De Ficchy Giovanni

Ah, le famose “linee rosse”!
Quel concetto così amato dai politici di tutto il mondo, un po’ come la candela in una torta di compleanno: non importa quanto si desideri soffiarla via, è sempre lì, pronta a bruciare.Il debito pubblico
Un fardello che si trascina di legislatura in legislatura, promesse di risanamento disattese, piani di rientro che si rivelano puntualmente esercizi di fantasia
. Lo si accarezza in campagna elettorale, lo si demonizza quando si è all’opposizione, salvo poi conviverci, spesso aumentandolo, una volta conquistato il potere.
È l’elefante nella stanza, l’ospite indesiderato che nessuno ha il coraggio di cacciare.
E intanto, brucia.
Lento, inesorabile, come quella candela che continua a consumarsi, un piccolo sacrificio quotidiano sull’altare di un futuro incerto.
Certo, nel caso della NATO e della Russia, le linee rosse sembrano più simili a quelle strisce pedonali che nessuno rispetta: sembrano chiare, ma nessuno ci fa davvero caso
.E il problema è che, quando queste “strisce pedonali” vengono ignorate ripetutamente, si rischia l’incidente.
Nel caso della NATO e della Russia, l’incidente potrebbe avere conseguenze catastrofiche.
Entrambe le parti sbandierano le proprie linee rosse, spesso in modo vago e contraddittorio, e poi le oltrepassano con una certa disinvoltura, mettendo alla prova la pazienza dell’altro e aumentando il rischio di un’escalation non intenzionale.
Forse dovremmo smetterla di tracciare linee sulla sabbia e iniziare a parlare seriamente di come evitare di farci male a vicenda.
O forse, semplicemente, dovremmo investire in semafori più grandi e luminosi.
Il test delle linee rosse

Iniziamo con il primo punto: il test delle “linee rosse”.
Che spettacolo!
Il Cremlino sa perfettamente che la vera vulnerabilità dell’Occidente non risiede nei suoi arsenali di armi, ma nella sua tanto celebrata volontà politica.
Da qualche parte in un bunker a Mosca, Putin sta ridacchiando mentre si prepara a mettere alla prova la determinazione della NATO
.”Da qualche parte in un bunker a Mosca, Putin sta ridacchiando mentre si prepara a mettere alla prova la determinazione della NATO.
” Il suo piano è semplice, ma audace: un’escalation graduale, un passo falso alla volta, per vedere fino a che punto può spingersi prima che l’Alleanza Atlantica reagisca.
Prima, un’incursione “accidentale” nello spazio aereo di un paese baltico.
Poi, un aumento delle “esercitazioni militari” al confine con la Polonia.
E, dulcis in fundo, un attacco informatico coordinato contro le infrastrutture critiche di diversi paesi membri.Putin è convinto che l’Occidente sia debole, diviso e paralizzato dalla paura.
Crede che la NATO sia una tigre di carta, incapace di rispondere con forza a una sfida diretta. E se si sbaglia? Beh, ha sempre una via d’uscita: la colpa ricadrà sui “nazionalisti ucraini” o su qualche altro capro espiatorio conveniente.
Ma nel profondo, Putin spera di aver ragione.
Spera di poter erodere la credibilità della NATO, seminare discordia tra i suoi membri e riaffermare il ruolo della Russia come potenza mondiale dominante.
La posta in gioco è alta, ma per Putin, la possibilità di umiliare l’Occidente è una tentazione troppo forte per resistere.
Il mondo trattiene il fiato, aspettando di vedere se la NATO abboccherà all’amo.

E chi meglio di Donald Trump potrebbe rappresentare questo scetticismo?
Un presidente che ha lanciato segnali ambigui sugli alleati, quasi come un adolescente in punizione che non sa se tornare a casa o unirsi a una festa.
Se Trump decidesse di girarsi dall’altra parte durante una crisi, sarebbe una vittoria per Putin.
“Ehi, guardate!
Non hanno nemmeno il coraggio di difendere Varsavia o Vilnius!”.
Creare paura
Passiamo al secondo esperimento: creare un clima di paura nell’Europa centrale.
Ah, il terrore!
Un vecchio amico dei regimi oppressivi e delle campagne politiche.
Immaginate l’Europa, un continente che naviga in acque tempestose, con forze di estrema destra e sinistra che affilano i loro artigli.
La paura alimenta il panico e il panico dà vita a estremismi politici. In un tale contesto, il Cremlino trova terreno fertile per piantare i suoi semi di disinformazione e divisione.
L’Europa potrebbe finire per assomigliare a un labirinto di Orbán, dove la solidarietà con le vittime diventa un’idea sorpassata e la cooperazione con Mosca diventa la nuova norma.
Bravo, Putin, bella mossa!
L’Europa può essere difesa?

Il terzo punto è provocare un dibattito sulla capacità difensiva dell’Europa.
Qui sembra di essere in un film horror: più si parla di rafforzare le difese, meno si pensa a sostenere l’Ucraina.
È come dire: “Fermiamoci un attimo a costruire i rinforzi, dimentichiamoci di chi sta combattendo sul campo!”.
La logica qui è che, mentre gli europei si preoccupano del loro futuro, Mosca si prepara a coltivare la sua narrativa.
Se non siamo in grado di proteggere i nostri alleati, perché mai dovremmo aiutare qualcuno in difficoltà?
Bravo, Russia, il tuo piano sta funzionando!
Contro l’Ucraina
Arriviamo al quarto punto: alimentare il sentimento anti-ucraino.
Adesso siamo veramente nel pieno della tragedia.
Gli ucraini, già spaventati dalla guerra, diventano ora bersaglio per i populisti di ogni tipo.
“Oh no, guarda i rifugiati!”, dicono con un’aria di superiorità.
La guerra in corso potrebbe essere vista come un’opportunità per coloro che vogliono sfruttare la xenofobia.
E il Cremlino si diverte a guardare, mentre gli ucraini vengono trasformati in un peso, non in alleati.
“Sai, la guerra non è solo un problema per noi.
È anche una questione di gestione dei rifugiati!”
Perché non rendere tutto ancora più complicato?

Arriveranno tempi peggiori?
Infine, prepariamoci a tempi peggiori. Mentre Mosca rianima le sue strategie da guerra fredda, il Cremlino prevede scenari da incubo: “E se la NATO decidesse di fare qualcosa?
Magari invaderemo la Polonia, giusto per vedere come reagiscono!
” I russi sono maestri nel far cadere l’Occidente in trappole.
Ogni passo falso da parte della NATO è un invito aperto all’audacia di Putin.
E così, mentre l’Occidente si convince che “non è ancora guerra”, Putin avanza, un paesaggio di carta velina che brucia lentamente.
Che lezione trae da tutto questo l’Occidente?
Beh, se la determinazione della NATO a rispondere a un eventuale attacco non fosse all’altezza, il destino dell’Ucraina sarebbe solo un piccolo pezzo del puzzle.
E il resto del mosaico raffigurerebbe uno scenario ben più ampio e inquietante.
L’esitazione di fronte all’aggressione minerebbe la credibilità dell’Alleanza, incoraggiando altri attori ostili a mettere in discussione l’ordine internazionale basato sulle regole.
Paesi baltici, Polonia, persino la fragile stabilità dei Balcani, tutto sarebbe a rischio.
Un’Ucraina abbandonata segnerebbe un precedente pericoloso, un invito all’instabilità e alla violenza che si propagherebbe ben oltre i confini ucraini.
In realtà, il vero orizzonte da osservare è il destino dell’Occidente stesso.
Un’immagine piuttosto tragica, non trovate?
Quindi, quali sarebbero le vere linee rosse?
Finché continueremo a ballare su questo filo sottile, la risposta resterà avvolta nel mistero, proprio come i sogni di un vecchio cavallo di ghiaccio in un negozio di porcellana.
