di un colpevole più che di un futuro.
E mentre il dibattito politico dilaga, il Partito Democratico continua a rimanere incastrato in un loop di retoriche superate, che vengono ripetute con la speranza che, prima o poi, possano magicamente produrre risultati.
“Meglio soli che male accompagnati”, avrebbero detto i filosofi, ma a questo punto sembra evidente che i dem hanno scelto di restare in compagnia della loro stessa tristezza.
Riflettendo sulla questione, appare chiaro che il problema va oltre le singole figure: riguarda un intero sistema che si ostina a non evolversi, affogando in un brodo di rancore e paura.
E così, mentre il Paese cambia, le esigenze si evolvono e le sfide si fanno sempre più complesse, il PD resta fermo al palo, incapace di intercettare il malcontento popolare e di proporre soluzioni concrete.
Anzi, sembra quasi che si compiaccia della propria immobilità, come se la sconfitta fosse diventata una confortante abitudine.
Un circolo vizioso che si autoalimenta, dove la mancanza di idee viene mascherata con un linguaggio obsoleto e la paura del cambiamento paralizza ogni iniziativa.
E intanto, gli altri partiti avanzano, sfruttando le debolezze altrui e offrendo risposte, anche se spesso superficiali e populiste, a una società sempre più disorientata.
Ma il PD, chiuso nella sua torre d’avorio, continua a ignorare la realtà, convinto che la storia gli darà ragione.
Peccato che la storia, a volte, si dimentica di chi non sa stare al passo coi tempi.
E il rischio, per il Partito Democratico, è quello di diventare un ricordo sbiadito, un’icona di un passato che non tornerà più.
Riflettendo sulla questione, appare chiaro che il problema va oltre le singole figure: riguarda un intero sistema che si ostina a non evolversi, affogando in un brodo di rancore e paura.
La domanda rimane: cosa farà Elly per scollarsi da questo stereotipo che, nonostante tutto, la incatena a un’immagine antiquata del politico?
Riuscirà a stupirci?
O continuerà a sorprendere solo per la capacità di ripetere sempre le stesse frasi, con la speranza che, fortunatamente, qualcuno continui a prestarle ascolto?
In conclusione, la pausa estiva è servita solo a dimostrare che, per Elly Schlein e per il suo Partito Democratico, il cambiamento non è solo una parola d’ordine, è un traguardo irraggiungibile.

E mentre ci si aspetta un movimento, un gesto sincero o un reale tentativo di conquistare il cuore degli italiani, ciò che resta è l’immagine di un robot programmato – un libero pensatore ridotto a un automa, perduto in un labirinto di slogan e accuse.
Sarà il caso di constatare che, per il PD, la vera rivoluzione non è tanto quella dei programmi, quanto quella dell’atteggiamento.
E se a settembre vedremo un rinnovamento, non sarà certo frutto di un recupero creativo, ma piuttosto un’illusione ottica, quella che fa credere di stare assistendo a un cambiamento, mentre in realtà tutto rimane come prima.
Un abile gioco di prestigio, insomma, orchestrato per non scontentare nessuno e, soprattutto, per non rischiare nulla.
La vera sfida, per il PD, sarebbe invece quella di affrontare di petto le questioni cruciali che affliggono il Paese, proponendo soluzioni concrete e innovative, capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Ma, forse, è chiedere troppo a una classe dirigente che sembra più interessata a mantenere il potere che a esercitarlo per il bene comune.
E così, mentre il mondo cambia e le sfide si fanno sempre più complesse, il PD continua a guardarsi allo specchio, compiaciuto della propria immagine riflessa, senza rendersi conto che il tempo sta per scadere.
E che, alla fine, l’illusione ottica svanirà, lasciando spazio alla dura realtà dei fatti.
Ah, Elly, torna pure a brillare nel tuo palcoscenico, il sipario è alzato, ma per favore, cambiamo almeno la sceneggiatura.

De Ficchy Giovanni
Scrittore, giornalista indipendente specializzato in questioni economiche, scenari internazionali e criminalistica. Criminologo investigativo.
