L'assessore al Sociale Lorenza Rosso (S alto) e il sindaco di Genova Marco Bucci (D basso) durante i lavori. Dopo l'indisposizione della maggioranza a discuterre del fatto ritenuto molto grave. l'opposizione ha lasciato i lavori, Genova, 20 settembre 2022. ANSA/LUCA ZENNARO

De Ficchy Giovanni


Il Consiglio comunale di Genova ha recentemente assistito a una scena che potrebbe benissimo essere il soggetto di un copione teatrale comico, ma purtroppo si è trattato di un triste dramma politico.

Dopo l’omicidio di Charlie Kirk, un attivista statunitense, il centrodestra ha deciso di osservare un minuto di silenzio in sua memoria, sperando di promuovere un momento di unità contro la violenza politica

. Ma, come spesso accade in questi contesti, l’unità è stata ben presto sostituita dalla polemica e dalla bagarre.

La proposta di un minuto di silenzio avrebbe dovuto fungere da catalizzatore per una riflessione comune sul tema della violenza, un argomento che, a dire il vero, sembra sfuggire a molti nei corridoi del potere.

Ma nel momento in cui il centrodestra ha esposto dei cartelli con la scritta “Prove me wrong” – una frase iconica pronunciata da Kirk – hanno sollevato un polverone che nemmeno il miglior tornado dell’Emilia Romagna sarebbe riuscito a eguagliare.

Filippo Bruzzone, consigliere della lista Salis, non ha tardato a saltare sulla questione, accusando l’opposizione di compiere un’azione “illegittima”.

Certo, il termine “illegittimo” in questa sede suona vagamente ipocrita, visto che ogni tanto anche i membri della sinistra si lasciano andare a comportamenti di dubbia legittimità.

Ma Bruzzone, evidentemente, è uno di quelli che ama la coerenza, come la pizza margherita: semplice ma efficace.

E mentre Bruzzone intimava ai suoi avversari di rispondere delle loro azioni, Alessandra Bianchi, consigliera di Fratelli d’Italia, è intervenuta a difesa della sacra iniziativa del suo schieramento.

E qui la situazione ha preso una piega surreale.

Con tono quasi melodrammatico, ha esortato la sinistra a “preoccuparsi di cosa c’era scritto su quel proiettile”, come se l’argomento principale fosse il contenuto di una missiva lasciata da un fantasma.

L’immagine è quasi poetica, se non fosse che il contesto era piuttosto macabro.

Si potrebbe pensare che l’argomento del proiettile sia un ottimo spunto di discussione, soprattutto in un Consiglio comunale.

Perché non ampliare il dibattito includendo le letture di qualche romanzo poliziesco?

Magari si potrebbero analizzare le psicologie di assassini famosi.

Ma torniamo alle cose serie: la sinistra, evidentemente scossa da questa provocazione, ha risposto colpendo al cuore della questione.

Ah, il dolce sapore della demagogia!

Una ricetta perfetta per mescolare il tutto in modo caotico.

Sui banchi della sinistra, le reazioni non si sono fatte attendere.

Tra mugugni e risolini sardonici, si è accesa una polemica che sembrava destinata a durare più a lungo della crisi economica italiana.

“Non si può strumentalizzare un omicidio!” ha esclamato un consigliere, mentre un altro, con chiaro intento provocatorio, ha tirato in ballo le celebri parole di Berlinguer.

Insomma, lo spettro della Storia si aggirava tra i banchi, e non solo perché era sabato sera.

E così il Consiglio comunale di Genova è diventato un’arena, dove i gladiatori politici si sfidano per il predominio della verità, brandendo frasi ad effetto e cartelli provocatori come se fossero scudi.

In questo festoso caos, nessuno ha realmente parlato di Charlie Kirk, mentre ci si scambiava frecciate come se si fosse a un incontro di ping pong piuttosto che a una commemorazione.

Il risultato finale?

Una sessione di consiglio che avrebbe fatto arrossire anche i migliori comici di cabaret.

Di sicuro, l’eco delle risate sarà avvertito in tutta la città, e la questione di Charlie Kirk verrà ben presto dimenticata, soffocata dalle urla di disappunto e dai commenti sarcastici.

Eppure, sotto questa patina di ironia, qualcosa di serio stava accadendo: la mancanza di dialogo costruttivo ha messo in luce le tensioni esistenti tra le forze politiche e la follia della polarizzazione.

Ma, ahimè, mentre tutti si dibattevano in questa telenovela politica, l’azione concreta per combattere la violenza politica giaceva abbandonata, come un cane smarrito in una strada affollata.

In definitiva, l’unico insegnamento che possiamo trarre da questa tragicommedia è che, nel teatro della politica genovese, il sipario non cala mai.

Attori protagonisti e comprimari continuano a recitare le proprie parti, ma il pubblico, sempre più annoiato, inizia a domandarsi se valga la pena assistere a questo spettacolo.

E cosa rimarrà di questa giornata?

Il ricordo di un minuto di silenzio, probabilmente.

Ma anche questo rimarrà avvolto in un velo di ironia, come se si fosse trattato di un semplice sketch comico.

Già, perché in fondo, nella politica contemporanea, anche i momenti di raccoglimento possono trasformarsi in un’occasione per un’accesa discussione, meglio se infarcita di sarcasmo e battute pungenti.

E chissà, magari il prossimo consiglio porterà con sé nuovi sipari e nuove sceneggiate.

Non resta che aspettare e vedere come si sviluppa questa tragicommedia chiamata vita politica.

Di Admin

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