De Ficchy Giovanni

Bullismo

**Un Mondo di Bulli: Riflessioni sul Fenomeno con Ironia**

Quando si parla di bullismo, la prima immagine che sgorga nella mente è quella del classico giovinetto muscoloso, un Cro-Magnon in canottiera a righe, che ne fa vedere di tutti i colori a un malcapitato con occhiali e una sciarpa troppo lunga.

Tutto questo, naturalmente, amplificato da quei meravigliosi mezzi di informazione, sempre pronti a fotografare le risse nei cortili scolastici e a fare titoli ad effetto.

Ma, come direbbe un ottimista impenitente, non è tutto oro ciò che luccica: nel mondo dei bulli ci sono sfumature da esplorare.

Prendiamo per esempio la tragica vicenda di Paolo, il ragazzo che ha deciso di abbandonare questa vita dopo che alcuni compagni lo hanno preso di mira per i suoi capelli lunghi.

Ecco, qui non parliamo di chiacchiere da scuola o di un semplice disguido; stiamo parlando di come la nostra società tratta l’individualità e la diversità.

Cito un grande pensatore, che non è Rousseau, ma che avrei potuto inventare per l’occasione: “La diversità è come un formaggio stagionato: ci vuole coraggio per assaporarla”. Eppure, nella giungla (perdonatemi, nelle scuole) dove regnano i predatori sociali, la diversità viene vista come una minaccia.

Ma torniamo al nocciolo della questione: cosa fare contro il bullo?

Anzitutto, dobbiamo comprendere che l’essere umano è una creatura complessa, che non si trasforma in cattivo solo per colpa della società.

No, no, caro Rousseau!

La verità è che l’essere umano è sostanzialmente egoista e, se non si disciplina, il suo istinto di sopraffazione regna sovrano.

Come affermerebbe mio zio Mario, “A scuola, chi non picchia, è picchiato”!

E, in effetti, il bullo non è altro che un “self-made man” della prepotenza, che ha capito come sfruttare la sua posizione.

Arriviamo a definire il bullismo.

Semplice: un gruppo di individui, per motivi più o meno plausibili, decide di ostracizzare un soggetto “diverso”.

Un processo crudele, certo, eppure tipicamente umano.

In ogni comunità esiste, in un modo o nell’altro, una forma di bullismo.

Ma aspetta, chissà se nell’era dei social è tutto così semplice!

Negli ultimi anni, c’è chi ha osservato un fenomeno interessante: i bulli digitali.

Questi moderni gladiatori si scatenano sui social, dove il pubblico applaudente è sempre pronto a sostenere il loro “spettacolo”.

E in tutto questo, i presidi delle scuole sembrano incapaci di risolvere la questione.

Se gli insegnanti avessero la possibilità di espellere i bulli con la stessa facilità con cui si espelle un pezzo di chewing gum dal pavimento, forse le cose andrebbero meglio.

Ma ahimè, ci troviamo di fronte a una cultura che, invece di proteggere, predica l’ignora e passa oltre. “Se qualcuno ti provoca, ignoralelo!” è il mantra che abbiamo sentito tutti.

Parole sagge, eh, peccato che il bullismo è un po’ come i germi: non si ferma davanti a chi fa finta di niente.

Ed ecco che giungiamo all’amara verità: molti insegnanti sembrano privi di

strumenti per affrontare il potenziale bullo.

E, ironia della sorte, oggi bocciare uno studente è un tabù, mentre il nostro amico bullo continua ad imperversare, supportato da una cultura dell’impunità!

La società, con i suoi messaggi subliminali, sembra quasi incoraggiare la cultura del più forte.

Assistere a un insulto mediatico è ormai una routine, dove il “bravo ragazzo” è cooptato nel ruolo di vagabondo sociale da combattere.

A questo punto, potremmo fare una riflessione profonda sul bullismo non solo nell’ambito giovanile, ma anche nella vita adulta.

I bulli non sono solo adolescenti in cerca di un’affermazione. Possiamo osservarli in ogni angolo della nostra società, dai politici ai commentatori sui social.

Qualcuno ha detto “libertà di espressione”?

Col cavolo!

Solo se la tua opinione è sulla lunghezza d’onda giusta; altrimenti preparati a ricevere legnate virtuali.

La verità, in fin dei conti, è che la lotta contro il bullismo appare spesso come una bandiera sventolata per fini politici, più che come un reale desiderio di cambiamento.

Una società giusta, dovremmo infine realizzare, è quella in cui ci si prende cura di tutti, trattando ogni cittadino con rispetto, senza distinzioni.

D’altra parte, il bullismo è un mostro che si nutre di indifferenza e conformismo.

Perciò, non stupiamoci se, mentre tiriamo fuori la nostra lista di diritti, continuiamo a dare spazio a quegli insulti riservati a chiunque non rientri nel nostro ristrettissimo “cerchio magico”.

In conclusione, siamo in un mondo di bulli, ma non è solo questione di ragazzi nella scuola o di gruppetti di adolescenti.

È un fenomeno radicato in una società che, purtroppo, ha ancora molto da imparare sul rispetto e sulla dignità umana.

Combattere il bullismo significa affrontare un problema più profondo, e chi crede che sia solo una questione di “giovani” fa un grave errore.

Se vogliamo davvero chiudere la porta a questa piaga, dobbiamo iniziare ad educare noi stessi e gli altri alla tolleranza e al rispetto reciproco.

È tempo di dire basta al “gioco del silenzio”, perché, ricordiamolo, il bullismo non si ferma mai, ma possiamo scegliere di combatterlo insieme!

Di Admin

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